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Buona Pasqua… Solidale e Salutare!

Le diete vegetariane correttamente bilanciate sono salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale e comportano benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie.

I vegetariani sono più sani e hanno molte meno probabilità di avere problemi cardiaci. Un terzo delle probabilità in meno per la precisione. Lo dice lo studio EPIC-Oxford condotto in Gran Bretagna su 45.000 persone, di cui il 34% vegetariani, secondo cui il cuore dei vegetariani è più sano di chi mangia pesce e carne. Si tratta del più grande studio condotto finora per valutare in che modo le abitudini alimentari possano influenzare la nostra salute. E a ben vedere non è nemmeno l’unico. Sul web si trovano tantissimi studi che “confermano” l’effetto protettivo della dieta vegetariana, in particolare sulle malattie che riguardano l’apparato cardiovascolare. La scelta vegetariana è una vera e propria filosofia di vita: una filosofia in cui l’amore per la sapienza e per la conoscenza e l’accoglienza di sè, degli altri, del mondo con le sue leggi naturali e metafisiche, sfuma completandosi nell’amore verso gli animali dimostrando una scelta etica che esprimerebbe una personale consapevolezza superiore.

Inoltre non mangiare carne è una scelta solidale perchè potrebbe portare ad affrontare in altro modo il problema della fame nel mondo, visto che tanti squilibri tra paesi ricchi e paesi poveri dipendono anche dalla diffusione di allevamenti intensivi che sottraggono proteine vegetali all’alimentazione umana. E’ quindi una scelta solidale da un punto di vista ecologico perchè potrebbe portare ad affrontare problemi in parte causati anche dall’utilizzo di vasti territori per l’allevamento, quali deforestazione, desertificazione, inquinamento.

E’ una scelta per la salute perchè tiene conto della nostra predisposizione costituzionale all’alimentazione vegetariana. Infatti comparando le nostre unghie, la nostra dentatura, il nostro apparato digerente non possiamo dirci certamente degli animali carnivori, pur potendoci adattare, per motivi ambientali, all’onnivorismo; siamo invece una specie particolare di frugivori-granivori, cio’ dovremmo cibarci di frutti e grani della terra ( frutta, verdura,cereali, legumi, semi etc

Provare per credere, buona Pasqua.

Vegetariano

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L’Hammam… è molto di più che un luogo, è una dimensione di un mondo molto lontano e inimmaginabile. Il caldo e l’umido fermano il tempo e rallentano gesti e pensieri, l’acqua scorre discreta fra le chiacchiere mentre le velate nudità cancellano i pudori, tutto ruota intorno alla salute e alla purificazione di corpo e spirito, alle chiacchere, all’ozio.

“… e la citta non sarà veramente perfetta se non il giorno in cui avrà un HAMMAM” Sherazade da “Le Mille e una Notte”

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BP Oil,disastro voluto?..Non meno delle scie chimiche.

Le prove che la Goldman Sachs ha venduto il 43.7 delle sue azioni dell’azienda BP tre settimane prima della catastrofe

Goldman Sachs aveva venduto il 43.7 delle sue azioni dell’azienda BP tre settimane prima della fuoriuscita del petrolio del Golfo del Messico, realizzando più di 266 milioni di dollari. La Goldman Sachs ha venduto precisamente 21 giorni prima della Giornata della Terra.

Tale notizia non è per niente una voce, ed è confermata da moneycentral.msn.com, sito assolutamente mainstream che riceve le sue informazioni dall’agenzia Reuters. C’è quindi poco spazio per pensare che i dati riportati al link precedente e immortalati nello screenshot di inizio articolo siano “bufale” create ad hoc per avvalorare la “teoria cospirazionista” secondo la quale il disastro ecologico nel Golfo del Messico dell’aprile 2010 sia stato creato ad arte dalle élite globali allo scopo di realizzare Nuovo Ordine Mondiale.

Infatti potete verificare che il sito moneycentral ha come fornitori di dati:

Ricordiamo ancora una volta che qualche giorno prima dell’11 settembre qualcuno si è disfatto di un ingente stock di azioni delle compagnie aeree – subito dopo andate in crisi., e che quindi parlare di coincidenze sembra oltremodo ridicolo: qualcuno sapeva cosa stava per succedere ed ha agito di conseguenza.

