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Non procreate bambini, grazie.

Consiglio per le giovani generazioni: crescete, ma per favore non moltiplicatevi.

Per scelta non ho e non voglio figli. Non è questione di vantaggi o svantaggi, ma di indole dell’uomo. Noi esseri umani, come tutti gli animali, siamo portati alla procrezione per la conservazione della specie. Non ha caso la natura ha reso l’atto sessuale piacevole: proprio per favorire nuove nascite. INGANNATI DALLA NATURA.

Sarebbe soprattutto una soluzione contro la sovrappopolazione, l’innalzamento degli oceani e la povertà…

Bambini: “costosi e inquinanti” Ti sta a cuore l’ambiente? Non fare figli!

Puoi vivere in una casa ad alta efficienza energetica, muoverti solo a piedi, in bici o con i mezzi pubblici, volare poco, comprare a chilometri zero, mangiare vegano. Per tutta la vita. Tutto ciò non contribuirà neanche lontanamente a migliorare l’ambiente quanto la decisione di non mettere al mondo un figlio!

no-kidsDel resto i danni della sovrappopolazione sono ormai palesi, solo un bigotto, un paternalista o un celebroleso potrebbero affermare che è il “numero a fare la forza”. Stiamo depauperando questo povero pianeta con la nostra presenza ipertrofica.

Il nostro pianeta non è compatibile con un numero indefinito di esseri umani e dal momento che la pianificazione familiare mondiale non è ancora possibile è bene educare almeno qualcuno a ridurre la natalità. È ora di sfatare il “mito” della procreazione senza se e senza ma.

Gli umani hanno creato molte cose divertenti in un milione di anni ma divertenti solo per gli umani. Al pianeta e al resto delle sue specie abbiamo portato solo guai. Staranno meglio senza di noi. Non parlo di sterminio o suicidi. Dico solo: non procreate, grazie.

Ci sono anche i numeri: ogni figlio “costa” 9.441 tonnellate di CO2, moltiplicando con la sua vita il tuo contributo all’inquinamento dell’atmosfera. E i “danni” della discendenza? Incalcolabili.

Si può uscire da questo schema mentale, da questa consuetudine dettata dall’istinto, da questo modo di vedere le cose talmente diffuso che è spesso definito ovvio, scontato, normale. Il progresso ha poi portato nuovi bisogni e nuovi modi di vivere, dell’atto sessuale si è tolto, con gli anticoncezionali, l’aspetto procreativo lasciando solo il piacere.

E’ sano proiettare sui figli tutti i nostri desideri e le nostre aspirazioni?gink

