CWM

Vale Riccione

Siti Web & Consulenza Web Marketing

By

Golosaria Riccione – Rassegna di Cultura e Gusto

Al Palazzo dei Congressi di Riccione, dal 30 maggio al 2 giugno 2014, quattro giorni che chiamano a raccolta migliaia tra appassionati e operatori (produttori – ristoratori – cantine e negozi) da tutta Italia, ma anche buyer internazionali, nel segno del gusto italiano, declinato nelle sue facce più attuali: identità, creatività, benessere, tracciabilità e community.

Golosaria

Il Mito del Gusto Italiano a Riccione

Golosaria è… FOOD con 140 produttori selezionati dal Golosario
Golosaria è… WINE con 100 cantine Top Hundred
Golosaria è… TALK con i protagonisti dell’enogastronomia nazionale, per fare il punto sull’oggi e prepararci a domani
Golosaria è… LAB con 50 appuntamenti con gli chef del Golosario, degustazioni di vini, bbq e altro ancora
Golosaria è… PEOPLE con il popolo della qualità, riunito per quattro giorni
Golosaria è… LOUNGE con i piatti della tradizione romagnola (e non solo)
Golosaria è… SHOW con lo spettacolo di sabato sera e i tanti eventi del palco principale
Golosaria è… BENESSERE con il lancio del progetto Àmati
Golosaria è… GUSTO con i libri Il Golosario, GuidaCriticaGolosa, L’Ascolto del Vino e Adesso, 365 giorni da vivere con gusto

By

Crazyactivity mostra di creatività a Riccione per Capodanno

Crazyactivity è un percorso tra arte, moda, design, cultura, musica dove oggetti e forme si ispirano ai concetti di sostenibilità. Un percorso che accomuna giovani talenti da tutta Italia e non solo, tra abiti realizzati con tessuti ecocompatibili, oggetti di design ottenuti riciclando materiali, opere d’arte di giovani emergenti e proiezioni di filmati di originali video maker.

Villa Mussolini si trasforma in un grande palcoscenico del talento a 360 gradi, uno sguardo profondo sul talento di quelli che saranno i protagonisti di domani, ancora una volta Riccione si caratterizza con un evento profondamente rivoluzionario che non utilizza i soliti schemi della separazione per tipologie, evento moda, evento design, evento arte, ma un avvenimento che, rompendoli, crea innovazione.

La mostra Crazyactivity è inserita in Riccione Christmas Village, un programma di eventi partito il 24 di novembre con l’inaugurazione del villaggio di Babbo Natale, che prosegue con Barrique di San Patrignano (progetto sul riciclo, riuso e recupero delle botti in rovere), la prima mostra diffusa di design con i maggiori designers del nostro tempo come Dawn, Botta, Thun, Pininfarina ecc. esposti nelle attività del consorzio di viale Ceccarini e nei Ristobar, passa attraverso Whitewallweek, evento che usa l’arte dei maggiori writers italiani per comunicare il concetto di sostenibilità, street event che animerà con suoni e sapori la zona pedonale nelle domeniche del 9 e del 15 dicembre e che si concluderà il 23 dicembre con Riccione Xmas la camminata dei Babbi Natale.

Il progetto prevede la realizzazione di un percorso che mixando i vari elementi coinvolga il visitatore in un’esperienza unica che fa della creatività, dell’ingegno, e della “follia” giovanile il punto di partenza per raccontare come con ingredienti come quelli succitati si rinnovi continuamente l’eccellenza del talento italiano, questi sono i T.I.P.I. (talentuosi, innovativi, passionali, ingegnosi) giusti per Riccione.
Immagine che pone la cifra dell’evento è una rivisitazione di un celebre dipinto di Rene Magritte dove, però, l’uomo è stato sostituito da mucche proprio a significare in modo surrealistico l’elevazione verso l’alto della spiritualità e nel contempo la triste caduta verso la banalità del quotidiano che può essere spezzata solo dalla geniale e folle creatività attiva di giovani talenti.

Proprio a rappresentare ciò, all’esterno di Villa Mussolini saranno posizionate sui terrazzi alcune figure tridimensionali in vetroresina di mucche sapientemente dipinte da artisti appositamente per l’occasione in viale Ceccarini dove creeranno il primo vero e proprio “Writers Mob”.

Internamente la villa sarà organicamente divisa in aree tematiche: al piano terra sarà realizzato un ambiente che partendo da proiezioni sul lato sinistro prosegue con un allestimento “Riflessioni sotto l’albero” la rappresentazione di riflessioni sulla sostenibilità attraverso un allestimento che utilizza materiali di ri-ciclo (alberi e tronchi del nostro entroterra ri-elaborati da Marco Nicoletti)  con sedute realizzate dal designer Luca Damerini provenienti dal Salone Satellite di Milano 2012.

