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Siti Web & Consulenza Web Marketing

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Consulente SEO a Rimini e Riccione

Consulente SEO a Rimini e a Riccione svolge attività di Search Engine Optimization per la visibilità di siti internet sul web.

Offro consulenza alle aziende e a tutte le attività commerciali turistiche su come presidiare il web con i propri contenuti alla ricerca di centrare l’obiettivo della visibilità massima con la prima pagina su GOOGLE.

 

Per maggiori informazioni sulle mie attività:

www.webmarketing-rimini.com

info@webmarketing-rimini.com

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Consigli di Web Marketing Virale su come usare il Social Pinterest per il Business

Ti sei mai chiesto come la tua azienda possa utilizzare Pinterest in maniera produttiva? Se dicessimo che ultimamente pinterestè sulla bocca di tutti non faremmo nessuna esagerazione. La facilità con cui Pinterest viene utilizzato per conservare immagini, organizzare e condividere le cose che ami, lo hanno reso molto popolare sia tra che persone che tra le aziende.

Ciò che segue sono 26 consigli, una guida dalla A alla Z su come pubblicizzare la propria azienda attraverso Pinterest.

#1: Aggiungere un pulsante “Follow” e/o “Pin It” di Pinterest

Un metodo importante per far conoscere la tua presenza su Pinterest ai tuoi clienti (abituali e potenziali) è quello di aggiungere un pulsante Pinterest. Pinterest ha molte scelte disponibili sulla sua pagina “goodies”. Trova quella che ti si addice. Quando aggiungi un pulsante “Pin It” (“Pin” dagli spilli che si usano sulle bacheche di sughero per evidenziare cose importanti) incoraggi i tuoi clienti e lettori a segnalare i tuoi prodotti su Pinterest attraverso il “Pin”.

#2: I marchi e Pinterest

Sebbene Pinterest ancora non abbia creato una distinzione tra un profilo personale ed uno aziendale (come Facebook), le aziende che lo usano sin dal principio stanno facendo un buon utilizzo delle loro presenze su Pinterest, dei loro “Pin” e delle bacheche che condividono.

Brian Honigman ci fa notare che siccome l’integrazione tra Pinterest e Facebook è disponibile solo per le pagine personali e non per le fan pages, la cosa da fare è quella di scegliere l’email associata al vostro account aziendale di Twitter per impostare il vostro profilo Pinterest.

#3 Crowdsource

Il consiglio di Lauren Drell sul crowdsourcing può essere molto utile per le aziende. Lei suggerisce di chiedere ai vostri fan “pinnare” delle foto che li ritrae con un vostro prodotto e di taggarvi, in seguito voi potrete “ripinnare” queste foto su di una bacheca VIP. “Ciò esprimerà gratitudine verso i vostri fan e mostrerà ai potenziali clienti che ai vostri clienti abituali adorano servirsi dei vostri prodotti.”

# 4: I link “Do Follow”

Pinterest non è solo un’ottima rappresentazione visiva del vostro business, ha anche il bonus extra di incrementare il valore SEO (Search Engine Optimization). Angie Pascale sottolinea che “gli altri grandi siti di social media (Facebook, Wikipedia, ecc.) presero il via grazie ai link “Do Follow”, solo in seguito implementarono i “No-Follows” in modo da eliminare lo spamming. Anche se non possiamo prevedere se Pinterest subirà questo cambiamento espandendosi… l’attuale setup garantisce un’appropriata valenza SEO”.

#5: Etiquette

Prestate attenzione al “pin etiquette” (il codice di condotta) come indicato da Pinterest: siate educati, menzionate le vostre fonti, evitate l’autopromozione, segnalate i contenuti inappropriati e mantenete contatti con lo staff del sito attraverso consigli e opinioni sul lavoro da loro svolto.

Brian Honigman ha delle linee guida da dare alle aziende riguardo la “etiquette”. Attraverso la condivisione di video e immagini provenienti dalle bacheche di altri utenti connessi alla vostra industria, “farete si che il vostro profilo sia attinente alle regole della community e non solo uno spazio promozionale per i vostri prodotti. Metti pin e like sui contenuti che si adattano meglio alla tua community, cosa che rafforzerà la tua relazione con gli utenti nel lungo termine.