E non venitemi a dire che i dirigenti della Banca Goldman & Sachs sospettavano quanto poi è realmente accaduto mentre i dirigenti della BP, proprietaria della piattaforma petrolifera, sarebbero stati all’oscuro di tutto continuando a elemosinare i soldi per gli interventi di manutenzione e controllo a quelle rischiosissime perforazioni. Vi sembra davvero possibile che dei magnati dell’economia sapessero più di quanto sapevano gli stessi proprietari dell’impianto?

E se i dirigenti della BP sapevano quanto stava per succedere come mai non hanno fermato le trivellazioni e messo in atto dei tentativi per evitare che il disastro portasse dei gravissimi dani all’azienda stessa?

La BP adesso infatti è di fronte ad un fortissimo ribasso delle sue azioni, al rischio di un processo penale, alla probabile condanna ad un ingentissimo risarcimento danni, ad un fortissimo danno all’immagine (che cerca di risolvere in qualche modo pagando il servizio del motore di ricerca google affinchè dia risalto ai link della BP in tutte le ricerche fatte sul web riguardo alla recente catastrofe).

Possiamo quindi credere che i dirigenti della BP pur sapendo cosa stava per succedere non abbiano mosso un dito e abbiano lasciato che succedesse l’irreparabile? Che abbiano lesinato sui soldi necessari per la messa in sicurezza delle trivellazioni solo per una incredibile tircheria (come vorrebbero farci credere le spiegazioni ufficiali )? Qualche decina di migliaia di dollari spesi in più avrebbero permesso di evitare all’azienda perdite più elevate di alcuni ordini di grandezza; la decisione di bloccare la piattaforma e chiudere le trivellazioni avrebbe alla lunga reso molto di più che tirare avanti rischiando l’irreparabile, sia dal punto di vista ecologico che dal punto di vista degli ingenti danni economici alla BP stessa.

Se quindi la BP sapeva cosa stava per accadere (e doveva certamente essere a conoscenza di certe questioni molto meglio della Goldman Sachs) l’unica maniera per capire cosa sia successo è ammettere che i vertici dell’azienda BP abbiano collaborato ad un piano nefasto che prevedeva la creazione artificiale di un disastro ecologico senza precenti per il nostro pianeta, allo scopo probabilmente di depopolare il pianeta accelerando al contempo la creazione di un unico dispotico governo mondiale.

Del resto la compagnia BP si è fusa con Amoco Oil, ex Standard Oil, la compagnia petrolifera dell’impero di Rockefeller, membro centrale della Commissione Trilaterale e parte molto importante dei Bilderberg, sicuramente uno degli uomini più potenti del mondo, uno dei burattinai di più alto rango che lavora alla creazione del Nuovo Ordine Mondiale.

Cosa mai potrebbe importare al signor Rockefeller della perdita di qualche milione di dollari (o persino di qualche decina di milioni di dollari) quando egli possiede un patrimonio incalcolabile?

D’altronde se ben riflettiamo sul fenomeno delle scie chimiche (un’ora di volo degli aerei della morte costa circa 10.000 euro, e sono centinaia gli aerei che spruzzano agenti chimici e biologici in lungo ed in largo sopra ogni nazione di questo pianeta) comprendiamo che le élite criminali che ci governano non lavorano per i soldi, bensì per il consolidamento di un potere illimitato tramite la manipolazione mentale e l’indebolimento fisico, psichico e genetico della razza umana.

A proposito di scie chimiche va ricordato che la BP non è ovviamente estranea nemmeno a questo orribile piano. Nel suo lungo articolo sul disastro ecologico nel golfo del messico intitolato Fuoriuscita di petrolio nel golfo, una perforazione nel mondo Naomi Klein ricorda infatti come la famigerata British Petroleum (dopo avere eseguito ricerche sulla creazione di batteri geneticamente modificati per la produzione di metano) abbia recentemente considerato come interessante campo di studi per le sue future ricerche la geoingegneria, parola che fa coppia con scie chimiche, dal momento che le proposte di geoingegnerizzare il pianeta si sostanziano nello spruzzare particolato metallico nell’atmosfera per riflettere la luce solare, ovvero nel fare alla luce del sole ciò che in realtà va avanti di nascosto da anni (a tal proposito ricordiamo che di recente, a fine del 2009, tale orribili proposte di geoingegneria sono state presentate durante delle audizioni al parlamento statunitense ed inglese).