A seguire nello spazio successivo “I Mari” una riflessione sull’animo umano attraverso immagini di mari a volte calmi a volte tumultuosi realizzate da Marina Vanni, un’artista che attraverso le immagini della natura comunica i pensieri profondi legati all’animo umano e “Ombre” un’allestimento che utilizza tronchi d’albero “spiaggiati” re-cuperati e trasformati in oggetti do design da Marco Nicoletti sapientemente illuminati con giochi di luce che creano ombre sulle pareti dal Light designer Roberto Galassi.

Al secondo piano “Strade”, un percorso figurativo e culturale sdoganato e reso fruibile al pubblico da Keith Haring negli anni 70, realizzato da artisti come Enko – Moz1 – Mek – Giorgio Bartocci – Macs – Kor1 street writers importanti che potremmo trovare sulle pareti di palazzi nei viali di New York o Rio come all’angolo del viale di casa nostra, artisti appartenenti al movimento writers della costa adriatica. L’evento fornirà al pubblico uno sguardo particolare del mondo del writing. A questo piano l’esposizione è a cura delle Associazione Culturali smART e Zetart.

Al terzo e ultimo piano “No victims yes fashion” guiderà il visitatore nel mondo del design industriale legato alla moda sostenibile con opere realizzate da giovani talenti provenienti da tutta Italia che interpretano il cambiamento dei tempi con oggetti da indossare alternativi agli stereotipi della moda.

Scarpe che utilizzano pasta, Borse con materiali di recupero, abiti pensati con tessuti di origine naturale o realizzati con prodotti di riciclo. CNA Federmoda, Riccione Moda Italia e Riccione Preview hanno coordinato i ragazzi in questo progetto che con il filo che unisce ha visto nel 2009 il patrocinio della FAO e dell’ONU per l’anno internazionale delle fibre naturali dando cosi un contributo al miglioramento alle condizioni di vita di milioni di agricoltori che le producono.

http://www.capodannorimini-2013.eu/crazyactivity-mostra-di-creativita-a-riccione-per-capodanno/

By

Un interessante articolo sull’evoluzione del turismo ben scritto!

La costa romagnola ha conosciuto un primo sviluppo turistico tra le due guerre, quando l’artistocrazia italiana e le nuove classi dirigenti borghesi incominciarono ad affollare gli arenili di questa lunghissima lingua di spiaggia sabbiosa, che dalla laguna veneta scende fino alla costa marchigiana, dove la sabbia è sostituita dai ciottoli e poi dall’alta scogliera del Monte Bartolo, sopra Gabicce Mare.

Fu Benito Mussolini, romagnolo doc di Predappio, a lanciare Rimini e Riccione negli anni Trenta del 1900, quando si recava in vacanza in Romagna assieme alla crème del regime, ma anche a quella della monarchia sabauda. Federico Fellini, riminese doc come Hugo Pratt, nel suo divertente film Amarcord ricorda “La Gradisca”, avvenente signorina dell’epoca che concedeva le sue virtù al principe Umberto, accogliendolo nel talamo del Grand Hotel di Rimini, con quell’espressione un po’popolare e decisamente romagnola nell’accento che ha fatto sognare generazioni di baldi playboy italiani e stranieri, cui le romagnole hanno saputo regalare il sogno di una vacanza romantica ma anche godereccia. Gli aitanti bagnini dell’epoca in compenso, non sono stati secondi a nessuno nel corteggiare e conquistare le grazie delle tante bagnanti, che giungevano in Romagna con il sogno di un’avventura che non fosse solo romantica. Olandesi, tedesche e svedesi hanno conquistato l’immaginario collettivo come dee dell’amore anche se le italiane non sono mai state seconde a nessuna…

Continua su….

http://www.capodannorimini-2013.eu/storia-rimini-mussolini-monarchia-sabauda-fellini-hugo-pratt/

By

Il marketing tribale, tra postmodernismo e web 2.0

Come afferma Bernard Cova oggi viviamo in una situazione unica, siamo per la prima volta davvero liberi. La postmodernità sarebbe infatti caratterizzata da un estremo individualismo, “logico punto di arrivo della modernità, durante la quale si è perseguito in ogni modo l’affrancamento da tutti i legami sociali”, per questo motivo molti hanno definito l’epoca attuale anche come l’era dell’individualismo.

