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DustApp Applicazione per scrivere in privacy

LIBERI DI COMUNICARE
DustApp rivoluziona il nostro modo di comunicare, mantenendo lontano da occhi indiscreti i nostri messaggi. Utilizzare DustApp è semplicissimo: dopo aver scaricato l’app sul tuo cellulare imposti il time to dust, digiti il tuo messaggio, lo invii a chi vuoi tu e quando il countdown sarà scaduto non rimarrà alcuna traccia della conversazione sul tuo telefono, nè tanto meno sui server.

PERCHÉ DUSTAPP
Forse non ce ne rendiamo conto ma la privacy che tanto invochiamo in altri contesti sul web è, spesso a nostra insaputa, inesistente. DustApp, a differenza di altri protagonisti del web, non vende i dati personali dei suoi utenti per fini commerciali. Ciò che a noi interessa è difendere la libertà e la segretezza della corrispondenza. L’applicazione è stata progettata e brevettata legalmente proprio per garantire ai suoi utenti che i loro messaggi verranno conservati sui server di DustApp solo per il tempo da loro richiesto e comunque, nel caso di messaggi non letti, al massimo per 24 ore.
Per questa sua peculiarità unica DustApp risulta ad oggi la prima e vera applicazione che ti garantisce una libertà totale di comunicazione, offrendoti un prodotto che ti consente di rimanere sempre in contatto con chi vuoi, quando vuoi e come vuoi.

http://dustapp.it/

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Timb la chat di Tor gratuita e anonima

Negli ultimi giorni si è parlato di chat, di applicazioni di messaggistica istantanea e della loro sicurezza. Tanto che Telegram, concorrente russo di WhatsApp, ha molto pubblicizzato la sua modalità “secret chat”, facendone un autentico punto di forza nella lotta contro il colosso comprato da Facebook con messaggi che si autodistruggono dopo un certo periodo.

La privacy di Telegram non basta

Ma a voler essere dei fanatici della privacy, diremmo che non basta. Perché l’autodistruzione non garantisce che nei pochi secondi di vita, quel SMS non abbia lasciato traccia su qualche server. Proprio per quelli mai contenti, sta per arrivare quella che potrebbe essere una vera e propria rivoluzione nel mondo delle chat. Tor project ha annunciato l’arrivo imminente di un suo sistema di messaggistica. Un sistema del tutto impenetrabile, anonimo, ignoto. Per capire meglio di cosa stiamo parlando, però, forse è meglio fare un piccolo passo indietro, e capire cos’è Tor, e quali sono le sue potenzialità.

Il sistema Tor con Ip anonimi

Tor è un sistema di comunicazione anonima inventato nel 1995 in grado di proteggere gli utenti dall’analisi del traffico grazie a una rete di onion router. Che in parole più semplici vuol dire un sistema che cambia l’indirizzo IP del computer in modo che tu possa navigare senza lasciare alcuna traccia personale. Sei in Rete, navighi, posti un messaggio ma l’indirizzo ip non è quello del tuo computer.

Timb, la chat regina dell’anonimato

TimbA breve, però, il re dell’anonimato arriverà direttamente nel mondo delle chat. E ha tutte le carte in regola per rivoluzionarlo. Si chiama Timb, che sta per Tor Instant Messaging Bundle, e dovrebbe essere disponibile a fine marzo in una versione beta. Quelli di Tor project ci stanno lavorando basandosi su Instantbird, un software di instant messaging gratuito molto simile a quelli più noti (Skype, Facebook chat, Google Talk). Ma Instantbird sarà modificato in modo da rendere la conversazione del tutto anonima e irrintracciabile. Una caratteristica che nessun’altra chat è in grado di garantire, al momento.

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Hai un iphone o un ipad? Allora sei tracciato!

Se hai un dispositivo mobile con ios6 come iphone o ipad, allora la Apple ti sta tracciando. Come? Con  l’Ad Tracking!

L’Ad Tracking è uno strumento presente in iOS 6 con cui i produttori di app su ios (come iphone o ipad) possono monitorare l’uso che fai del tuo telefono, per poi inviarti pubblicità mirata in base ai tuoi interessi. Fin qui non ci sarebbe troppo da ridire. Chiunque infatti è libero di accettare di essere “osservato” per ottenere dei consigli per gli acquisti conformi ai propri interessi.

Il problema è che questa trasmissione di dati, in iOS 6, è attiva di default. E nessun utente ne è a conoscenza. Ma per fortuna la puoi disabilitare, recuperando un po’ della tua privacy. Ecco come.

Il fatto stesso che l’Ad Tracking sia così ben nascosto nei menu dell’iPhone è già motivo sufficiente per indispettirsi.

Per disabilitarlo devi andare in Impostazioni > Generali > Info > Promozione. Qui troverai il selettore Limita Ad Tracking posizionato su zero. Anche questo è piuttosto fastidioso, visto che istintivamente verrebbe da pensare: quando sta a zero, vuol dire che è disattivato. Invece no. È il contrario.

Per non trasmettere più i dati sull’uso dello smartphone devi infatti spostare lo slide su 1.