Ovviamente se l’avvelenamento quotidiano delle scie chimiche va avanti di nascosto non è certo per il nostro bene, non è per combattere il cosiddetto effetto serra causato dall’anidride carbonica. Del resto se è vero che la terra si riscalda è altrettanto vero che si sta riscaldando contemporaneamente anche Marte, mentre su Giove è spuntata una seconda macchia. E non mi dite per carità che la colpa è delle industrie marziane o della produzione di andride carbonica degli abitanti di Giove che causano profonde alterazioni climatiche sul proprio pianeta!

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Isteresi ambientale-sociale-cognitiva.

L’umanità rischia un’imminente decimazione e forse l’anticipata estinzione. È una previsione logica che deriva dalla realtà dei fatti che ognuno di noi nel proprio intimo riconosce anche se non riesce ad agire di conseguenza. Le due cause fondamentali dell’attuale realtà sono il modo di interagire fra di noi e con l’ambiente. L’interazione fra di noi è fondata sul presupposto che la soddisfazione dei nostri bisogni dipenda dall’affermazione individuale sugli altri. Questo modo ha provocato un’enorme concentrazione della ricchezza e la povertà di quasi nove esseri umani su dieci. La nostra interazione con l’ambiente è fondata sulla convinzione che la natura ci appartenga e che le risorse naturali siano illimitate. Questo modo ha provocato il superamento della capacità del pianeta di rigenerare le risorse che utilizziamo.
Abbiamo commesso e continuiamo a commettere un duplice errore. Il primo è che in natura la soddisfazione dei bisogni e l’evoluzione di un organismo vivente non sono il risultato della sua affermazione sugli altri individui della stessa specie ma derivano da una cooperazione competitiva, attraverso la quale tutti gli individui condividono obiettivi comuni e ciascuno utilizza nel modo migliore le proprie capacità per realizzarli. Il secondo è che l’umanità appartiene alla natura e non viceversa. Come tutti gli organismi viventi, la specie umana ha origine dalla natura della quale fa parte e con la quale scambia energia per vivere ed evolvere. Le risorse naturali non sono infinite e non appartengono ad alcuna forma vivente ma devono essere considerate a disposizione di tutta la biosfera.
Un sistema complesso è un insieme di parti interagenti nel quale ogni parte incide sull’insieme e l’insieme influenza e condiziona ogni parte. Quando le parti di un insieme iniziano ad interagire, si forma una struttura e l’insieme diventa un sistema, un nuovo soggetto con qualità diverse che non sono spiegabili partendo da quelle delle sue parti. Il modo di interagire delle parti di un sistema dipende dall’organizzazione delle sue parti e l’organizzazione dipende dalla struttura, intesa come disposizione delle parti. La struttura dipende dalle condizioni iniziali delle parti nel momento in cui il sistema si è formato e dalle mutazioni casuali che avvengono nella riproduzione. Quindi, le condizioni iniziali delle parti determinano la struttura del sistema e la struttura del sistema determina l’organizzazione delle sue parti. Quando cambiano le condizioni iniziali, possono cambiare anche la struttura e quindi l’organizzazione. Questo processo di cambiamenti, non sempre migliorativi, è l’evoluzione. Attraverso questi cambiamenti si è formato un organismo vivente dal quale è emersa la mente. Dall’interazione fra mente, organismo dal quale emerge ed ambiente si è formata la coscienza, la consapevolezza di sé.
La complessità di un sistema dipende dalla quantità di interazioni fra le sue parti. Un sistema è tanto più complesso quanto più complesse sono le parti dalle quali è formato. Lo stato di un sistema è l’insieme delle sue variabili misurabili e dipende dalla sua organizzazione che, come già visto, dipende dalla struttura. Un sistema complesso è qualcosa di più ma anche di meno della somma delle sue parti. Di più perché ha qualità che le sue parti non hanno. Di meno perché l’organizzazione inibisce talune potenzialità delle sue parti. Per esempio, l’essere umano può provare emozioni ed avere intuizioni ed intenzioni che non si trasformano in azioni perché inibite dallo suo stesso organismo. Soltanto quando l’intero organismo è in condizioni di particolare criticità, quelle potenzialità possono emergere ed in particolari condizioni attrarre altri organismi con le medesime potenzialità, facendo compiere al sistema un salto evolutivo. Questa relazione fra potenzialità del sistema e delle sue parti esiste sia nelle singole cellule sia nell’intera biosfera.