Oggi gli adulti proiettano un’infanzia ideale sui figli, viziandoli senza responsabilizzarli. Nel contempo, ci si aspetta così tanto da loro in termini di socievolezza, di risultati scolastici, di eccellenza, di successo che i genitori saranno per forza delusi e i figli schiacciati dal peso della pressione. La coppia che non divorzia “per il bene dei figli” e vive una relazione miserabile, o le persone che si privano di un certo tipo di vita, di carriera, di avventura con la scusa dei figli, ma in fondo perché non hanno il coraggio di affrontare e realizzare i propri desideri.
Motivo addotto Vero motivo Alternative consigliate
«Non posso farci niente, è una pulsione biologica.» Non si chiede (o non vuole chiedersi) quali sono le sue motivazioni. Ci sono istituzioni specificamente addette alla cura di coloro che non sono in grado di controllare le proprie pulsioni biologiche.
«Voglio dare dei nipoti ai miei genitori.» È ancora in cerca dell’approvazione dei genitori. Vivere la propria vita ed incoraggiare i genitori a fare altrettanto.
«Semplicemente mi piacciono i bambini.» Ha perso il contatto col proprio fanciullo interiore e con i bambini che già sono al mondo. Ricorrere all’adozione o all’affido. Lavorare con i bambini, insegnare.
«Possiedo geni umani superiori.» Non è in grado di riconoscere un ossimoro. Soffre di megalomania. Fare grandi cose direttamente con i propri geni, piuttosto che aspettarsi che le faccia la prossima infornata.
«Ho bisogno d’aiuto nella mia impresa.» Il lavoro costa troppo. Considera inopportune le leggi sullo sfruttamento minorile. La meccanizzazione offre vantaggi molto più immediati.
«Voglio qualcuno che si occupi di me quando sarò vecchio.» Ha paura di invecchiare. Ha una personalità incline allo sfruttamento. Risparmiare in vista della pensione. Essere gentili col prossimo, così da assicurarsi visite future in istituto.
«La gravidanza e il parto sono esperienze di vita.» L’indottrinamento sociale limita le sue possibili scelte di vita. Dedicarsi ad esperienze di vita diverse.
«Una buona famiglia è essenziale per fare carriera e per avere una posizione sociale salda.» Soffre di insicurezza sociale. Vuole un figlio da esibire come trofeo per migliorare il proprio status. Per le occasioni speciali, affittare dei bambini da un’agenzia che si occupa di talenti. Ricorrere ad altri simboli di status comunemente riconosciuti come prestigiosi.
«Vogliamo creare una nuova vita che incarni il nostro amore reciproco.» L’ego moltiplicato per due meno l’immaginazione fa tre, o anche di più. Dedicarsi al giardinaggio. Adottare un torrente o un sentiero. Darsi al recupero di animali abbandonati. Proteggere e recuperare ecosistemi per incarnare il proprio amore.
«Voglio dei figli miei (che ancora non esistono) per avere tutte quelle cose che non ho mai avuto.» Infanzia, desideri e fantasie insoddisfatti. Affrontare i rimpianti e godersi la vita. Curarsi dei bambini che già sono al mondo.
«Voglio portare avanti il nome della mia famiglia.» Tenta di compiacere il padre. È vittima delle superstizioni legate al mito della linea del sangue familiare. Creare qualcosa di duraturo e dargli il nome della famiglia. Donare sangue per perpetuarne la linea.
«Voglio vedere una versione in piccolo di me stesso.» Manifesta egocentrismo. Manca di gratificazione dell’io. Ordinare una bambola su misura a propria immagine. Costruirsi una vita in grado di fornire gratificazioni.
«Dio vuole che io lo faccia.» Manifesta obbedienza acefala ai piazzisti del dogma che vogliono un gregge più numeroso. Investigare la vera natura di Dio, qualsiasi cosa crediate che Dio sia.
«Mia moglie/mio marito vuole un figlio.» Si arrende per timore di perdere il partner. Comunicare i propri veri desideri. Il partner potrebbe credere che a volere dei figli siate proprio voi. Affittare una bambola che simuli un bambino in modo realistico.
«Voglio un figlio che sia sangue del mio sangue.» Desidera un’estensione del proprio ego. È potenzialmente razzista. Riconoscere il valore della gente con un corredo genetico diverso dal proprio.
«Per me è una questione spirituale.» Trova che ogni altra ragione sia troppo facile da scardinare. Rivolgersi ad esperienze che siano veramente spirituali.
