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Berlusconismo-Giolittismo

Il Berlusconismo è stato un grande equivoco come il Giolittismo 100 anni fa. E se il paradosso dello statista piemontese consisteva nel presentarsi quale liberale proprio mentre statizzava ferrovie, welfare e assicurazioni (o quando invadeva la Libia),il centro-destra ci fatto credere di voler liberalizzare l’Italia proprio mentre inventava la Banca del Sud e moltiplicava controlli e tagliole ai danni dei produttori a partire dallo “spesometro”.

Ora che l’Italia è sull’orlo dell’abisso e che gli investitori internazionali mostrano di non credere nei bond italiani e più in generale nell’affidabilità del Paese, è chiaro che si deve esprimere un giudizio durissimo sugli attori politici di ogni colore che ci hanno condotto in questo disastro. Le responsabilità sono diffuse, ma questo significa che siano egualmente ripartite.

In più di un’occasione, anche nei mesi scorsi e nelle passate settimane, Silvio Berlusconi in prima persona è tornato a ripetere promesse e impegni che già aveva preso vent’anni fa. Ha perfino parlato della necessità di una riforma fiscale che abbassi le aliquote, sostanzialmente ripetendo parole già pronunciate più volte. C’è perfino qualcosa di patetico in tutto ciò, ma è chiaro come questo discenda dall’incapacità dell’intero mondo moderato di tradurre la retorica in azione, le parole in fatti.

In altre parole, l’utilità di paventare una collaborazione fra liberali e socialisti, fra movimento operaio e borghesia.

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Napolitano, il “nuovo” colonialista in vassallaggio

Mentre Bossi e Maroni hanno chiesto al governo di ritirarsi dalla missione in Libia il presidente Napolitano ha espresso il suo dissenso, dicendo che “l’Italia non poteva guardare con indifferenza o distacco gli avvenimenti in Libia, un paese a noi così vicino e col quale abbiamo nel tempo stabilito rapporti così intensi”. E che “non poteva rimanere inerte dinanzi all’ appello del Consiglio di sicurezza perchè si proteggesse una popolazione che chiede libertà, autonomia, giustizia”.
La prima affermazione del Presidente equivale a dire che l’ intervento è giustificato perchè l’ Italia ha trascorsi coloniali in Libia. Argomento singolare, visto che semmai questi trascorsi sono da considerarsi delle colpe, e non dei meriti. E che scuse di questo genere sono spesso invocate dalle potenze ex-coloniali, Francia e Inghilterra in testa, per giustificare i loro tentativi di proseguire il colonialismo con altri mezzi e sotto altre forme.

La seconda affermazione del Presidente è formalmente corretta, perchè un appello generico del Consiglio di Sicurezza c’è stato. Ma è sostanzialmente scorretta, perchè un pressing specifico sull’Italia è stato fatto da Obama su Berlusconi, e la missione in Libia è gestita dalla Nato. Dunque, l’affermazione equivale a dire che l’intervento è dovuto perchè così ordinato dalla nostra potenza di riferimento, con la quale siamo stati, siamo e rimaniamo in rapporti di vassallaggio.

Napolitano non è comunque nuovo a interventi politici a favore degli interventi bellici, nonostante l’articolo 11 della Costituzione reciti testualmente: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

Non si capisce in che modo le invasioni dell’Afghanistan e dell’Iraq non rechino offesa alla libertà dei popoli di quelle nazioni, e addirittura assicurino la pace e la giustizia fra le Nazioni, quando non sono altro che guerre coloniali e imperialiste nella peggior tradizione ottocentesca. In ogni caso, l’ intervento in Afghanistan non è stato perpetrato sotto l’egida delle Nazioni Unite, ma della Nato: un’organizzazione di mutua difesa dei paesi atlantici, appunto, nessuno dei quali era stato minacciato dall’Alghanistan. E l’intervento in Iraq è stato perpetrato con un colpo di mano statunitense che ha aggirato le delibere del Consiglio di Sicurezza, le quali erano comunque state prese sulla base di “prove” false e taroccate.

Un centinaio di milioni di persone del mondo intero si erano opposte alla guerra in Iraq, nella più grandiosa manifestazione a favore della pace che sia mai stata fatta. Che Obama e Napolitano continuino a difendere questo e altri interventi, dimostra che le diversità di facciata nascondono spesso identità di sostanza. Non si dovrebbe diventare presidenti, negli Stati Uniti o in Italia, se non si è disposti a privilegiare le ragioni di stato rispetto a quelle dei cittadini.