L’essere umano è un sistema complesso. Ognuno di noi è formato da cellule formate da atomi formati da particelle elementari subatomiche formate da onde di energia che ad una determinata velocità prendono massa. Siamo esseri viventi e come tali in grado di modificare noi stessi e l’ambiente per occupare il massimo spazio possibile. Come tutti gli esseri viventi, siamo il risultato di un programma che in base a determinate condizioni stabilisce da quali elementi siamo formati ed il modo di interagire fra di noi e fra noi e l’ambiente. Possiamo modificare anche improvvisamente il programma se cambiano le condizioni. Siamo isolati dall’ambiente esterno con il quale tuttavia scambiamo energia. Possiamo rigenerare noi stessi con il ricambio. Ci adattiamo agli stimoli esterni ed abbiamo enzimi che attraverso reazioni chimiche svolgono precise funzioni organiche. Siamo animali intelligenti, la forma di vita più evoluta del pianeta sul quale viviamo e forse dell’intero universo.
L’umanità, quale insieme organizzato di esseri umani, è un sistema ancora più complesso dei singoli individui che ne fanno parte. Ha origine dalla interazione dei primi organismi formati da eucarioti che fin dall’inizio hanno dovuto lottare per la sopravvivenza scambiando risorse con la natura, passa attraverso i primati bipedi ed arriva all’uomo moderno. Le difficili condizioni iniziali dell’umanità richiedevano la forza e l’adattabilità dei singoli individui. Queste due qualità estremamente selettive hanno determinato una struttura gerarchica, una sorta di piramide a scale fondata su diversi livelli a doppia valenza: chi si trova su un certo livello rappresenta la totalità rispetto a chi si trova sui livelli inferiori mentre rappresenta solo se stesso rispetto a chi si trova sui livelli superiori. Questa struttura ha determinato l’organizzazione degli esseri umani e quindi il loro modo di interagire. Resiste chi prevale su altri. Con questa struttura, l’umanità è giunta fino ad ora.
Questa struttura organizzativa ha assunto diverse forme ed apparenze ma è rimasta sostanzialmente invariata, mantenuta od imposta con la forza o con l’inganno, con la violenza fisica o con diverse strategie di consenso. Tutta la nostra storia dimostra che ogni forma di organizzazione umana è sempre stata costituita da un vertice con pochissime persone ben organizzate allo scopo di mantenere la posizione, alcuni livelli intermedi con una stretta minoranza che sostiene se stessa ed il vertice, i livelli inferiori con tutte le altre persone atomizzate, disunite e quindi dominate. Così sarà finché non si modifica la struttura. Perché accada, deve essere necessario e possibile. Per stabilire se sia necessario, bisogna esaminare la realtà del presente ed i suoi effetti. Per stabilire se e come sia possibile bisogna confrontare le condizioni attuali con quelle iniziali in base alle quali la struttura si è formata.
Nel 2009, la popolazione umana è formata da 6,8 miliardi di persone di 305 etnie, metà maschi (50,26%) e metà femmine (49,74%),. L’età media è di 28,4 anni, il 27,2% (1.850 milioni) ha meno di 15 anni, il 65,2% (4.433 milioni) da 15 a 65 anni ed il 7,6% (516 milioni) oltre 65 anni. Era formata da meno di 1 milione di individui 70.000 anni fa, 200 milioni 2 mila anni fa, 310 milioni 1.000 anni fa, 1.650 milioni 100 anni fa, 2.518 milioni 50 anni fa, 6.070 milioni nel 2.000 e sta aumentando dell’1,167% ogni anno. È aumentata di 10 volte negli ultimi 300 anni e secondo le stime dovrebbe essere di 7 miliardi nel 2011, 8 miliardi nel 2024 e 9 miliardi nel 2042. Per effetto della probabile transizione demografica, i tassi di mortalità e natalità si stanno riducendo: prima si riduce il tasso di mortalità, poi quello di natalità ed infine i tassi di mortalità e natalità si eguagliano. L’aspettativa media di vita è oggi di 66,6 anni, 64,5 per i maschi e 68,7 per le femmine.