#6 : Il focus group

I Like e gli interessi degli utenti di Pinterest sono facilmente visibili da tutti. Lauren Drell sostiene che i marketers possono utilizzare Pinterest come un focus group, visti i milioni di persone che utilizzano Pinterest per “seguire le cose che amano, i luoghi da loro apprezzati, il loro cibi preferiti e le loro ispirazioni.”

Lei propone di andare a curiosare sul conto dei pinner che seguono il vostro marchio e di andare a vedere cos’è che pinnano e chi altro stanno seguendo. “Stanno volontariamente fornendo molte informazioni sui loro interessi, sulle loro passioni, sui loro sogni e cosa li diverte in una maniera molto più naturale rispetto a quanto farebbero in un sondaggio o addirittura su face book, dove devono inserire manualmente ‘sarcasmo’ o ‘viaggiare’ tra gli interessi. Usa queste informazioni a tuo vantaggio per leggere nei pensieri del tuo target di consumatori.”

#7: Accresci i tuoi pin e le tue bacheche Pinterest

“Pinna” e aggiorna le tue bacheche (pinboards) regolarmente in modo di mantenere viva e vegeta la tua presenza su Pinterest. Se aggiorni regolarmente le altre piattaforme dove hai un account, sii sicuro di collegarti a Pinterest ad intervalli determinati in precedenza per vedere cos’è che viene pinnato dalle persone/marchi che già segui, prestando particolare attenzione a “everything” e a “popular pins” (i pin che hanno un elevato numero di Like, commenti e ri-pin). Per farti un’idea su quale tipo di contenuti sono più in voga al momento tra la community di Pinterest vai a curiosare tra i popular pins.

#8: Come usare Pinterest

Il post di Wild Hair Media riguardo a come Whole Foods Market sta usando Pinterest ci mostra dei buoni metodi di utilizzo che altri business possono adottare. Scrivono: “Invece di postare il solito volantino pubblicitario, la Whole Foods si è presa l’opportunità di migliorare l’immagine del proprio marchio.”

Attraverso bacheche a tema come Edible Celebrations, How Does Your Garden Grow, We’re Using to Reusing, Super HOT Kitchens , Sweet Tooth, e Who Wants Dinner, la Whole foods sta pinnando articoli che “si riallacciano ad uno stile di vita che può essere raggiunto facendo acquisti nel loro negozio”.

Quali tipi di bacheche possono migliorare l’immagine del tuo marchio?

#9: Installa il segnalibro “Pin It” sul tuo browser

Il segnalibro Pin It fa in modo che tu possa trascinare un’immagine da qualsiasi altro sito e aggiungerla su una delle tue bacheche. Quando si “pinna” da un altro sito, Pinterest trascina automaticamente il link della fonte in modo di citare l’ideatore originale. Puoi trovare questo segnalibro sulla pagina “goodies” di Pinterest.

#10: Giustificare la propria presenza su Pinterest

Credi di dover giustificare il fatto che la tua azienda sia presente su Pinterest? Ai principianti potrete distribuire questi autorevoli grafici informativi di Monetate, Sarà Pinterest il prossimo a cambiare le sorti del social commerce? Stupiscili con questa informazione: secondo Compete, Pinterest ha raggiunto i 7,2 milioni di visitatori nei soli Stati Uniti nel dicembre 2011.

Potrai anche far presente che secondo il rapporto sul traffico di re-indirizzamento di Shareaholic il quale sostiene che, nel gennaio del del 2012, Pinterest ha gestito più traffico di re-indirizzamento di Google+, LinkedIn e Youtube messi insieme. E che il rapporto di Experian Hitwise piazzò Pinterest nel settimo posto tra i social network, scavalcando Google+ nel numero di visite. Questo sì che attirerà la loro attenzione!

#11: Parole chiave e hashtag

Quando si crea una descrizione per un nuovo pin, si può ottimizzare il pin aggiungendo parole chiave che attirino l’attenzione degli utenti mentre cercano dei contenuti specifici su Pinterest.

Sharon Valkin scrive, “potresti anche aggiungere più di un hashtag (parola chiave) alla fine della tua descrizione. Per esempio, alla fine di un pin che riguarda un vestito potresti aggiungere parole come ‘#fashion, #stile, #vestito, #brillante’. Aggiungine quanti ne vuoi ma fai attenzione, troppi hashtag potrebbero sembrare uno spam.”