«Ho sempre voluto dei figli, è quel che fa la gente normale.» Accetta supinamente i condizionamenti culturali. Provare a considerare delle alternative. Interrogarsi circa le proprie aspettative. Ricorrere all’adozione.
«Voglio cementare la relazione col mio partner.» Teme il fallimento del proprio matrimonio. Parlarsi per rafforzare la relazione. Fare delle vacanze insieme per rendere più solido il legame di coppia.
«Amo i bambini.» Ha una visione a breve termine della realtà. I bambini diventano presto adulti. Dedicarsi ad un mestiere nel quale ci si occupa di bambini.
«Essere madre è la più elevata delle vocazioni femminili.» È stata indotta a credere che compiacenza e libera scelta siano la stessa cosa. Si può essere madri o padri anche senza mettere al mondo dei figli. Molti bambini attendono che qualcuno dia loro una casa.
«Mio figlio potrebbe trovare il modo per salvare il mondo.» Soffre del complesso della “Madre di Dio” (quel complesso può colpire anche gli uomini). Se vuoi che una cosa sia ben fatta, fattela da te.
«Sto tentando di avere un maschio/una femmina.» Manifesta egocentrismo, insicurezze circa la propria identità sessuale e insoddisfazione verso i figli che ha già. Apprezzare quel che si ha, tenendo presente che i figli attuali potrebbero provare risentimento verso i fratelli/sorelle del sesso preferito dai genitori.
«Lo voglio e basta.» Lo vuole e basta. Avere dei figli preclude la maggior parte delle altre cose che si vogliono e basta.
«Voglio qualcuno che mi ami e che non mi lasci mai.» Ha paura d’essere abbandonato. Manifesta problemi di relazione. Amare per essere amati. Accettare il cambiamento ed affrontare le perdite.
«La nostra economia ha bisogno di lavoratori giovani per sostituire quelli che vanno in pensione.» È desideroso di sacrificare i propri discendenti per il bene dell’Economia Nazionale. L’automazione riduce il bisogno di schiavi del salario. Prendere in considerazione i diritti di coloro che ancora non sono stati concepiti di rimanere tali.
«Il mondo ha bisogno di più gente come noi, o saremo sopraffatti numericamente.» Manifesta elitismo e xenofobia. Considera l’eugenetica un rimedio più semplice da attuare rispetto al genocidio. Convertite gli altri alla vostra causa, così ci saranno più persone come voi e meno come “gli altri”.
«Posso anche farlo, tanto il pianeta ormai è comunque condannato.» Natalismo nichilista. Prendere in considerazione il valore etico del condannare alla vita e alla morte un innocente in un mondo destinato al collasso ecologico.
«Mi piacerebbe ottenere un senso di immortalità.» Teme la morte e la non-esistenza. Accettare la caducità. Diffondere le proprie idee anziché i propri geni. Gli eredi di Socrate non sono identificabili, ma le sue idee continuano ad esistere.
«Il mio orologio biologico è impazzito.» Nelle società puritane si trova difficile accettare che il picco del desiderio sessuale, nelle donne, arrivi tra i 30 e i 50 anni d’età. Disattivare quella bomba mentale impiantata culturalmente. Fare l’amore senza fare figli va benissimo.
«Non lo so.» Non ci ha mai pensato. Soffre di conformismo acefalo. Pensare prima di procreare — si potrebbe finire per decidere di non farlo.
«Più avanti negli anni, quando sarà troppo tardi, potrei pentirmi di non aver fatto quell’esperienza.» Teme le preoccupazioni future e che la vita fugga troppo in fretta. Non è possibile provare ogni esperienza. Molto meglio rimpiangere di non aver avuto figli che rimpiangere d’averli avuti.
«Non voglio negare ai miei figli (che non esistono ancora) le gioie dell’esistenza.» Ignora la mancanza di gioia nei bambini che sono già al mondo. Promuovere l’esistenza della gioia, piuttosto che immaginarla nella mera esistenza.
«La procreazione è stata tradizionalmente una fonte di rafforzamento personale per le donne.» Teme la mancanza di potere. desidera quel potere e quel rispetto che la società sembra dare alle madri ma che certamente sottrae ad altri. Le madri ricevono più un sostegno fatto di sole parole che del vero rispetto. Rincorrere una famiglia non costituisce “rafforzamento”. Cercare fonti di rafforzamento che siano tali di per se stesse.

