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Cookie

L’altra sera mi chiedevo se si può fare qualcosa per fermare la follia che vede l’Italia interpretare la già-assurda normativa europea (per cui già da un po’ su ogni sito si apre un fastidioso bannerino, ignorato ovviamente dal 99.99% delle persone, per fastidio o incomprensione totale).

In pratica, finché il visitatore non dà l’ok, il sito dovrebbe rimanere “nudo”, senza widget, embed, bottoni social. Il 1999 praticamente, ma con un’informativa lunghissima.

Quindi, nella ricetta italiana, tu, proprietario di blog, sitarello qualunque, devi bloccare i cookie traccianti prima che vengano iniettati nel suo browser. Tu, sì, che manco sai la differenza tra WordPress.com e .org. Che usi Blogspot (vabbè, te la sei un po’ cercata, eh). Tu, che hai un forum da dieci anni che sta in piedi per miracolo, e di cui non hai mai toccato il codice.

Immaginate le mamme blogger che hanno messo Adsense o un banner di Amazon per 5 euro al mese. Ehi voi, state tracciando! Dovete bloccare il cookie! Dovete darne comunicazione al garante! Costo, 150 euro. Multa? 6.000 euro.

È il panico e delirio nei gruppi Facebook dedicati. Sapete cosa uscirà davvero da tutta questa follia?

Le persone normali penseranno che i cookie siano specie di virus, quando invece, al massimo, ti fanno vedere il banner di un sito invece che di un altro e senza ovviamente sapere nulla dei tuoi dati davvero sensibili. E che ancora una volta, dalla stampa tradizionale uscirà la sensazione che “internet è pericolosa”, e ne avevamo proprio bisogno, nel paese occidentale più arretrato online d’Europa.

La profilazione vera, cioè i dati di acquisto li conoscono quelli della GDO o i siti da cui avete comprato, flaggando controvoglia senza leggere una richiesta di ok alla “vera” profilazione o facendo una carta fedeltà.

Ok, anche questi, in realtà, dei vostri dati “personali” se ne fottono alla grande. Non contiamo nulla, singolarmente. Serviamo solo per capire se mettere più scatolette di tonno o di cibo per gatti in uno scaffale. Anche il marketing, ahimè, pensa a noi infinitamente meno di quanto temiamo/pensiamo/speriamo. Coop mi manda nel 2015 un volantino uguale a quello di mia suocera. Coop, profilami, ti prego. In compenso, non posso ancora dire a Famila che non voglio il suo volantino nella mia buca della posta ogni tre giorni. Il garante lì non è ancora intervenuto, peccato.

In compenso, non sappiamo bene come vengono tenuti, per quanto tempo, a chi vengono comunicati i dati di navigazione che vengono mantenuti nei log dei provider, ben più temibili dei cookies. Ma di questo nessuno parla. In Italia, nemmeno il caso NSA-Snowden ha smosso il garante, la politica, le coscienze. Non ci frega nulla di essere intercettati da Echelon. Però no, il cookie no. E lo fermeremo con un banner, 300 spartani proprio.

Imporre regole assurde favorirà chi traccia, paradossalmente.

La cosa che mi dà fastidio di questa storia, e dell’Italia in generale, è l’ipocrisia. Tutti sappiamo che le persone non guarderanno il link in quel banner per cui tutto il settore internet ha perso almeno il 10% della produttività del mese di maggio. Non servirà a nulla, perché alla fine installeremo estensioni che daranno l’ok automaticamente, sfiniti, o daremo ok a tutto. Un Adblock al contrario.

Perché la battaglia — al limite, se proprio consideriamo la battaglia sul cookie un baluardo di libertà, cosa che non è, secondo me — doveva essere sul default del browser, imposto a Google, Apple, Microsoft e non sui singoli siti: niente tracciamento di terze parti di default e stop, salvo che l’utente (dietro un concreto vantaggio offerto dal sito) accettasse l’eccezione per il sito stesso. Ancora più inutile, in un momento in cui il +50% del traffico è su App, in cui non c’è un cookie, ma un adv ID ancora più persistente, e in app store in cui non c’è giurisdizione che tenga. Per non parlare dei dati arricchiti partendo dagli identificatori unici come email e numero di telefono, presi in differenti piattaforme.

Ho l’impressione che l’Europa online stia davvero perdendo la ragione, tra cookie, web tax e altro. Poi non lamentiamoci che l’innovazione ci arriverà da altrove.