#12: Aggiungi i link dei tuoi siti

Vuoi essere sicuro che le persone possano trovarti online? Assicurati di aggiungere i link del sito web e della pagina Twitter della tua azienda sul tuo profilo Pinterest. Puoi anche attirare gli utenti verso specifiche pagine web aggiungendo l’URL nella descrizione del pin.

#13: Me + Collaboratori

Pinterest ha un’ottima funzionalità collaborativa grazie all’opzione di post “Me + Contributors” puoi permettere agli altri di contribuire alle tue bacheche (devono essere già tuoi seguaci per far sì che tu li possa aggiungere).

#14: Il network con gli altri

Francisco Rosales vede Pinterest come un ottimo modo per connettersi con altri utenti. “Connettiti, commenta, metti i like e ripinna gli altri, dopotutto questo e un social network con la S maiuscola. Interagisci con gli altri come fai con Facebook, Twitter e Instagram. Puoi anche espandere il tuo raggio d’azione condividendo i pin su altri network o promuovendo bacheche particolari.”

Puoi anche intrecciare i vari network incollando un pin direttamente sul tuo blog.

#15: Osserva e commenta

È chiaro che i commenti e le osservazioni da parte degli altri utenti sono molto apprezzati su Pinterest. Alle persone piace essere consapevoli che il loro pin è risultato utile e che la loro bacheca è servita da ispirazione. Puoi anche menzionare gli altri utenti in un commento digitando @nomeutente.

#16: Pinterest e il marketing di contenuti

Janet Aronica sostiene che le compagnie B2B o i blog di carattere pubblicitario possono attirare il traffico verso i loro contenuti se riusciranno ad essere creativi. Lei ci offre 5 ottimi esempi:

– Accurati grafici informativi importanti per la vostra azienda.

– Disegnate delle tabelle per condividere delle statistiche per la tua azienda.

– Create più contenuti visivi da far condividere ai vostri seguaci.

– Non elencate i vostri consigli ma apponeteli su di una slide che abbia un impatto visivo utilizzando frasi brevi.

– Includete una foto con ogni post sul blog e fornite ai vostri lettori qualcosa da pinnare.

#17. Foto di qualità

Immagini e video sono il cuore dell’esperienza su Pinterest. Angie offre tre consigli riguardo alle foto:

– Dato che Pinterest predilige le immagini che al testo, è molto importante avere delle foto di alta qualità.

– Assicurati che le tue foto vengano pinnate, i siti Flash non permettono alle foto di essere pinnate.

­- Assicurati che le foto vengano taggate correttamente sul tuo sito in modo che siano indicizzate correttamente su Pinterest.

#18: Traffico di re-indirizzamento

Questo grafico informativo di Monetate ci fa vedere come il traffico di re-indirizzamento su Pinterest di 5 aziende specializzate in abbigliamento sia aumentato del 289% da luglio a dicembre 2011.

Se sei già su Pinterest, controllli i tuoi rapporti analitici? Pinterest è stata una fonte di traffico per la tua azienda? Come lo compareresti ad altri tuoi sforzi?

#19: Cerca i pin dal tuo sito web o blog

Sei curioso di sapere cosa della tua azienda viene pinnato? Utilizzando questo apposito URL http://pinterest.com/source/socialmediaexaminer.com/, possiamo vedere tutto ciò che è stato pinnato attraverso Social Media Examiner.

Consiglio: Sostituiscilo con l’URL della tua azienda (http://pinterest.com/source/AGGIUNGI LA URL DELLA TUA AZIENDA) per visualizzare cosa è stato condiviso dal tuo sito web o blog.

#20: Comunicazione di squadra su Pinterest

Pinterest è un ottimo mezzo per comunicare con i membri del tuo team. Per esempio al quartier generale di Pinterest il team ha una bacheca intitolata “Shopping List delle Cibarie da Ufficio”. I dipendenti pinnano i prodotti di cui potrebbero aver voglia durante la giornata lavorativa su questa bacheca collegata al sito dei grandi magazzini Costco (Costco.com), i quali si impegneranno a consegnare le ordinazioni commissionate dai dipendenti direttamente sul posto di lavoro.

Puoi anche utilizzare delle bacheche creative allo scopo di rafforzare il tuo team. Per esempio una bacheca riguardo all’ultimo libro sul business che hai letto, oppure su un link riguardo al prossimo web-seminario al quale parteciperai. Le possibilità sono infinite!

