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Tasi, tassazione periferica di corruzione con delega

TASI, Forma di tassazione gestita a livello periferico con maggiori margini di corruzione a livello comunale.

E’ stato approvato dal Senato l’emendamento che ha allineato la scadenza dal 16 al 24 gennaio di quest’anno così come previsto dalla legge di Stabilità.

Cioè fatemi capire:

dal momento che il governo, grazie alla legge di “stabilità”, deve trovare dei fondi ed essendo bloccato e del tutto incapace di legiferare mettendo d’accordo le varie parti permette l’aumento delle imposte sulle prime case o solo sulle altre abitazioni direttamente ai comuni delegando loro dove e come aumentare le tasse. Un pò come una barca che senza timone viene lasciata andare alla deriva per chidere informazioni sulla rotta migliore. Gli stessi comuni potranno concedere detrazioni parametrate al numero dei figli a carico oppure al reddito dichiarato ai fini Irpef, o calcolato in base all’Isee. Molto differente dall’IMU, no?!

Lo stato italiano non c’è quando ci dovrebbe essere ed è presente quando non deve.

Ogni comune fa come gli pare, in sostanza. Quindi ci potrebbero essere cittadini più fortunati, altri meno… aree geografiche più ladrone, consigli comunale più precisi, territori più sfortunati che potranno essere un vantaggio o uno svantaggio per un cittadino sempre italiano ma con sempre maggiori differenze. Qui mi trovo per la prima volta d’accordo con scelta civica che si oppone considerando questa legge un modo per erogare maggiori risorse ai comuni meno virtuosi.

Dalla riforma dell’IMU, si è deciso di lasciare tutta la materia delle tasse sulla casa alla discrezionalità dei sindaci. Con l’aumento delle aliquote massime, la Tasi sulla prima casa potrà salire dal 2,5 per mille fino al 3,3 per mille, mentre Tasi e Imu sugli altri immobili residenziali, dal 10,6 per mille complessivo, potranno essere elevate fino all’ 11,4 per mille. Se i Comuni sfrutteranno appieno tutto il margine disponibile potranno recuperare oltre un miliardo di euro in più, da destinare alle detrazioni. Io non credo alle detrazioni. Non voglio credere a delle promesse di ladri di professione. Prima ci tolgono i soldi con la speranza che li ridiano da qualche parte poi come al solito ci troviamo di fronte al solito magna magna. Avete perso la mia fiducia.

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Josefa Idem e l’ICI

In qualsiasi paese la IDEM si sarebbe dovuta dimettere seduta stante. In USA dove pagare le tasse è una cosa seria, nessun ministro potrebbe dare il cattivo esempio senza essere “licenziato”.
Ma qui in Italia la cultura è diversa. Qui vale il “così fan tutti” per cui fino a quando tutti continueranno a fare e a non pagare per le proprie azioni tanto vale perdonare anche la IDEM che per nome e per fatto non sta facendo altro che quello che fan tutti: cioè evadere le tasse. IDEM per l’appunto.

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Come non pagare l’IMU? Basta essere costruttori, partiti, fondazioni ed enti.

“Calcola la tua Imu”. I siti dei giornali in questi giorni sono giustamente pieni di sezioni che aiutano i lettori a stabilire quanto dovranno pagare di imposta sugli immobili. Soltanto che c’è qualcuno che può attendere la scadenza del 18 giugno con molta più tranquillità degli altri e senza dannarsi l’anima con le simulazioni.

ALLE CATEGORIE che vedete qui sotto è stato infatti risparmiato il disturbo di preoccuparsi prima e di pagare poi (a chi è andata male, tocca almeno l’aliquota dimezzata, per qualcun altro è forse l’ultimo anno di pacchia).

Esenzioni sacrosante? Può darsi. Ma allora che dire di chi ha dato gratuitamente la casa a suo figlio o al nipote e si trova a pagare come se avesse una seconda casa sfitta? E degli anziani che hanno la residenza in ospizio o in clinica e devono pagare l’Imu sulla loro vecchia casa come se fosse una seconda abitazione? Insomma, al tavolo delle esenzioni c’è sempre qualcuno che è più esente degli altri: eccovene una breve panoramica con alcune ipotesi di mancato incasso per Stato e comuni.