Fatto ciò, la trasmissione dei dati (anonimi, è vero, ma pur sempre in qualche modo personali) è bloccata.

Un’ultima riflessione. Chi si prendesse la briga di cliccare Altre info sulla pagina Promozione, per capire esattamente cosa sia questo misterioso selettore Ad Tracking, si troverebbe davanti una spiegazione molto poco limpida.

Ecco l’incipit: “iOS 6 introduce Identificatore pubblicità, un identificatore non permanente e non personale del dispositivo, che le app utilizzeranno per darti un maggior controllo sulla possibilità, da parte degli inserzionisti, di utilizzare sistemi di monitoraggio”.

La formula “darti un maggior controllo” è fuorviante. Tu non hai il controllo di un bel niente. La verità è che la Apple ha introdotto un sistema di monitoraggio delle nostre  attività senza che noi ne abbiamo coscienza, e cerca anche di farlo passare per un esercizio della nostra libertà. Ma non è così. È il contrario.

D’altronde, se fosse stato uno strumento “pulito”, non lo avrebbero sepolto nei meandri del menu Info, visto che non si tratta di informazioni, ma di un’impostazione, e per giunta importante.

Questa mossa della Apple non mi è piaciuta. Disabilita l’Ad Tracking e spargi la voce.

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I lati oscuri di Facebook tra pericoli dissociativi e dipendenza psicologica

Facebook un pericolo dissociativo

Facebook deve far discutere riguardo la nostra Privacy, di quella dei nostri amici e di coloro che già non riescono più a gestirla. Abbiamo l’obbligo morale di fare qualcosa, al pari di aiutare chi ha le più svariate dipendenza come alcol, gioco, droga.

La maggior parte di utenti già fa fatica a distinguere la differenza tra amicizia reale e amicizia virtuale; la magica differenza tra quella raggiungibile con un click in rete e di quella fatta di cose, persone, sentimenti veri. Sorrisi, contatto e aiuto reciproco fisico e reale, altro che un semplice “mi piace”, o una condivisione che nessuno considererà per più di 3 secondi! L’alienazione che alla lunga può provocare un’esperienza mediatica di questo tipo è aberrante. Si fa altro e ci si ritrova a gestire le notifiche… si finisce per non fare bene nulla, compreso la guida al volante!

Potere di Facebook

La forza di Facebook è stata la sua capacità di conquistare giorno dopo giorno un pochino della nostra vita e della nostra privacy. La sua forza maggiore è stata far mettere nome e cognome sul web di chi fino allora si registrava con un semplice nickname molto più simpatico e stimolante per la propria fantasia e quella altrui, dico io! Ha lavorato ai fianchi di centinaia di migliaia di utenti fino a raggiungere lo scopo di prevaricare sulle abitudini comuni come la riservatezza personale, il rispetto reciproco e la voglia di conoscersi, discutere, confrontarsi per davvero.

L’ingenuità dell’utente Facebook

Step 2: con la motivazione di cercare elementi di interesse comune tra gli utenti tramite  “gruppi” e “pagine” (veri e propri brand sul social) è riuscito a far inserire agli ignari utenti gusti, preferenze, abitudini… una sorta di categorizzazione di massa. Il tutto ovviamente a scopi commerciali e di advertising. Il motto recita: “È gratis e lo sarà sempre.” E vorrei vedere….

Il problema alla base è a solitudine, il bisogno di non sentirsi soli “risolvibile” attraverso dei connettori collettivi di amicizia comune, ma ciò che si crea in fretta con un click fa anche presto a passare.

L’inutilita di Facebook

Altri studi ci mostrano come la mente umana non possa concepire più di 500 amicizie alla volta, il cervello non elaborerebbe per loro le dovute considerazioni, l’attenzione necessaria di riflessione e un sano rapporto di scambio di informazioni.

Diciamocelo, quante volte avete letto le pagine dei link che avete condiviso? Quante volte quello che pubblicate è davvero quello che volete comunicare… Quante volte scrivete qualcosa per sentito dire senza conoscere fino in fondo quello che si urla ai 4 venti. Il social del qualunquismo.

Perdita di tempo

Sempre più spesso Facebook è visto come passatempo al posto di interessi veri e accrescitivi come hobby manuali, la lettura, lo sport, purtroppo la verità è che ci stiamo impoverendo tra cazzate di ogni tipo, spettegolezzi e futilità varie.

Una volta dicevano, di provare a spegnere la tv per vedere quanto tempo si recupera, provate con Facebook… Tempo perso ad aggiornare una connessione che va e viene, si passeggia e si guarda uno schermino tra le mani senza assaporare il paesaggio circostante, quello vero, si perde il sorriso di chi è intorno, si perde ciò che ci circonda con il desiderio continuo di qualcosa che non c’è.

Dipendenza da Facebook

Ancora più grave è la mania di condivisione o curiosità spasmodica che crea Facebook…  una vera e propria dipendenza psicologica particolarmente forte da abbattere.

Se non ci credete, fate un esperimento: provate a non accedere al social network per una settimana, se ci riuscite. Studi recenti indicano che questo lasso di tempo è raggiunto solo da chi utilizzava il social in maniera occasionale e non periodica. Coloro che lo usano regolarmente non ce la fanno. Punto.