Dei quasi 5 miliardi di persone con almeno 15 anni, poco più di 4 miliardi sanno leggere e scrivere. La forza lavoro è di 3,17 miliardi di persone, il 40% in agricoltura, il 20,6% nell’industria ed il 39,4% nei servizi. I disoccupati sono oltre 250 milioni, i sottoccupati oltre 500 milioni. Gli uni e gli altri sono in aumento. La ricchezza mondiale prodotta ha un valore monetario di 62 trilioni di dollari, pari a circa 69,5 trilioni di dollari internazionali (calcolati secondo la parità del potere d’acquisto), per il 4% derivante dall’agricoltura, il 32% dall’industria ed il 64% dai servizi.
Circa 4 miliardi di persone hanno almeno vent’anni d’età. Di queste, L’1% detiene il 40% della ricchezza del pianeta, un altro 1% detiene il 10%, un altro 8% detiene il 35%, un altro 40% detiene il 14% ed il restante 50% detiene l’1%. Ne deriva che il 10% della popolazione detiene l’85% della ricchezza totale. Ciò significa che mediamente ciascuno dei due che hanno di più dispone di una ricchezza pari a 2.500 volte quella di ogni persona della metà che ha di meno. Da questa sproporzione deriva una serie di conseguenze fra le quali quasi un essere umano su sei soffre la fame e la sete, uno su dieci muore di malattie che sarebbero curabili, uno su quattro non sa leggere e scrivere. Intanto, si spendono quasi 1.500 miliardi di dollari l’anno per produrre armi. Ed ogni anno questa spesa aumenta di circa il 4%.
In questa situazione, è purtroppo fin troppo facile prevedere l’aumento della disoccupazione e della povertà, la riduzione dei consumi primari, la chiusura di numerose imprese ed il fallimento degli stessi stati nazionali, la perdita di potere d’acquisto delle monete. Questo sta già accadendo rapidamente ed in tutto il pianeta.
Dal 1986 abbiamo superato la capacità del pianeta di rigenerare le risorse che utilizziamo. Nel 2005 il deficit ecologico è stato del 6%. Ed è previsto che nel 2010 sia del 13%, nel 2025 del 40% e nel 2050 del 102%. Fra 40 anni, l’umanità avrebbe quindi bisogno di due pianeti come la Terra. Questa situazione deve assolutamente essere modificata. In quanto tempo? È la prima volta che un organismo vivente minaccia la distruzione dell’intera biosfera e non è facile calcolare i tempi. Tuttavia, considerando l’isteresi, per effetto della quale i sistemi fisici e biologici reagiscono in ritardo alle sollecitazioni che ricevono ma poi la reazione diventa irreversibile, si calcola che il non ritorno sia il 2012. Se entro quel termine non avremo già iniziato a modificare realmente il nostro rapporto con la natura, il processo in corso non potrà più essere invertito. Ecco perché ci troviamo in un momento unico ed eccezionale della storia non solo dell’umanità ma dell’intero pianeta.
Questa situazione economica ed ambientale è nota e fin troppo percepibile ma non si riesce a trarre la logica conclusione che è necessario cambiare. Forse quasi tutti lo vorrebbero ma non hanno la forza e la volontà di fare quello che sarebbe necessario. Ma come siamo arrivati a questo punto? La risposta è nella storia. Con l’appropriazione indebita. Sottraendo le risorse e sfruttando il lavoro. Prima con la forza delle armi, poi con l’inganno della moneta. Con le armi si sono depredate le popolazioni di interi continenti e stabiliti i primi privilegi, fino a raggiungere un distacco insormontabile fra i pochi con moltissimo ed i tanti con poco o nulla. Con la moneta si è consolidato ed aumentato il distacco, pagando le risorse ed il lavoro a prezzi bassi e facendo pagare i prodotti ottenuti dalle risorse e dal lavoro a prezzo elevato per ottenere il massimo profitto. L’inganno è l’assoluta assenza di valore reale della moneta adottata, che prende valore solo perché per legge deve essere accettata.
La moneta a corso legale è diventata il mezzo fondamentale per mantenere la struttura del sistema umano. Privati, istituzioni, organizzazioni, eserciti, armi, droghe, corruzione, mezzi di informazione, tutto si può comprare con questa moneta. In qualche modo, dal più sfacciato al più mascherato, con la moneta a corso legale si può pagare il corpo e lo spirito della gente. E tutto per concentrare sempre più ricchezza in poche mani attraverso il profitto, lo scopo principale che il sistema economico assegna alla produzione. Invece di produrre per soddisfare bisogni, si consuma per produrre e si produce per il profitto. Un paradosso che si spiega soltanto con una struttura gerarchica ed un’organizzazione che fanno dipendere la sopravvivenza e lo sviluppo umano da una moneta che non vale nulla. Così, meno di un quarto di noi consuma oltre tre quarti della ricchezza del pianeta. Una situazione sempre più insostenibile nella misura in cui chi vive male riesce a comprendere le cause che la determinano e si ribella.