«Si possa noi vivere a lungo edestinguerci»

Invito a non aver timore a parlare apertamente, senza peli sulla lingua, della scelta di non avere figli. Parlarne con chi è un genitore e chi non lo, senza la paura di ferire i sentimenti altrui, può aiutare ad avere interessanti simpatiche conversazioni..

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Buona Pasqua… Solidale e Salutare!

Le diete vegetariane correttamente bilanciate sono salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale e comportano benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie.

I vegetariani sono più sani e hanno molte meno probabilità di avere problemi cardiaci. Un terzo delle probabilità in meno per la precisione. Lo dice lo studio EPIC-Oxford condotto in Gran Bretagna su 45.000 persone, di cui il 34% vegetariani, secondo cui il cuore dei vegetariani è più sano di chi mangia pesce e carne. Si tratta del più grande studio condotto finora per valutare in che modo le abitudini alimentari possano influenzare la nostra salute. E a ben vedere non è nemmeno l’unico. Sul web si trovano tantissimi studi che “confermano” l’effetto protettivo della dieta vegetariana, in particolare sulle malattie che riguardano l’apparato cardiovascolare. La scelta vegetariana è una vera e propria filosofia di vita: una filosofia in cui l’amore per la sapienza e per la conoscenza e l’accoglienza di sè, degli altri, del mondo con le sue leggi naturali e metafisiche, sfuma completandosi nell’amore verso gli animali dimostrando una scelta etica che esprimerebbe una personale consapevolezza superiore.

Inoltre non mangiare carne è una scelta solidale perchè potrebbe portare ad affrontare in altro modo il problema della fame nel mondo, visto che tanti squilibri tra paesi ricchi e paesi poveri dipendono anche dalla diffusione di allevamenti intensivi che sottraggono proteine vegetali all’alimentazione umana. E’ quindi una scelta solidale da un punto di vista ecologico perchè potrebbe portare ad affrontare problemi in parte causati anche dall’utilizzo di vasti territori per l’allevamento, quali deforestazione, desertificazione, inquinamento.

E’ una scelta per la salute perchè tiene conto della nostra predisposizione costituzionale all’alimentazione vegetariana. Infatti comparando le nostre unghie, la nostra dentatura, il nostro apparato digerente non possiamo dirci certamente degli animali carnivori, pur potendoci adattare, per motivi ambientali, all’onnivorismo; siamo invece una specie particolare di frugivori-granivori, cio’ dovremmo cibarci di frutti e grani della terra ( frutta, verdura,cereali, legumi, semi etc

Provare per credere, buona Pasqua.

Vegetariano

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Le città del futuro saranno più “verdi” grazie al biocemento

Il settore delle costruzioni, da sempre considerato nemico dell’ambiente e più in generale del verde, sacrificato per lasciar spazio a palazzi e strade, potrebbe presto rifarsi l’immagine grazie ad un nuovo “cemento biologico” sviluppato presso la Universidad Politecnica de Catalunya (UPC). Un team di ricercatori, infatti, ha annunciato di essere impegnato nella realizzazione di un “calcestruzzo” in grado di assorbire l’anidride carbonica.

Città meno inquinate, la Co2 sarà divorata dai licheni che popolano il “cemento” – Un rivoluzionario biocemento che potrebbe esser usato, si spera già entro pochi anni, per la costruzione di quelle città del futuro tanto auspicate quanto al momento irrealizzabili. Stando a quanto spiegato dagli scienziati, questo innovativo materiale è in grado di ospitare su se stesso licheni, muschio e microalghe: organismi indicati per l’assorbimento di Co2 dall’atmosfera. Il materiale realizzato dagli scienziati di Barcellona è infatti un “cemento organico” costituito da colonie di microrganismi.

L’unico difetto per ora riscontrato risulterebbe nell’aspetto estetico – Gli edifici sarebbero infatti di un colore non particolarmente apprezzato. Per ovviare a questa carenza, gli studiosi stanno sperimentando alcuni sistemi che permetteranno di ottenere delle colorazioni differenti o, questo è un progetto ancora più ambizioso, delle tonalità in grado di mutare nel corso delle stagioni. Allo stato attuale sono stati portati avanti due differenti tipologie di prodotto: il primo è un fosfato di magnesio, caratterizzato da un ph acido, che non richiede particolari manutenzioni e ha una forte capacità di rigenerazione a impatto zero; il secondo è un portland carbonato, dal ph pari a otto, idoneo a essere utilizzato in aree con climi analoghi a quelli dell’Europa mediterranea. Entrambi presentano poi anche una capacità di miglioramento dell’efficienza energetica dell’edificio e dell’isolamento termico.

di Vale Riccione

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Adotta un delfino!