Al tempo stesso appaiono chiari i tentativi dell’individuo post moderno, sempre più isolato e incerto, di riaggregazione sociale e di ristabilimento di legami sociali arcaici e comunitari, sulla base di libere scelte emotive e passionali, più che razionali.

Ecco che quindi entrano in gioco quelle che Cova chiama neotribù o tribù postmoderne, ovvero gruppi che presentano una doppia identità, insieme primaria e secondaria, che rende possibile agli individui mantenere alto il livello di autonomia pur facendone parte.

Le tribù postmoderne sono più effimere, fragili e instabili di quelle tradizionali, ogni individuo infatti può far parte di più tribù, in cui svolge più ruoli, indossa maschere molto diverse fra loro e può uscire dal gruppo quando vuole. Si mantiene quindi molto alto il livello di libertà e autonomia in comunità in cui il controllo esercitato sui membri è molto più debole e non esistono regole troppo rigide o pesanti, regole che gli individui postmoderni non avrebbero intenzione di rispettare.

Questa la definizione di tribù:

Una tribù postmoderna (o neotribù) è un insieme di individui non necessariamente omogeneo (in termini di caratteristiche sociali obiettive) ma interrelato da un’unica soggettività, una pulsione affettiva o un ethos in comune. Tali individui possono svolgere azioni collettive intensamente vissute, benché effimere

Le tribù postmoderne possono avere diversa natura, legata alla diversa passione che accomuna i vari membri. Esistono comunità formatesi intorno ad uno sport estremo o ad una fede calcistica, intorno ad un hobby come il giardinaggio o l’astrologia, le associazioni ambientaliste o in difesa dei diritti umani, così come possono esistere tribù formatesi intorno ad un marchio o un prodotto. Ciò che accomuna tutte queste tribù però è la reintegrazione di rituali, assistiamo infatti alla proliferazione di rituali di ogni tipo, ognuno dei quali necessita dei propri supporti:

– Le cose (gli oggetti di culto)
– Gli abiti (costumi rituali)
– Gli spazi (i luoghi del culto)
– Le parole (formule magiche)
– Le immagini (idoli e icone)

Le possibilità offerte dal Web 2.0 combinate con il desiderio dell’uomo post moderno di comunità, fanno si che moltissime di queste comunità è tribù si configurino come virtuali. La rete infatti offre ad ogni singolo individuo la possibilità di interagire con un numero enorme di utenti e di condividere con questi interessi comuni, sviluppando un vero senso di appartenenza.

Le comunità e le tribù virtuali di fatto rispecchiano appieno le caratteristiche tipiche delle comunità e delle tribù off line. Ciò che le differenzia da queste è la possibilità di dare vita, attraverso la loro azione, ad un cultura partecipativa o ad un’intelligenza collettiva.

Ma cosa ancora più importante forse è che queste comunità rappresentano fondamentali luoghi sociali di discussione, negoziazione ed elaborazione collettiva, in cui ogni membro incita gli altri a reperire sempre nuove informazioni per il bene comune. Un’intelligenza quindi che migliora ogni volta che viene creato un nuovo contenuto e che si esprime attraverso la partecipazione e la collaborazione degli utenti in un ottica produttiva di contenuti, applicazioni e senso.

Tutto quanto detto finora vale non solo per l’individuo postmoderno ma, ovviamente, anche per il consumatore. Oggi è quasi impossibile utilizzare i tradizionali e rigidi criteri di segmentazione dei consumatori, nel tentativo di individuare i differenti stili di vita e le conseguenti attitudini al consumo. Come affermano Cova, Giordano e Pallera nel loro libro, infatti, gli stili di vita così come li definisce Eurisko non esistono più.

Il consumatore postmoderno si muove in maniera dinamica, ha diverse attitudini e desideri in relazione al momento che sta vivendo e al ruolo che sta ricoprendo in quel momento. Ognuno di noi in ogni momento della nostra giornata condivide qualcosa con gli altri, il che ci rende simili fra noi e quindi raggruppabili in un insieme. Possiamo quindi affermare che siamo passati dagli stili di vita ai momenti di vita .Tra le cose che gli individui possono condividere c’è lo spazio sociale, che può essere fisico o virtuale, e ogni spazio sociale ha insito propri codici simbolici, regole e particolari attitudini al consumo.

Compito dell’azienda diventa quindi cercare di raggiungere i propri target proprio attraverso questi luoghi e individuare le modalità più adatte per comunicare con le persone. Individuare le migliori modalità di interazione e di offrire esperienze ed emozioni al consumatore postmoderno è ciò che muove le azioni del marketing tribale ed esperienziale.