Anche il sistema politico è effetto della concentrazione della ricchezza. Nelle prime società ad economia agricola le risorse erano in comune ed il capo era al servizio della comunità. Governava senza dominare. Se non svolgeva
correttamente la sua funzione od abusava del suo potere veniva sostituito. E se resisteva veniva soppresso. Poi, in ogni società umana, una minoranza è riuscita ad impossessarsi della maggior parte delle risorse e dei prodotti e da quel momento ha stabilito la propria supremazia imponendo anche, nel proprio interesse e con diverse tecniche, chi dovesse avere il potere sugli altri. In quel momento il governo si trasforma in dominio. Il dominio nasce dalla concentrazione della ricchezza. Nessuno ha mai conquistato il potere senza risorse. Anche le rivoluzioni che sembrano essere nate dalla volontà dei popoli, in realtà, come la storia ha dimostrato, sono state sempre volute e guidate dai detentori di ricchezza. Ed oggi, nonostante tutte le apparenze di democrazia, l’umanità è ancora dominata nell’interesse della minoranza che detiene la maggior parte delle risorse e della ricchezza. Chi ha maggiori risorse determina chi deve avere il potere politico. Sempre. Fino ad ora.
Considerata questa realtà, appare evidente che continuando così si avranno violente rivolte, si faranno nuove guerre e con le armi disponibili si potranno distruggere intere popolazioni se non l’intera umanità. Continuando così, il pianeta morirà e comunque fra breve non sarà più in grado di sostenere la specie umana. E questo proprio quando la scienza sta scoprendo le cause della mortalità e cercando i possibili rimedi. Quindi, è necessario cambiare. Non per finta ma davvero. Si può dominare finché i dominati lo accettano e non scatta il loro istinto di conservazione. Quando accade, le persone si informano, comprendono le cause del loro malessere, poi si uniscono ed infine agiscono. Quando il numero di persone che non ne possono più raggiunge una massa critica, cadono le normali inibizioni e tutto diventa incontrollabile. Assodata la necessità di cambiare, bisogna stabilire se sia possibile attraverso il confronto oggettivo fra le condizioni iniziali esistenti al tempo in cui si sono formati i primi organismi e le attuali condizioni della natura nel suo insieme.
Nelle condizioni iniziali in cui ha avuto origine la vita non esisteva né mente, né pensiero né coscienza. Le uniche informazioni erano negli atomi e nelle particelle subatomiche. Tutto poteva accadere per caso. I primi organismi non avevano scelta. Tutto il processo evolutivo fino a pochi decenni fa non avrebbe potuto svolgersi molto diversamente. Ogni forma di vita ha dovuto necessariamente adattare la propria strategia di sopravvivenza alle proprie potenzialità rispetto all’ambiente. Tutte, anche la specie umana. Ma, da almeno trent’anni, noi possiamo scegliere. Il progresso tecnologico ed il generale sviluppo delle capacità umane consente di soddisfare i bisogni di aria, acqua, cibo, igiene, salute, sicurezza, socialità, amore, autostima, riconoscimento, libertà, realizzazione e ricerca del senso dell’esistenza di ogni essere umano. Per ottenere questo risultato, dobbiamo solo decidere con intelligenza ed agire.
Dobbiamo cambiare la regola della selezione. Dobbiamo stabilire che tutti gli esseri umani (tutti, non solo i più forti, intelligenti, abili o fortunati) hanno il diritto di vivere dignitosamente, di soddisfare i propri bisogni senza eccessi e di essere felici. Dobbiamo stabilire che prima di soddisfare i bisogni secondari di alcuni bisogna soddisfare i bisogni primari di tutti. Dobbiamo stabilire che tutti gli esseri umani devono avere le condizioni per lavorare e produrre. Dobbiamo stabilire che le risorse naturali non appartengono a nessuno e sono a disposizione di tutti. Dobbiamo stabilire la pace universale e duratura come presupposto per il migliore sviluppo dell’intera umanità. Dobbiamo eliminare lo sfruttamento umano e lo stesso lavoro dipendente. Dobbiamo rientrare prima possibile nei limiti di sostenibilità del pianeta eliminando i consumi eccessivi, producendo beni della massima durata possibile e riducendo l’inquinando dell’ambiente.