#21: Rendersi utili

I marchi che hanno deciso di rendersi utili a migliorare Pinterest, stanno andando alla grande. Cosa puoi fare per aiutare Pinterest a migliorare? Potresti ad esempio offrire agli altri le tue nuove idee sulla leadership sul tuo blog, puoi utilizzare i pin e le bacheche per istruire (pinnando video educativi, un libro sul business che hai letto, il link di un blog contenente consigli utili per rendere la vita del cliente più facile oppure dei pin su delle applicazioni per smartphone e iPad produttivi per l’azienda).

#22: Video

I video su Pinterest hanno una sezione a parte a loro dedicata. Brian Honigman sostiene che un ottimo metodo di attirare l’attenzione verso i tuoi video è quello di aggiungere delle annotazioni, in pratica chiedere ai vostri visitatori di pinnare i video che più gli piacciono. Queste annotazioni dovrebbero dire all’utente di “pinnare questo video su Pinterest” o di aggiungere un link sul tuo profilo Pinterest. L’annotazione ha la funzione di ricordare agli utenti di comunicare con voi in un modo diverso su di una community differente.

#23: Commenti di benvenuto e di incoraggiamento

I pin più popolari lo diventano grazie a 3 elementi: i like, i commenti e i re-pin. Piuttosto che aspettare che siano gli utenti a decidere di commentare un pin, puoi stuzzicare tu stesso il loro interesse ponendo una domanda (es.: “riesci ad indovinare dove è stata scattata questa foto?”, “Dicci cosa ne pensi sulle offerte proposte sul nostro nuovo prodotto.”). Sfrutta i nuovi pin e le nuove bacheche come come opportunità per conversare con altri utenti su Pinterest.

#24: Controlla se Pinterest si addice al tuo tipo di azienda

Pinterest potrebbe non addirsi a tutti i tipi di marchi. Angie sostiene “se il tuo marchio ha una buona immagine e sviluppa dei prodotti unici Pinterest potrebbe fa al caso tuo.

– Abbigliamento (uomo, donna e bambino)

– Cibo e bevande (specialmente di particolare realizzazione)

– Architettura

– Arredatore di interni

– Organizzatore di matrimoni

– Tecnologia

– Sport

– Assistenza Sanitaria

– Operatori sociosanitari

– Imprese edili

– Prodotti e servizi per animali domestici

– Prodotti e giocattoli per bambini

– Viaggi

Anche se la tua azienda non corrisponde al quelle sopracitate dovresti comunque controllare in che modo Pinterest potrebbe risultarti utile. Cosa di Pinterest ti intriga?

#25: Perché Pinterest?

Perché le aziende adorano Pinterest? Elenchiamo i motivi:

– Impennate della popolarità

– Abilità nell’attirare il traffico

– Costruirsi una valenza SEO attraverso i link Do Follow

– Compatibilità con più mercati verticali

… solo per elencarne un paio!

A questo punto siamo in grado di capire che, creare una presenza su Pinterest per la tua azienda è senza ombra di dubbio una decisione molto saggia. Tuttavia non fatevi prendere troppo la mano e prendetevi del tempo per assicurarvi se avete realmente le risorse per gestire un’altra piattaforma di social media. Cosa decidi?

#26: Rivista a bassa tiratura

Ti stai ancora ponendo delle domande sull’appeal che Pinterest ha sulla folla? Immagina Pinterest come una amatissima rivista a bassa tiratura e un metodo facilitato con cui gli utenti si muovono fra i contenuti, che sia sul loro desktop o sul loro smartphone. È un metodo visivamente compatibile per gli utenti di interagire con i prodotti e le idee.

Cosa ne pensi? Creerai una presenza su Pinterest per la tua azienda? E se la tua azienda è fosse una delle prime ad adottare questo metodo, quali consigli aggiungeresti? Scrivi i tuoi commenti e poni le tue domande nella sezione in fondo alla pagina.

Fonte: socialmediamarketing.it

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Apprendista automunito con esperienza decennale, laurea e 3 lingue!

Un ossimoro dei tempi moderni.

Più volte negli ultimi anni ho visto annunci di lavoro pubblicati  e convalidati di fatto nelle bacheche del Centro per l’impiego di Rimini con delle falle di incongruenza tra capacità lavorative richieste e tipologia di contratto offerto.