Adottando un delfino aiuterai concretamente il progetto di Adria Watchers proteggendo i tursiopi che abitano le acque del nord Adriatico e contribuirai, con consapevolezza, alla salvaguardia di tutti i delfini e il loro ambiente naturale.

Hook, Macchia, Freccia, Fleppy ti aspettano..

http://www.adriawatchers.org/adozione.php

Le priorità di Adria Watchers sono:

  • studiare la distribuzione e la densità relativa dei grandi Vertebrati marini del nord Adriatico.
  • evidenziare eventuali aree di particolare importanza per la specie Tursiops truncatus;
  • attuare un programma di foto-identificazione;
  • comparare le fotografie, provenienti da altri gruppi di ricerca che operano in Adriatico settentrionale (Italia, Slovenia e Croazia), per valutare se gli individui che si incontrano in acque italiane sono gli stessi che frequentano le altre zone, nazionali e internazionali;
  • effettuare programmi di divulgazione scolastica tarata per formazione media (inferiore e superiore) sino alla superiore;
  • effettuare programmi di divulgazione ai turisti, illustrando le specie presenti nel mare Adriatico, la biologia dei delfini e semplici regole per non inquinare il mare.

Maggiori info su

http://www.adriawatchers.org

 

 

 

 

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Un incidente grave si può “ragionevolmente” prevedere ogni vent’anni.

Le nostre centrali fan più paura della nube radioattiva

Le centrali nucleari più vecchie (come quella di Fukushima) sono le più pericolose, ma anche, per chi le gestisce, le più redditizie. È per questo che la loro vita viene spesso allungata rispetto alla licenza iniziale, aumentando i rischi. Il professor Francesco D’Auria, docente di Ingegneria Nucleare all’Università di Pisa, spiega – col conforto dei numeri – come un incidente grave (fino alla fusione del nocciolo) si possa ragionevolmente prevedere ogni vent’anni.

24 marzo 2011 – 16:15

Professor D’Auria, un evento come quello alla centrale nucleare di Fukushima può essere considerato un “cigno nero”; risultato soltanto di un evento del tutto imprevedibile (o poco prevedibile) come il sisma e lo tsunami che hanno colpito il Giappone l’11 marzo?
No. E lo dico stando ai numeri. In Ingegneria nucleare, la probabilità di avere una fusione del nocciolo è di 10 alla meno quattro: 0,0001%. Se vogliamo dare un significato pratico più immediatamente percepibile alla matematica, ciò significa che un incidente estremamente grave capita statisticamente una volta ogni 10.000 anni/reattore. Agli inizi della tecnologia sembrava una probabilità infinitesimale. Ma capite bene che con 443 rettori al mondo, ogni anno si accumulano quasi 450 anni/reattore. Il che vuol dire che si può stimare un incidente importante grossomodo ogni 20 anni. Da quello di Černobyl’ ne erano passati 25… Statisticamente parlando, una Fukushima era assolutamente prevedibile.

L’impianto giapponese è finito tra le polemiche anche perché era molto vecchio. Cresce davvero il rischio oltre i 40 anni di vita dei reattori?
Sì. Con i nuovi reattori di terza generazione le probabilità di incidente grave scendono a 10 alla meno 6. Insomma, uno ogni un milione di anni/reattore. Ma adesso quelli in circolazione sono tutti piuttosto obsoleti. Anche perché, dopo l’incidente del 1979 a Three Mile Island, c’è stato un rallentamento nella costruzione di nuove centrali. La maggiore vulnerabilità dipende da un danneggiamento dei materiali strutturali causato dalle radiazioni. In particolare, soffre il recipiente in pressione. Per gran parte dei reattori di tecnologia sovietica il limite è di 30 anni. Negli Stati Uniti, dopo revisione, si è portato a 50 anni, previa licenza.