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Elettrosmog,manuale d’uso.

Con il termine elettrosmog si designa il presunto inquinamento elettromagnetico da radiazioni elettromagnetiche non ionizzanti, quali quelle prodotte da emittenti radiofoniche, cavi elettrici percorsi da correnti alternate di forte intensità (come gli elettrodotti della rete di distribuzione), reti per telefonia cellulare, e dagli stessi telefoni cellulari.

L’opinione pubblica ha recentemente concentrato la sua attenzione su questo tema a causa delle campagne di sensibilizzazione promosse da comitati di cittadini, associazioni e partiti di ispirazione ambientalista, che hanno espresso preoccupazione per la salute dei cittadini. L’esistenza di un rischio rilevante per la salute è però a tutt’oggi controversa, al punto che da alcuni l’intera questione viene considerata il frutto di un allarmismo ingiustificato.

Studi epidemiologici

Uno studio epidemiologico serio richiede tempi di molti anni, un campione scelto con attenzione per essere rappresentativo della popolazione da cui è estratto e ingenti investimenti; la ricerca finanziata da privati è guardata con scetticismo da alcuni, poiché un privato in genere è restio a sostenere risultati sfavorevoli ai propri interessi economici. Gli studi che sostengono di aver trovato correlazioni significative tra l’esposizione a radiazione elettromagnetica a bassa frequenza e l’insorgenza di effetti a lungo termine (quali leucemia e vari tipi tumore) sono spesso contestati sulla base della presunta non significatività statistica del risultato, dovuta principalmente alla ristrettezza del campione. Uno studio comparato che ha analizzato gli studi compiuti negli ultimi 6 anni sull elettrosmog non ha trovato correlazione tra l’insorgenza di tumori al cervello e un utilizzo medio del telefono cellulare per un periodo inferiore ai 10 anni.

Effetti accertati

Un effetto accertato delle onde elettromagnetiche cosiddette ad alta frequenza (anche se non ionizzanti) è l’innalzamento della temperatura dei tessuti biologici attraversati, soprattutto quelli più ricchi di acqua. Nel caso dei telefoni cellulari, la potenza irradiata è bassa (solitamente minore di 1 watt) così che il riscaldamento prodotto è dell’ordine di poche frazioni di grado, quasi interamente localizzato nella testa dell’utente, inferiore comunque all’effetto di una esposizione di pari durata alla radiazione solare.

I soggetti portatori di pacemaker dovrebbero rispettare una distanza maggiore di 1 metro fra il telefono e il dispositivo medico, poiché le onde E.M. prodotte possono creare dei falsi impulsi nei circuiti che potrebbero scoordinare il ritmo.

Esistono studi che documentano svariati effetti dei campi elettromagnetici sulla salute umana.

I limiti imposti dall’ente americano tengono finora esclusivamente in considerazione gli effetti termici, di riscaldamento cutaneo causato dalle microonde.

1) Le radiazioni di microonde causano almeno due meccanismi che sono alla base dello sviluppo di un cancro: micronuclei e shock termico delle proteine.

1 a) Shock termico delle proteine: Quando avviene il surriscaldamento di punti nei tessuti umani, il corpo produce proteine per far fronte allo shock termico nel tentativo di proteggere e riparare le cellule surriscaldate. Queste proteine proteggono anche le cellule cancerose rendendole resistenti alle terapie. In molti tumori il numero di queste proteine risulta altissimo.

1 b) Formazione di micronuclei: I micronuclei sono filamenti spezzati del DNA ed indicano che le cellule non sono più in grado di ripararsi correttamente. Gli studi condotti dall’industria delle telecomunicazioni confermano che le radiazioni dei cellulari producono micronuclei nelle cellule ematiche umane a livelli ben più bassi rispetto a quelli previsti dalle normative in materia di esposizione del governo statunitense Tutti i tumori sono causati da un danno genetico e la presenza di micronuclei nelle cellule è il primo segnale d’allarme del cancro. I medici che curavano le vittime del disastro nucleare di Chernobyl del 1986 usavano l’esame dei micronuclei per determinare l’estensione del danno causato dalle radiazioni. A proposito, David de Pomerai, tossicologo molecolare britannico, ha confermato che le cellule con danni genetici non risanati possono diventare cancerogene in maniera molto più aggressiva Il ricercatore britannico Alisdair Phillips ha effettuato un’analisi più quantitativa che dà un’idea di questo aumento di aggressività delle cellule cancerogene con danni genetici, ed ha scoperto che pochi minuti di esposizione a radiazioni simili a quelle emesse dei cellulari possono trasformare un cancro attivo al 5% in uno attivo al 95%, il tutto durante l’esposizione e per un po’ di tempo dopo