I costruttori risparmiano 35 milioni – Sospiro di sollievo tra i costruttori: le loro proposte per combattere la crisi dell’edilizia hanno trovato largo spazio nel dl Sviluppo che il ministro Passera presenterà in Consiglio dei ministri questa settimana (un tentativo di un senatore Pdl di inserire norme simili nel decreto fiscale era infatti fallito nelle scorse settimane per mancanza di copertura economica). Questi i provvedimenti più rilevanti: per chi acquista una casa sotto i 200 mila euro è prevista l’esenzione dall’Imu per i successivi due anni, a cui probabilmente sarà aggiunto l’azzeramento dell’Iva e dell’imposta di registro per un mancato gettito totale di circa 150 milioni di euro (data la soglia dei 200 mila euro, per di più, si tratta di un’esenzione che avrà effetti solo fuori dalle città grandi e medie, dove le case costano di più). I costruttori, dal canto loro, avranno invece l’esenzione dall’Imu per gli appartamenti non venduti fino al terzo anno dalla fine dei lavori. Costo stimato: 35 milioni.

Fondazioni bancarie, un regalo che vale 5-10 milioni – Per il governo e il fisco italiano sono istituzioni no profit, per la Cassazione – ad esempio – non proprio, come dimostra una sentenza del 2009: sta di fatto che le fondazioni bancarie non pagheranno nemmeno un euro di Imu sui loro oltre 1.500 immobili e 712 terreni. E dire che hanno un patrimonio complessivo che supera di un po’ i 50 miliardi di euro e controllano la stragrande maggioranza delle banche italiane, da cui incassano un paio di miliardi di proventi l’anno. Tant’è: sono esenti. Le magnifiche 88 si difendono sdegnate attraverso il presidente dell’associazione “di categoria” Giuseppe Guzzetti, numero uno di fondazione Cariplo dal 1997: non è vero che non paghiamo e in ogni caso, quello beneficiato dall’esenzione, è solo il 2% del patrimonio, immobili destinati ad attività benefiche. A spanne, si tratta di beni a bilancio per un valore superiore al miliardo di euro e di un erosione del gettito collocabile tra i 5 e i 10 milioni di euro l’anno: spiccioli, per le fondazioni, ma è anche così che si resta ricchi.

Enti ecclesiastici, dal 2013 “tassati” solo i turisti – Per gli immobili di loro proprietà si tratta dell’ultimo anno di vacche grasse. Dal gennaio 2013 entra in vigore, infatti, la norma varata a febbraio dal governo per stringere le maglie all’elusione Imu degli enti no profit: luoghi di culto e attività non a scopo di lucro (come alcune scuole) continueranno a non pagare, tutti gli altri dovranno tirar fuori i soldi. Il problema, finora, era che la legge prevedeva l’esenzione per quei luoghi in cui si svolgeva un’attività “non esclusivamente commerciale”. Una definizione vaga che finiva per consentire a tutti o quasi di auto-dichiararsi esenti, persino a qualche albergo quattro stelle: bastava ospitare una cappella o destinare l’ala di un palazzo a convento o ricovero. Ora si pagherà percentualmente: non per la parte in cui dormono le suore, per rimanere all’esempio dell’hotel, sì per quella che ospita i turisti. Le stime di gettito sono le più varie: si va dai 100 milioni ipotizzati dal governo ai 500-700 stimati dall’Anci.

Forze politiche e sindacati, il rebus della “natura commerciale” – Vale il discorso fatto per la Chiesa: dall’anno prossimo anche a loro dovrebbe applicarsi la norma sulla “natura commerciale” anche parziale dell’attività svolta all’interno degli immobili. Per i partiti, in realtà, e per le fondazioni a loro riferibili – come quelle che hanno inglobato il patrimonio ex Democratici di sinistra ed ex Alleanza nazionale – non dovrebbe cambiare granché: in genere non traggono profitti da quanto fanno nelle loro sedi. Per i sindacati, invece, potrebbero esserci novità spiacevoli almeno per gli uffici dei patronati (i Caf) e per quelli che ospitano le lucrose attività di formazione. Nessuna ipotesi è però possibile sul gettito, visto che non si sa nemmeno a quanto ammonti il patrimonio immobiliare dei sindacati, a partire da quello ereditato gratis dalle organizzazioni fasciste: qualche anno fa, per avere un’idea, la Cgil vantava 3 mila sedi e la Cisl 5 mila (ma non si sa quante siano di proprietà), mentre la Uil dichiarava invece beni immobili per circa 35 milioni di euro.