Ricerche per direttori commerciale che soddisfino il requisito di apprendistato, per esempio.

La figura di apprendistato non può ne per esperienza maturata ne per responsabilità adempire a tale compito. Per di più spesso è richiesta autonomia, laurea in economia e commercio, predisposizione al ruolo e la disponibilità alle trasferte. Il tutto unito a pregresse esperienze, conoscenze informatiche, varie lingue straniere e l’uso dell’AUTOMOBILE. Dio grazie conoscere bene l’Italiano, dico io….

Nulla da togliere alla categoria degli apprendisti ma sono capacità e ambiti non confacenti alla loro categoria che dovrebbe essere formata, guidata e accompagnata all’ingresso nel mondo del lavoro.

Non mi capacito come il centro dell’impiego permetta l’inserimento di tali annunci. Frustranti per i giovani in cerca di occupazione, fuorvianti per chi ha raggiunto un certo grado di maturità lavorativa professionale. La moglie piena e la botte ubriaca farebbero comodi a tutti ma sarebbe ora che le aziende del territorio, invece di cercare escamotage per pagare meno tasse allo stato, investissero nella forza lavoro giovane e capace di dare un futuro alla società invece di creare disagio sociale (per i lavoratori) e incompetenza professionale (per la aziende e i relativi clienti).

Tanto tra l’incudine e il martello ci stanno i giovani….

 

Un altra riflessione:i lavori che richiedono personale automunito dovrebbero offrire contratti ad enasarco… ma addirittura apprendistato!!!!

Fuori di ogni possibile buon senso!

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Il marketing tribale, tra postmodernismo e web 2.0

Come afferma Bernard Cova oggi viviamo in una situazione unica, siamo per la prima volta davvero liberi. La postmodernità sarebbe infatti caratterizzata da un estremo individualismo, “logico punto di arrivo della modernità, durante la quale si è perseguito in ogni modo l’affrancamento da tutti i legami sociali”, per questo motivo molti hanno definito l’epoca attuale anche come l’era dell’individualismo.

Al tempo stesso appaiono chiari i tentativi dell’individuo post moderno, sempre più isolato e incerto, di riaggregazione sociale e di ristabilimento di legami sociali arcaici e comunitari, sulla base di libere scelte emotive e passionali, più che razionali.

Ecco che quindi entrano in gioco quelle che Cova chiama neotribù o tribù postmoderne, ovvero gruppi che presentano una doppia identità, insieme primaria e secondaria, che rende possibile agli individui mantenere alto il livello di autonomia pur facendone parte.

Le tribù postmoderne sono più effimere, fragili e instabili di quelle tradizionali, ogni individuo infatti può far parte di più tribù, in cui svolge più ruoli, indossa maschere molto diverse fra loro e può uscire dal gruppo quando vuole. Si mantiene quindi molto alto il livello di libertà e autonomia in comunità in cui il controllo esercitato sui membri è molto più debole e non esistono regole troppo rigide o pesanti, regole che gli individui postmoderni non avrebbero intenzione di rispettare.

Questa la definizione di tribù:

Una tribù postmoderna (o neotribù) è un insieme di individui non necessariamente omogeneo (in termini di caratteristiche sociali obiettive) ma interrelato da un’unica soggettività, una pulsione affettiva o un ethos in comune. Tali individui possono svolgere azioni collettive intensamente vissute, benché effimere

Le tribù postmoderne possono avere diversa natura, legata alla diversa passione che accomuna i vari membri. Esistono comunità formatesi intorno ad uno sport estremo o ad una fede calcistica, intorno ad un hobby come il giardinaggio o l’astrologia, le associazioni ambientaliste o in difesa dei diritti umani, così come possono esistere tribù formatesi intorno ad un marchio o un prodotto. Ciò che accomuna tutte queste tribù però è la reintegrazione di rituali, assistiamo infatti alla proliferazione di rituali di ogni tipo, ognuno dei quali necessita dei propri supporti:

– Le cose (gli oggetti di culto)
– Gli abiti (costumi rituali)
– Gli spazi (i luoghi del culto)
– Le parole (formule magiche)
– Le immagini (idoli e icone)

Le possibilità offerte dal Web 2.0 combinate con il desiderio dell’uomo post moderno di comunità, fanno si che moltissime di queste comunità è tribù si configurino come virtuali. La rete infatti offre ad ogni singolo individuo la possibilità di interagire con un numero enorme di utenti e di condividere con questi interessi comuni, sviluppando un vero senso di appartenenza.

