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Nuova piccola era glaciale in arrivo?

Tra tutti gli scienziati, astronomi e climatologi, Theodor Landscheidt, ricercatore tedesco morto nel 2004, è stato tra i primi a teorizzare la teoria di un raffreddamento climatico globale provocato proprio dal global warming con il suo studio “New Little Ice Age – Instead of Global Warming?” pubblicato postumo dal Schroeter Institute for Research in Cycles of Solar Activity.

In un periodo in cui il panorama internazionale era in perfetto accordo sul riscaldamento globale causato dall’attività umana, il suo studio non fu bene accolto: la sua teoria contestava le speculazioni dell’IPCC, il Comitato Intergovernativo sul Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite, che prevedeva un innalzamento di 6°C della temperatura globale entro il 2100, mentre Landscheidt sosteneva che “la circolazione atmosferica, che è la causa della variabilità meteorologica, è diretta dall’energia solare” e che la temperatura si sarebbe abbassata con un picco nel 2030, fondando la sua deduzione sui cicli solari: i loro andamenti possono essere oggetto calcolo, tanto che è possibile prevedere che i prossimi minimi solari porteranno forti raffreddamenti climatici con apice intorno al 2030 e al 2200 e che saranno molto simili al minimo di Maunder registrato in Europa tra il 1645 e il 1715. Una tesi oggi ripresa da molti altri esperti, come abbiamo visto negli ultimi giorni su MeteoWeb, e in parte già confermata dai dati degli ultimi anni che dimostrano come le temperature abbiano smesso di aumentare.

Theodor landscheidt

Con riguardo alle speculazioni dell’IPCC, lo scienziato tedesco sostiene nel suo studio che “il giudizio dell’IPCC per cui l’effetto del sole sul clima sia trascurabile deriva dalle osservazioni del satellite avviate sin dal 1978 che mostrano l’irradianza totale del sole sebbene non costante, comunque variabile nel corso del ciclo undecennale del sole non oltre lo 0.1%. Questa argomentazione, comunque, non prende in considerazione l’attività eruttiva solare (brillamenti, espulsione di massa coronale, eruzioni) che condiziona pesantemente il vento solare, pare infatti che gli effetti dei buchi coronali con i relativi effetti sul vento solare abbiano una influenza climatica maggiore rispetto all’effetto dell’irradianza solare totale. Il flusso magnetico solare partente dal sole e trasportato dal vento solare è cresciuto dal 1901 di un fattore di 2.3 (più del doppio rispetto ai valori precedenti n.d.r.) (Lockwood et al., 1999), mentre le temperature globali terrestri sono cresciute di circa 0.6°C. L’ energia nel flusso solare è traferita in prossimità della terra da interconnessioni magnetiche e direttamente nell’ atmosfera attraverso le particelle cariche della ionosfera. Le eruzioni energetiche aumentano le radiazioni ultraviolette fino al 16%. L’ozono assorbe in stratosfera questo eccesso di energia che causa locali riscaldamenti e disturbi nella circolazione generale. I modelli sviluppati per la circolazione generale atmosferica da Haigh (1996), Shindell et al. (1999), and Balachandran et al. (1999) confermano che il cambio di circolazione generale, inizialmente indotto in stratosfera, può penetrare in troposfera e influenzare la temperatura, la pressione atmosferica, la circolazione di Hadley, le traiettorie delle tempeste, grazie al cambiamento della distribuzione di una gran parte dell’energia già presente in atmosfera.”

solar activityIl Sole è fortemente influenzato nella sua attività espulsiva dalla posizione nello spazio dei pianeti maggiori del Sistema Solare e mediante il calcolo degli allineamenti planetari si può disporre di una certa predittività dell’andamento solare, ed in base a quanto calcolato, l’attuale ciclo solare ci sta portando a una nuova Piccola Era Glaciale. L’attività solare e i suoi minimi quindi, influenzano grandemente il clima, portandolo verso un Raffreddamento Globale, direzione inversa rispetto al generale pensiero internazionale, anche se ovviamente una PEG può essere originata da molteplici e ulteriori fattori.

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Elettrosmog,manuale d’uso.

Con il termine elettrosmog si designa il presunto inquinamento elettromagnetico da radiazioni elettromagnetiche non ionizzanti, quali quelle prodotte da emittenti radiofoniche, cavi elettrici percorsi da correnti alternate di forte intensità (come gli elettrodotti della rete di distribuzione), reti per telefonia cellulare, e dagli stessi telefoni cellulari.