 

Alla base del marketing tribale c’è la visione e il desiderio comunitario tipico della società postmoderna, in cui il prodotto si inserisce in quanto totem intorno al quale una tribù si costituisce o in quanto supporto dei propri riti. Il marketing tribale considera quindi le tribù sottoinsiemi di consumatori poco definiti, e l’obiettivo è quello di creare tribù intorno a nuovi prodotti, intesi come vettori di comunicazione e collante sociale, o di supportare tribù già esistenti, sostenendo il legame sociale fra soggetti uniti da una passione comune.

Il marketing tribale gioca su entrambi i piani del tribalismo:

– Il legame effettivo tra due o più individui, uniti dall’affinità;
– Il legame immaginario che permette ad ognuno di sentirsi parte di un tutto comunitario legato ad un oggetto o un luogo, in modo da accedere a un immaginario globale della comunità .

Per attuare efficaci strategie di marketing tribale è necessario che l’impresa individui i raggruppamenti tribali, offra legami e non semplicemente merci e infine metta in comune le competenze delle tribù.

Una tribù è un oggetto poco definito, aperto, è un’aggregazione momentanea che grazie ad emozioni condivise e passioni comuni istaura legami comunitari fra i membri che ne fanno parte. Le aziende devono quindi essere in grado di analizzare quando una tribù nasce, ma anche saper individuare i luoghi delle tribù, i suoi spazi associativi, le sedi di culto, i suoi riti e il suo linguaggio.

Esistono molte tribù nate intorno a un prodotto in maniera spontanea, ma esistono anche tribù indotte dalle aziende, che possono crearle, sopportarle o ospitarle. Ovviamente in quest’ultimo caso le tribù nascono con chiari e dichiarati fini commerciali. Nel primo caso invece, le tribù nascono dai desideri di comunità degli utenti/consumatori e dai loro desideri di avere maggiori informazioni sul prodotto, o su un marchio, e di uno scambio di esperienze e suggerimenti; e in quanto autocostituitesi risultano agli occhi degli utenti maggiormente credibili rispetto alle tribù indotte dalle aziende.

Il secondo compito è quello di considerare un prodotto non solo un bene ma anche un mezzo per creare e mantenere legame tribale. Come già detto in precedenza ogni tribù ha i propri rituali che rinnovano e vivificano la fede nei valori comuni, e ogni rituale si avvale dei propri supporti come gli abiti e gli oggetti, ed è proprio questo terreno fertile per le operazioni di marketing. L’obiettivo dell’azione di un impresa, come leggiamo in Marketing non – convenzionale, è quello di entrare direttamente nell’ambito degli scenari delle tribù, partecipando attivamente alla costruzione delle culture di consumo.

È forse questo il compito più importante perché l’obiettivo è la fidelizzazione di tipo affettivo dei membri delle tribù ad un marchio, in quanto un marchio/prodotto è lì con i suoi clienti ed è parte attiva delle tribù, partecipando ai suoi rituali, sinonimo di emozioni ed esperienze condivise. Ci troviamo di fronte a tentativi di fidelizzazione tribale che consentono di sviluppare un legame affettivo molto più forte di quanto si possa ottenere con la personalizzazione. Il legame plurale che si crea tra i consumatori infatti, con il sostegno di un marchio, è molto più forte della relazione fra impresa è singolo consumatore. Attraverso la fidelizzazione tribale, l’impresa offre ai suoi clienti emozioni e legami sociali, proprio ciò che gli individui postmoderni ricercano oggi nel consumo.

Infine il terzo compito è quello di far uscire le tribù da una dimensione underground per diffonderla a tutto il tessuto sociale. Si passa quindi da una fase del marketing tribale intensivo, attraverso la quale il marchio sostiene la tribù, ad una fase estensiva, attraverso cui la marca cerca di “guadagnare” dalle tribù, fidelizzando nuovi clienti mediante l’aggregazione di nuovi adepti a tali tribù.

La diffusione dell’immaginario tribale all’interno del corpo sociale punta soprattutto sul passaparola. Come già detto le tribù possono conquistare una fiducia quasi incondizionata da parte degli altri utenti e hanno quindi un enorme potere di persuasione, che le imprese possono sfruttare soprattutto con operazioni di marketing virale. È necessario però operare insieme a loro, interagendo e parlando con loro. I mercati oggi sono conversazioni , e occorre che le imprese parlino con i propri clienti, ma utilizzando un nuovo registro, passando cioè da un discorso commerciale ad un discorso non commerciale.

http://bit.ly/d7irNl