Le comunità e le tribù virtuali di fatto rispecchiano appieno le caratteristiche tipiche delle comunità e delle tribù off line. Ciò che le differenzia da queste è la possibilità di dare vita, attraverso la loro azione, ad un cultura partecipativa o ad un’intelligenza collettiva.

Ma cosa ancora più importante forse è che queste comunità rappresentano fondamentali luoghi sociali di discussione, negoziazione ed elaborazione collettiva, in cui ogni membro incita gli altri a reperire sempre nuove informazioni per il bene comune. Un’intelligenza quindi che migliora ogni volta che viene creato un nuovo contenuto e che si esprime attraverso la partecipazione e la collaborazione degli utenti in un ottica produttiva di contenuti, applicazioni e senso.

Tutto quanto detto finora vale non solo per l’individuo postmoderno ma, ovviamente, anche per il consumatore. Oggi è quasi impossibile utilizzare i tradizionali e rigidi criteri di segmentazione dei consumatori, nel tentativo di individuare i differenti stili di vita e le conseguenti attitudini al consumo. Come affermano Cova, Giordano e Pallera nel loro libro, infatti, gli stili di vita così come li definisce Eurisko non esistono più.

Il consumatore postmoderno si muove in maniera dinamica, ha diverse attitudini e desideri in relazione al momento che sta vivendo e al ruolo che sta ricoprendo in quel momento. Ognuno di noi in ogni momento della nostra giornata condivide qualcosa con gli altri, il che ci rende simili fra noi e quindi raggruppabili in un insieme. Possiamo quindi affermare che siamo passati dagli stili di vita ai momenti di vita .Tra le cose che gli individui possono condividere c’è lo spazio sociale, che può essere fisico o virtuale, e ogni spazio sociale ha insito propri codici simbolici, regole e particolari attitudini al consumo.

Compito dell’azienda diventa quindi cercare di raggiungere i propri target proprio attraverso questi luoghi e individuare le modalità più adatte per comunicare con le persone. Individuare le migliori modalità di interazione e di offrire esperienze ed emozioni al consumatore postmoderno è ciò che muove le azioni del marketing tribale ed esperienziale.

 

Alla base del marketing tribale c’è la visione e il desiderio comunitario tipico della società postmoderna, in cui il prodotto si inserisce in quanto totem intorno al quale una tribù si costituisce o in quanto supporto dei propri riti. Il marketing tribale considera quindi le tribù sottoinsiemi di consumatori poco definiti, e l’obiettivo è quello di creare tribù intorno a nuovi prodotti, intesi come vettori di comunicazione e collante sociale, o di supportare tribù già esistenti, sostenendo il legame sociale fra soggetti uniti da una passione comune.

Il marketing tribale gioca su entrambi i piani del tribalismo:

– Il legame effettivo tra due o più individui, uniti dall’affinità;
– Il legame immaginario che permette ad ognuno di sentirsi parte di un tutto comunitario legato ad un oggetto o un luogo, in modo da accedere a un immaginario globale della comunità .

Per attuare efficaci strategie di marketing tribale è necessario che l’impresa individui i raggruppamenti tribali, offra legami e non semplicemente merci e infine metta in comune le competenze delle tribù.

Una tribù è un oggetto poco definito, aperto, è un’aggregazione momentanea che grazie ad emozioni condivise e passioni comuni istaura legami comunitari fra i membri che ne fanno parte. Le aziende devono quindi essere in grado di analizzare quando una tribù nasce, ma anche saper individuare i luoghi delle tribù, i suoi spazi associativi, le sedi di culto, i suoi riti e il suo linguaggio.

Esistono molte tribù nate intorno a un prodotto in maniera spontanea, ma esistono anche tribù indotte dalle aziende, che possono crearle, sopportarle o ospitarle. Ovviamente in quest’ultimo caso le tribù nascono con chiari e dichiarati fini commerciali. Nel primo caso invece, le tribù nascono dai desideri di comunità degli utenti/consumatori e dai loro desideri di avere maggiori informazioni sul prodotto, o su un marchio, e di uno scambio di esperienze e suggerimenti; e in quanto autocostituitesi risultano agli occhi degli utenti maggiormente credibili rispetto alle tribù indotte dalle aziende.