L’opinione pubblica ha recentemente concentrato la sua attenzione su questo tema a causa delle campagne di sensibilizzazione promosse da comitati di cittadini, associazioni e partiti di ispirazione ambientalista, che hanno espresso preoccupazione per la salute dei cittadini. L’esistenza di un rischio rilevante per la salute è però a tutt’oggi controversa, al punto che da alcuni l’intera questione viene considerata il frutto di un allarmismo ingiustificato.

Studi epidemiologici

Uno studio epidemiologico serio richiede tempi di molti anni, un campione scelto con attenzione per essere rappresentativo della popolazione da cui è estratto e ingenti investimenti; la ricerca finanziata da privati è guardata con scetticismo da alcuni, poiché un privato in genere è restio a sostenere risultati sfavorevoli ai propri interessi economici. Gli studi che sostengono di aver trovato correlazioni significative tra l’esposizione a radiazione elettromagnetica a bassa frequenza e l’insorgenza di effetti a lungo termine (quali leucemia e vari tipi tumore) sono spesso contestati sulla base della presunta non significatività statistica del risultato, dovuta principalmente alla ristrettezza del campione. Uno studio comparato che ha analizzato gli studi compiuti negli ultimi 6 anni sull elettrosmog non ha trovato correlazione tra l’insorgenza di tumori al cervello e un utilizzo medio del telefono cellulare per un periodo inferiore ai 10 anni.

Effetti accertati

Un effetto accertato delle onde elettromagnetiche cosiddette ad alta frequenza (anche se non ionizzanti) è l’innalzamento della temperatura dei tessuti biologici attraversati, soprattutto quelli più ricchi di acqua. Nel caso dei telefoni cellulari, la potenza irradiata è bassa (solitamente minore di 1 watt) così che il riscaldamento prodotto è dell’ordine di poche frazioni di grado, quasi interamente localizzato nella testa dell’utente, inferiore comunque all’effetto di una esposizione di pari durata alla radiazione solare.

I soggetti portatori di pacemaker dovrebbero rispettare una distanza maggiore di 1 metro fra il telefono e il dispositivo medico, poiché le onde E.M. prodotte possono creare dei falsi impulsi nei circuiti che potrebbero scoordinare il ritmo.

Esistono studi che documentano svariati effetti dei campi elettromagnetici sulla salute umana.

I limiti imposti dall’ente americano tengono finora esclusivamente in considerazione gli effetti termici, di riscaldamento cutaneo causato dalle microonde.

1) Le radiazioni di microonde causano almeno due meccanismi che sono alla base dello sviluppo di un cancro: micronuclei e shock termico delle proteine.

1 a) Shock termico delle proteine: Quando avviene il surriscaldamento di punti nei tessuti umani, il corpo produce proteine per far fronte allo shock termico nel tentativo di proteggere e riparare le cellule surriscaldate. Queste proteine proteggono anche le cellule cancerose rendendole resistenti alle terapie. In molti tumori il numero di queste proteine risulta altissimo.

1 b) Formazione di micronuclei: I micronuclei sono filamenti spezzati del DNA ed indicano che le cellule non sono più in grado di ripararsi correttamente. Gli studi condotti dall’industria delle telecomunicazioni confermano che le radiazioni dei cellulari producono micronuclei nelle cellule ematiche umane a livelli ben più bassi rispetto a quelli previsti dalle normative in materia di esposizione del governo statunitense Tutti i tumori sono causati da un danno genetico e la presenza di micronuclei nelle cellule è il primo segnale d’allarme del cancro. I medici che curavano le vittime del disastro nucleare di Chernobyl del 1986 usavano l’esame dei micronuclei per determinare l’estensione del danno causato dalle radiazioni. A proposito, David de Pomerai, tossicologo molecolare britannico, ha confermato che le cellule con danni genetici non risanati possono diventare cancerogene in maniera molto più aggressiva Il ricercatore britannico Alisdair Phillips ha effettuato un’analisi più quantitativa che dà un’idea di questo aumento di aggressività delle cellule cancerogene con danni genetici, ed ha scoperto che pochi minuti di esposizione a radiazioni simili a quelle emesse dei cellulari possono trasformare un cancro attivo al 5% in uno attivo al 95%, il tutto durante l’esposizione e per un po’ di tempo dopo