Altri studi indicano che molti utenti controllano le notizie in bacheca anche durante le ore notture, rovinando il sonno e creando uno stato di ansia continua.

Altri utenti, invece, accedono ripetutamente in maniera compulsiva per verificare la presenza o meno di nuove notifiche sul proprio account. Le stesse notifiche che i tablet vogliono di continuo farci arrivare per rimanere continuamente connessi a questo flusso informatico sociale che prima o poi ci farà perdere di vista la realtà, ci svierà fino al punto di avere problematiche di socializzazione, disfunzioni di collaboratività lavorativa e carenza di interazione collettiva tra gruppi di persone reali.

Google, Apple, Skype ci spiano, ma almeno non buttatevi tra le braccia del nemico con già il pugnale infilzato! Per fortuna che esiste ancora il web, libero, anarchico, dove l’arte trova sempre la sua strada.

Meditate gente, meditate…

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Google guida la lotta per limitare l’accesso delle autorità ai dati personali

La richiesta è un aggiornamento normativo che consideri la «nuvola informatica». Twitter pubblica il suo Rapporto sulla Trasparenza.

Nel 2009 il governo degli Stati Uniti sceglie la data del 28 gennaio come «Giorno della privacy dei dati», con l’obiettivo di educare i singoli utenti e le aziende riguardo alla vulnerabilità dei dati, a partire da quelli condivisi sui social network a quelli finanziari e a qualsiasi informazione archiviata sui servizi «cloud». Quattro anni più tardi, proprio le richieste delle autorità americane per aggirare la privacy finiscono sotto i riflettori, grazie ai rapporti di Twitter e Google.

Il Rapporto sulla Trasparenza pubblicato sul sito dedicato transparency.twitter.com scompone nel dettaglio le richieste riguardanti informazioni sugli utenti, rimozione di contenuti e denunce da parte dei detentori di copyright ed evidenzia che, su 1.858 richieste relative a 1433 account, 815 provengono dal governo Usa.

Google ogni mese riceve circa 1.400 richieste da parte del governo per sbirciare nelle comunicazioni digitali altrui. Lo scrive Bloomberg citando il portavoce del motore di ricerca Chris Gaither, secondo cui il colosso informatico sta discutendo della questione con altre società e gruppi di interesse per valutare il lancio di un’attività di lobby volta ad aggiornare la legge di riferimento del 1986, chiamata Electronic communications privacy act.

Secondo i rappresentanti di Google, modifiche alla legge in questione sono necessarie per impedire alle forze dell’ordine di ottenere posta elettronica e altri contenuti senza un mandato e per dare ai documenti conservati nella «nuvola informatica» la stessa protezione legale riconosciuta a documenti cartacei tenuti in un cassetto. I servizi di cloud computing, che consentono agli internauti di usare server remoti come magazzino dei loro file, non esistevano quando la legge sulla privacy fu adottata.

Stando a Bloomberg, oltre due terzi delle 8.438 richieste di accesso ai dati degli utenti avanzate dalle autorità a Google nella seconda metà dell’anno scorso sono avvenute senza un mandato di perquisizione.

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Garanzia del diritto di Privacy, le nuove regole del Marketing Telefonico

CHE COS’È?

Il Registro Pubblico delle Opposizioni è un servizio gratuito, attivo dal 1° febbraio 2011 e istituito con il Decreto del Presidente della Repubblica 178/2010.

Il servizio è concepito a tutela del cittadino, il cui numero è presente negli elenchi telefonici pubblici, che decide di non voler più ricevere telefonate per scopi commerciali o di ricerche di mercato dagli Operatori di marketing telefonico.

A COSA SERVE?

Grazie al Registro Pubblico delle Opposizioni si intende raggiungere un corretto equilibrio tra le esigenze dei cittadini che hanno scelto di non ricevere più telefonate commerciali che possono disturbare e le esigenze delle imprese, le quali daltro canto avranno il beneficio di uno scenario di maggior ordine e trasparenza grazie al quale  potranno utilizzare gli strumenti del telemarketing senza incorrere nello spam selvaggio.

COME FUNZIONA?

L’Abbonato (che il cittadino, persona giuridica, ente o associazione, il cui numero telefonico è presente negli elenchi telefonici pubblici) può accedere al servizio tramite cinque modalità: modulo elettronico sul sito web, posta elettronica, telefonata, lettera raccomandata, e fax.

L’abbonato potrà iscriversi al Registro se non desidera più essere contattato dagli Operatori di telemarketing, in caso contrario varrà il principio del “silenzio assenso”.

L’Operatore, invece,  (qualunque soggetto, persona fisica o giuridica, che intende avviare, mediante l’impiego del telefono, attività a scopo commerciale, promozionale o  ricerche di mercato) potrà iscriversi al sistema e effettuare tutte le operazioni previste per l’aggiornamento delle liste numeriche da contattare attraverso una serie di servizi disponibili sul sito.

Conosci i tuoi diritti per conoscere la normativa sul telemarketing e le procedure da seguire in caso di illecito trattamento dei dati personali.