Dimore storiche, dai Ruspoli ai Torlonia: sconto del 50% – I fortunati proprietari – tra cui abbondano banche, società immobiliari e rampolli di vecchie famiglie nobili – di palazzi patrizi in città, ville e castelli antichi in campagna avranno lo sconto del 50%. Quanti siano esattamente non si sa. Ma l’Asdi (Associazione dimore storiche italiane) sostiene di rappresentare cinquemila iscritti e 17 mi-la dimore storiche, alcune delle quali – come vi abbiamo raccontato domenica – sono in parte affittate alla distribuzione delle grandi firme del lusso a prezzi stratosferici (e pure la tassa su quel reddito è scontata). Quando, a dicembre, l’Imu fu varata senza eccezioni, l’Asdi parlò di aumenti del 600% e profetizzò vendite in massa e/o fine dei lavori di manutenzione: poi è arrivato lo sconto e la situazione si è normalizzata. Quanto al gettito, il Tesoro a novembre calcolava l’erosione del gettito dovuta al “trattamento di favore” delle dimore storiche in almeno 23 milioni di euro l’anno.

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Artisti in piazza 2012 a Pennabilli e la DITTATURA in italia

Ricordiamo che per ordinanze Comunali e Prefettizie è vietato l’ingresso al festival di Pennabilli con cani di qualsiasi taglia e l’ingresso concontenitori di vetro.

Dicitura sul sito ufficiale di Artisti in piazza….

E’ ora di finirla con questo metodo italiano nel proibire le cose perchè non riescono ad essere gestite dalla pubblica amministrazione e dagli enti preposti! (Da ricordare che non esiste legge a livello nazionale che imponga di tenere i cani fuori dai locali pubblici, figuriamoci fuori)…e il prefetto si muove per una cosa così? Chi lo paga il prefetto, ve lo siete mai chiesto? E quanto?

Il motivo del divieto è il grande numero di artisti di strada che hanno i propri animali al seguito e invece che cercare di regolamentare per non creare disordini meglio vietare tutto e tutti, indiscriminatamente anche alla ragazzina di entrare con il proprio yorkshire. Sono stato a Christiania a Copenaghen dove convivono uomini, cani, musica e arte senza regolamentazioni dittatoriali come quelle a cui siamo sottoposti sempre più spesso.

QUESTO E’ IL METODO ITALIANO:

Problemi economici legati alla crescita e si mettono tasse, si cercano aiuti per i terremotati e si trova la genialata delle accise sulla benzina, problemi di sicurezza sulle strade, si inseriscono velox e dossi selvaggi (che ovviamente spingono a correre piu velocemente prima e dopo gli stessi), abbiamo un fisco che funziona come i REBUS: redditometro, Imu, 730 con regole a spannella e non ancora ben definite… intanto paghi, poi si vedrà! Potrei decidere di non farla una cosa se SE SAPESSI il suo costo…

Hanno creato delle fasce di pagamento ridicole, esempio il tikets della sanità: la prima fascia va fino a fino a 36.152 euro… significa che se guadagni 900€ al mese o ne guadagni 2.900 pagherai SEMPRE la stessa cifra.

BISOGNA DIRLE QUESTE COSE!!!

Ci ritroviamo con i risultati sui redditi tutti sballati e i controlli fiscali cadono dove fa comodo ai media per far vedere che lo stato si da da fare. Mi chiedo negli ultimi 30 anni la guardia di finanza dove era??! Cosa faceva per guadagnarsi il pane quotifdiano??! Ci lamentiamo a cose avvenute… in tipico spirito italiano.

Un’ anarchia controllata, un ossimoro sul un modo di essere. La peggiore cosa che ci possa essere perchè è meglio essere liberi oppure comandati in un regime che però funzioni, un regime che ti da quello che ti toglie. Le vie di mezzo fanno comodo ai pochi e non soddisfano molti. Cornuti & mazziati.

Siamo tutti artisti, siamo dei burattini con fili invisibili che credono di essere liberi ma che volano bassi per non accorgersi di quanto può essere teso il filo.

Io a Pennabilli non ci andrò, non compro più benzina da mesi, cercherò, invece di essere assunto, il baratto come libera merce di scambio e dirò addio alle banche italiane portando tutto all’estero. Questo si può ancora fare. Per ora…