Sommando i risultati di questi studi, alcune ore di esposizione a microonde molto basse rispetto ai limiti di legge attuali causerebbero un forte aumento dell’attività delle cellule tumorali, e danni genetici a queste non più sanabili, e trasmessi alle generazioni di cellule successive. Infatti, nel 2004, una serie di studi commissionati dall’Unione Europea ha confermato che i danni causati dalle onde emesse dai cellulari vengono trasmessi alla generazione successiva di cellule

2) Effetti sulla tiroide: le radiazioni di microonde producono sul cervello effetti quali il rallentamento o l’arresto della produzione da parte della ghiandola pituitaria, detta anche ipofisi, dell’ormone stimolante tiroideo (TSH), determinando così una drastica riduzione degli ormoni tiroidei T4 e T3

3) Differenza fra radiazioni ionizzanti e radiazioni non ionizzanti: Spesso viene operata una distinzione fra gli effetti di queste due categorie. Gli effetti dei cellulari sarebbero più contenuti, dipendendo da radiazioni non ionizzanti. Tuttavia, gli studi sopraccitati sulle radio frequenze e le microonde confermano che radiazioni non-ionizzanti – quali quelle emesse dai trasmettitori radio e dispositivi senza fili – infliggono alle cellule umane lo stesso tipo di danno delle radiazioni ionizzanti, con gli stessi effetti cancerogeni. Riguardo agli effetti delle radiazioni ionizzanti c’è un sostanziale accordo (un esempio di studio documentato, dell’Accademia Nazionale delle Scienze, il quale ha confermato che anche dosi molto basse di radiazioni ionizzanti, dai raggi X ai raggi gamma, nel corso di tutta la vita, causano il cancro).

4) Effetti maggiori nei bambini. Gli effetti delle radiazioni elettromagnetiche sono più gravi se si accumulano nel tempo, ma esistono delle età più sensibili di altre. In altre parole, avere un’esposizione dai 30 ai 40 anni, ha un effetto minore di una subita dai 20 ai 30 anni, sebbene la durata sia la stessa. I bambini assorbono molte più radiazioni degli adulti . La distruzione fin dalla giovane età di cellule neuronali annulla una “riserva cerebrale” che nella vecchiaia potrebbe compensare la morte di neuroni causata da Alzheimer o da altre malattie degenerative. Se il cervello ha un eccesso di neuroni utilizzati poco o nulla, questi possono tornare utile per sostituire quelli morti a causa di malattia della tarda età. I ricercatori dell’Università dello Utah hanno scoperto che il cervello di un bambino di 5 anni assorbe una quantità di radiazioni quattro volte maggiore rispetto al cervello di un adulto, ed il fluido oculare di un bambino di 5 anni assorbe una quantità di radiazioni oltre 10 volte maggiore rispetto all’occhio di un adulto

Fisica elementare del campo magnetico

Il campo magnetico segue la Legge di Biot-Savart, per cui è zero all’altezza della fonte di emissione e decresce con il quadrato della distanza da questa.

I limiti di legge sono calcolati in funzione della distanza, tenendo conto di questo andamento delle linee di campi elettromagnetico. Essi sono espressi in termini di Tesla, microWatt/cm^2 e Volt/m^2.

Una proprietà del campo magnetico è la linearità, e, come corollario di questa, il campo è additivo. In altre parole, l’effetto di due campi magnetici generati da due sorgenti, puntiformi o meno, è ipotizzato uguale alla somma dei due campi. Il campo (elettrico, gravitazionale, magnetico) è una generalizzazione del concetto di forza e gode della proprietà di additività di quest’ultima.

Meno ovvio è il fatto che il campo risultante è la semplice somma, senza amplificazione/attenuazione dei campi sorgenti. Si ipotizza che non vi siano interazioni fra i due campi magnetici, o in termini equivalenti: il termine di correlazione è zero, e i due campi magnetici formano un sistema lineare (aperto), in cui vale il principio di sovrapposizione delle cause e degli effetti.

È improprio, quindi, parlare di effetti delle onde elettromagnetiche. Onda e campo sono due oggetti fisici radicalmente diversi. Fra due onde, aventi frequenza e lunghezza differenti, quella di frequenza maggiore domina e impone la propria frequenza alle altre, mentre le lunghezze d’onda restano invariate e si riconoscono nel fascio finale (come sottoportanti). La risultante è un’onda che ha le lunghezze di quelle originarie, e, come frequenza, non la somma delle frequenze, ma la massima fra quelle di partenza. I campi invece si sommano, senza conservare proprietà delle sorgenti iniziali.

Inoltre, fra segnali esistono fenomeni di interazione.