Il secondo compito è quello di considerare un prodotto non solo un bene ma anche un mezzo per creare e mantenere legame tribale. Come già detto in precedenza ogni tribù ha i propri rituali che rinnovano e vivificano la fede nei valori comuni, e ogni rituale si avvale dei propri supporti come gli abiti e gli oggetti, ed è proprio questo terreno fertile per le operazioni di marketing. L’obiettivo dell’azione di un impresa, come leggiamo in Marketing non – convenzionale, è quello di entrare direttamente nell’ambito degli scenari delle tribù, partecipando attivamente alla costruzione delle culture di consumo.

È forse questo il compito più importante perché l’obiettivo è la fidelizzazione di tipo affettivo dei membri delle tribù ad un marchio, in quanto un marchio/prodotto è lì con i suoi clienti ed è parte attiva delle tribù, partecipando ai suoi rituali, sinonimo di emozioni ed esperienze condivise. Ci troviamo di fronte a tentativi di fidelizzazione tribale che consentono di sviluppare un legame affettivo molto più forte di quanto si possa ottenere con la personalizzazione. Il legame plurale che si crea tra i consumatori infatti, con il sostegno di un marchio, è molto più forte della relazione fra impresa è singolo consumatore. Attraverso la fidelizzazione tribale, l’impresa offre ai suoi clienti emozioni e legami sociali, proprio ciò che gli individui postmoderni ricercano oggi nel consumo.

Infine il terzo compito è quello di far uscire le tribù da una dimensione underground per diffonderla a tutto il tessuto sociale. Si passa quindi da una fase del marketing tribale intensivo, attraverso la quale il marchio sostiene la tribù, ad una fase estensiva, attraverso cui la marca cerca di “guadagnare” dalle tribù, fidelizzando nuovi clienti mediante l’aggregazione di nuovi adepti a tali tribù.

La diffusione dell’immaginario tribale all’interno del corpo sociale punta soprattutto sul passaparola. Come già detto le tribù possono conquistare una fiducia quasi incondizionata da parte degli altri utenti e hanno quindi un enorme potere di persuasione, che le imprese possono sfruttare soprattutto con operazioni di marketing virale. È necessario però operare insieme a loro, interagendo e parlando con loro. I mercati oggi sono conversazioni , e occorre che le imprese parlino con i propri clienti, ma utilizzando un nuovo registro, passando cioè da un discorso commerciale ad un discorso non commerciale.

http://bit.ly/d7irNl

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Rimini – Formazione: pioggia di euro da UE

Fondi EU2 milioni la cifra destinata alla riqualificazione del lavoro e all’occupazione femminile

RIMINI – Due milioni di euro dall’Unione Europea piovono a Rimini per la qualificazione e la formazione. La cifra è stanziata da un avviso pubblico per l’assegnazione di risorse del Fondo sociale europeo indirizzato agli enti di formazione e alle aziende per interventi su imprese e lavoratori.

Per la qualificazione dei lavoratori ci sono 500.000 euro per aggiornare, accrescere e specializzare saperi e competenze, contro la crisi l’avviso mette a disposizione 670.000 euro con i quali la Provincia attuerà progetti volti a sostenere le imprese coinvolte in ristrutturazioni aziendali. Per quanto riguarda l’occupabilità l’obiettivo della Provincia è di promuovere le politiche per aumentare il livello occupazionale in linea con le indicazioni europee.

Circa 850.000 euro andranno per progetti formativi che favoriscano l’inserimento e il reinserimento lavorativo di giovani e adulti e a contrastare e prevenire la disoccupazione di lunga durata. Infine 250.000 euro sono destinati a migliorare l’accesso delle donne all’occupazione. I bandi scadono il 17 febbraio per i progetti sulla qualificazione dei lavoratori e l’occupabilità e il 27 ottobre per le proposte su interventi contro la crisi economica e occupazionale. Per l’assessore alla Formazione e al Lavoro, Meris Soldati, si tratta di “interventi molto importanti che assumono una valenza strategica, sia per le aziende colpite dalla crisi che per i lavoratori che a seguito della perdita del posto devono ricollocarsi sul mercato del lavoro”.

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