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Sito web per condomini tra le novità condominiali

Condominio, cambia tutto: vietato vietare animali e l’ok alle parabole sui balconi.

ARRIVA IL SITO WEB CONDOMINIALE

Nel Paese dei proprietari di casa (possiede un immobile circa il 75% dei cittadini ) può apparire un paradosso che ci siano voluti 70 anni per riformare le norme che disciplinano la vita dei condomini. Ma tant’è: meglio tardi che mai.
Scatta il 18 giugno il provvedimento organico che mette finalmente ordine in una materia che fino ad oggi è stata regolata da una ventina di articoli del codice civile rimasti pressoché invariati dal 1942. La riforma è molto importante perché riguarda i rapporti fra 30 milioni di italiani che convivono nei palazzi. E tocca vari punti tra i quali gli amministratori, le assemblee, i lavori condominiali, il riscaldamento, fino alle decisioni sugli inquilini morosi a sulla presenza di animali domestici.

SITO WEB

L’assemblea potrà decidere l’apertura di un sito internet condominiale, curato dall’amministratore. Non dovrà essere un sito-vetrina ma servirà alla pubblicazione online di tutta la documentazione assembleare (verbali, delibere) e dei dati contabili (estratto conto, situazione pagamenti). Ogni condomino potrà accedervi con una password. Per l’attivazione del sito è necessario il 50% + 1 dei votanti.

QUORUM

La vita negli edifici in cui vivono circa 30 milioni di italiani sta per cambiare. Nuove regole in arrivo per gli amministratori, le assemblee, la gestione economica e più in generale per ciò che ciascun condomino può o non può fare. L’intervento legislativo, in particolare, modifica profondamente la figura dell’amministratore di condominio. Il quale, oltre a non poter esercitare la propria attività in presenza di reati penali contro il patrimonio, sarà sottoposto ad obblighi molto più stringenti in fatto di trasparenza sulla gestione finanziaria.
Una delle novità più importanti è relativa al cambiamento del quorum per la validità dell’assemblea e delle sue delibere: per la costituzione delle assemblee, servirà sempre più del 50% dei condomini.

ANIMALI

Sarà vietato vietare con regolamento condominiale la presenza di animali domestici nelle abitazioni, mentre il singolo condomino potrà installare una parabola su iniziativa personale. Tutte le entrate e le uscite del condominio devono passare su un conto corrente bancario intestato al condominio, mentre per quanto riguarda le innovazioni che riguardano la sicurezza, la salubrità, la rimozione delle barriere architettoniche, il risparmio energetico, i parcheggi, le antenne e gli impianti telematici centralizzati sarà sufficiente il voto dell’assemblea col 50% + 1 degli intervenuti.

IL VERBALE

Le delibere nulle potranno essere impugnate senza limiti di tempo da chiunque ha un interesse da dimostrare. Le delibere annullabili (contrarie alla legge o al regolamento di condominio) potranno essere impugnate dai condomini dissenzienti o dagli astenuti, entro 30 giorni dalla data di deliberazione, e dagli assenti entro 30 giorni dalla data di comunicazione del verbale.

Nei confronti dei condomini in ritardo col pagamento delle spese condominiali, dopo 6 mesi dal rendiconto in cui risulta la morosità, l’amministratore ha l’obbligo di richiedere il decreto ingiuntivo, salvo dispensa assembleare. Gli impianti di energia da fonti rinnovabili potranno essere installati sulle parti comuni anche se destinati ad alimentare singole unità immobiliari.

IMPIANTI TV

E’ stata ampliata la definizione di parti comuni comprendendo anche le antenne e gli impianti telematici e i sottotetti con caratteristiche strutturali e funzionali comuni. Per cambiare la destinazione d’uso delle parti comuni serve il voto dell’80% dei partecipanti. Il singolo condomino potrà staccarsi dall’impianto centralizzato di riscaldamento se il suo appartamento non è sufficientemente riscaldato per problemi tecnici dell’impianto condominiale e se il distacco non comporta squilibri che compromettono la normale erogazione di calore agli altri appartamenti.

Se il distacco comporta una spesa aggiuntiva, chi si separa deve partecipare alle spese di manutenzione straordinaria dell’impianto. Le violazioni al regolamento condominiale verranno sanzionate con multe da 200 fino a 800 euro in caso di recidiva.