Ma anche in Europa si parla di proroghe…
Ovunque lo si è fatto. Anche la centrale di Fukushima, del resto, aveva ottenuto un allungamento della vita solo poche settimane prima dell’incidente… Si sta studiando la tecnologia per rendere più longevi i reattori. Il nuovo EPR Areva che si sta costruendo per la prima volta a Olkiluoto, in Finlandia, arriverà a 60 anni, e si lavora, in progettazione, per andare oltre in un futuro non troppo lontano.

Ma perché si deroga al limite stabilito inizialmente?
La questione è unicamente finanziaria, e non solo per gli alti costi del decommissioning. Ancora una volta parlano i numeri: il prezzo di un reattore è di circa 3,5 miliardi di euro. Uno da 1000 Megawatt produce energia per 1 milione di euro al giorno. Ci vogliono dunque circa dieci anni, facendo due conti grossolani, per ammortizzare la spesa iniziale. Negli altri trent’anni ci sono solo le spese di gestione. Ma, grazie all’ammortamento e agli interessi sul capitale, è proprio dopo i 40 anni che le centrali si fanno più redditizie: praticamente non ci sono più costi ma solo guadagni. Purtroppo diventano così convenienti quando sono anche più pericolose. E questo ci espone a qualche rischio.

Paolo Stefanini

http://www.linkiesta.it/le-nostre-centrali-fan-piu-paura-della-nube-radioattiva

Fukushima come Chernobyl? Se non è il caso, per i Paesi europei, di gridare all’allarme nucleare (lo fa capire l’ISPRA, come vedremo), resta tuttavia alto lo stato di attenzione nei confronti degli effetti che la nube radioattiva potrà portare con sé anche nel nostro continente.

A 33 giorni dal terremoto – tsunami che ha devastato l’intera regione nord est del Giappone, ecco che le conseguenze degli incidenti ai reattori che si sono verificati alla centrale di Fukushima vengono tenuti sotto stretto controllo dalle organizzazioni europee. In questi giorni, un rapporto pubblicato dalla Ong francese CRIIRAD (Commission de Recherche et d’Information Indépendantes sur la Radioactivité) indica come, fra le possibilità di rischio contaminazione, non sia da sottovalutare l’eventualità di contagio da acqua piovana.

Le rilevazioni effettuate dai ricercatori in collaborazione con l’IRSN Institut de Radioprotection et de Sureté Nucléaire, infatti, hanno registrato nei giorni scorsi delle concentrazioni “sospette” di iodio-131 nell’acqua piovana raccolta a campione nel sud est della Francia (dunque a poca distanza dai confini con l’Italia) e nel latte fresco prelevato a fine marzo. Questo significa che già da almeno due settimane il rischio contaminazione è potenzialmente attivo, almeno in Europa centro – occidentale e meridionale.

Di conseguenza, i ricercatori della CRIIRAD invitano le popolazioni europee a evitare, se possibile, di bere acqua piovana e di sottoporla a controlli più rigorosi se se ne prevede l’utilizzo agricolo e industriale.

Si può, dunque, facilmente comprendere come i rischi di una contaminazione non riguardino solo la Francia, ma anche le Nazioni vicine: Belgio, Svizzera, Germania. E Italia.

Lo Stivale si dovrà, dunque, preparare a rigidi controlli sull’acqua piovana e sulle colture? Dovremo anche noi evitare di mangiare spinaci, bietole, cavoli, alcune fra le verdure più sensibili alla contaminazione da iodio-131 che le autorità giapponesi, come da noi riportato nei giorni scorsi, invitano la popolazione a evitare? E per il latte, che è fra gli alimenti più consumati dai bambini – la categoria più vulnerabile – e (ma guarda un po’?), anch’esso informalmente “vietato” in Giappone?