Sommando i risultati di questi studi, alcune ore di esposizione a microonde molto basse rispetto ai limiti di legge attuali causerebbero un forte aumento dell’attività delle cellule tumorali, e danni genetici a queste non più sanabili, e trasmessi alle generazioni di cellule successive. Infatti, nel 2004, una serie di studi commissionati dall’Unione Europea ha confermato che i danni causati dalle onde emesse dai cellulari vengono trasmessi alla generazione successiva di cellule

2) Effetti sulla tiroide: le radiazioni di microonde producono sul cervello effetti quali il rallentamento o l’arresto della produzione da parte della ghiandola pituitaria, detta anche ipofisi, dell’ormone stimolante tiroideo (TSH), determinando così una drastica riduzione degli ormoni tiroidei T4 e T3

3) Differenza fra radiazioni ionizzanti e radiazioni non ionizzanti: Spesso viene operata una distinzione fra gli effetti di queste due categorie. Gli effetti dei cellulari sarebbero più contenuti, dipendendo da radiazioni non ionizzanti. Tuttavia, gli studi sopraccitati sulle radio frequenze e le microonde confermano che radiazioni non-ionizzanti – quali quelle emesse dai trasmettitori radio e dispositivi senza fili – infliggono alle cellule umane lo stesso tipo di danno delle radiazioni ionizzanti, con gli stessi effetti cancerogeni. Riguardo agli effetti delle radiazioni ionizzanti c’è un sostanziale accordo (un esempio di studio documentato, dell’Accademia Nazionale delle Scienze, il quale ha confermato che anche dosi molto basse di radiazioni ionizzanti, dai raggi X ai raggi gamma, nel corso di tutta la vita, causano il cancro).

4) Effetti maggiori nei bambini. Gli effetti delle radiazioni elettromagnetiche sono più gravi se si accumulano nel tempo, ma esistono delle età più sensibili di altre. In altre parole, avere un’esposizione dai 30 ai 40 anni, ha un effetto minore di una subita dai 20 ai 30 anni, sebbene la durata sia la stessa. I bambini assorbono molte più radiazioni degli adulti . La distruzione fin dalla giovane età di cellule neuronali annulla una “riserva cerebrale” che nella vecchiaia potrebbe compensare la morte di neuroni causata da Alzheimer o da altre malattie degenerative. Se il cervello ha un eccesso di neuroni utilizzati poco o nulla, questi possono tornare utile per sostituire quelli morti a causa di malattia della tarda età. I ricercatori dell’Università dello Utah hanno scoperto che il cervello di un bambino di 5 anni assorbe una quantità di radiazioni quattro volte maggiore rispetto al cervello di un adulto, ed il fluido oculare di un bambino di 5 anni assorbe una quantità di radiazioni oltre 10 volte maggiore rispetto all’occhio di un adulto

Fisica elementare del campo magnetico

Il campo magnetico segue la Legge di Biot-Savart, per cui è zero all’altezza della fonte di emissione e decresce con il quadrato della distanza da questa.

I limiti di legge sono calcolati in funzione della distanza, tenendo conto di questo andamento delle linee di campi elettromagnetico. Essi sono espressi in termini di Tesla, microWatt/cm^2 e Volt/m^2.

Una proprietà del campo magnetico è la linearità, e, come corollario di questa, il campo è additivo. In altre parole, l’effetto di due campi magnetici generati da due sorgenti, puntiformi o meno, è ipotizzato uguale alla somma dei due campi. Il campo (elettrico, gravitazionale, magnetico) è una generalizzazione del concetto di forza e gode della proprietà di additività di quest’ultima.

Meno ovvio è il fatto che il campo risultante è la semplice somma, senza amplificazione/attenuazione dei campi sorgenti. Si ipotizza che non vi siano interazioni fra i due campi magnetici, o in termini equivalenti: il termine di correlazione è zero, e i due campi magnetici formano un sistema lineare (aperto), in cui vale il principio di sovrapposizione delle cause e degli effetti.

È improprio, quindi, parlare di effetti delle onde elettromagnetiche. Onda e campo sono due oggetti fisici radicalmente diversi. Fra due onde, aventi frequenza e lunghezza differenti, quella di frequenza maggiore domina e impone la propria frequenza alle altre, mentre le lunghezze d’onda restano invariate e si riconoscono nel fascio finale (come sottoportanti). La risultante è un’onda che ha le lunghezze di quelle originarie, e, come frequenza, non la somma delle frequenze, ma la massima fra quelle di partenza. I campi invece si sommano, senza conservare proprietà delle sorgenti iniziali.

Inoltre, fra segnali esistono fenomeni di interazione.