Secondo l’Ispra (l’Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), che dallo scorso 12 marzo – all’indomani del terremoto – tsunami –monitora il livello di radioattività da iodio-131 e cesio-137 nell’aria e nel suolo, I risultati delle prime misure effettuate sui vegetali a foglia larga a partire dal 30 marzo hanno evidenziato piccole tracce di iodio-131, compresi fra 0,04 Bq/kg e 0,80 Bq/kg, e cesio-137 compresi fra 0,07 Bq/kg e 0,66 Bq/kg. Si evidezia che, al momento, non è possibile correlare direttamente, sulla base di queste misure, tale presenza di cesio-137 ai rilasci nell’atmosfera generati dall’incidente in Giappone, sia per la presenza ubiquitaria di cesio-137 a seguito del fallout degli esperimenti nucleari degli anni 60 che delle ricadute dell’incidente di Chernobyl, nonché per l’assenza di rilevazione di Cesio 134. Va peraltro tenuto presente che il livello massimo ammissibile di radioattività stabilito dai regolamenti Euratom per il Cesio 137 è pari a 1250 Bq/kg; I valori rilevati non hanno alcuna rilevanza dal punto di vista radiologico e sono tali da non costituire alcun rischio di tipo sanitario”.

Abbiamo scelto di riportare integralmente la prima parte del comunicato emesso, alle 11 del 12 aprile (martedì scorso), per comprendere meglio come, secondo l’Ispra, i livelli di radioattività non siano tali da fare scattare un allarme nucleare. Tuttavia, i ricercatori della CRIIRAD indicano come, a seguito della Direttiva Euratom del 1996, non si può stabilire che la quantità di elementi radioattivi rilevati in Europa non sia potenzialmente pericolosa: qualsiasi contaminazione radioattiva superiore a 10 millisievert / annonecessita l’avvio di immediate strategie di contenimento. Anche perché non è facile stabilire come si possono raggiungere 10 millisievert / anno di contaminazione. Certo, i bambini e le donne in stato di gravidanza possono essere i soggetti maggiormente a rischio. E c’è di più: lo iodio-131 e il cesio-137 non dovrebbero affatto essere presenti, in situazioni di normalità.

D’altro canto, nelle scorse ore Fukushima è stata accomunata a Chernobyl. Questa è la domanda che ci poniamo: è così difficile, per le autorità italiane, invitare i soggetti più deboli a evitare di assumere latte e ortaggi a foglia larga? Non saremo di fronte a un allarme nucleare allo stesso livello del Giappone, ma – come si dice – la prudenza non è mai troppa.

http://www.greenme.it/informarsi/ambiente/4604-nube-radioattiva-contamninazione-nucleare-fukushima-criirad-ispra

Un grido di allarme sulle contaminazioni in Europa è lanciato da un’ong francese, la Criirad (Commission de recherche et d’information indépendentes sur la radioactivité). Sotto accusa lo iodio 131.

In Francia le rilevazioni dell’Irsn (l’ultimo bollettino disponibile in rete è il numero 12 dell’8 aprile) danno tracce di iodio, di cesio 134 e cesio 137, e di tellurio 132 per alcuni centesimi di millibecquerel per metro cubo. Lo iodio 131 è presente anche sotto forma gassosa e nelle acque tra 0,5 Bq/L e 3,0 Bq/L. Iodio 131 è nel latte di capra (0,43 Bq/L) e in quello di vacca (0,15 Bq/L).

Le conclusioni, rispetto al 1986 di Chernobyl, sono che  la contaminazione  è di scarsa rilevanza per la salute umana. Questo in sostanza spiega l’Irsn. Tutto chiaro? Nient’affatto. Come spiega il Criirad donne incinte e bambini piccoli devono invece fare attenzione. Allarmismo? Non sono in grado di valutare. Dico solo che in Italia l’Ispra non offre un quadro altrettanto chiaro. In ogni caso la contaminazione rile ata dall’Agenzia protezione ambiente di Bolzano – una delle sentinelle più importanti sul territorio italiano – non presenta al momento anomalie significative.

Ma che cosa dice l’Icrrad?

L’ente – di base a Valence (www.criirad.org) – sta dando avvisi per le donne incinta e i neonati, in merito al “comportamento rischioso” di assumere latte o vegetali a foglie larghe.

Dopo che la nube radioattiva, proveniente dall’incidente nucleare di Fukushima, ha raggiunto l’Europa alla fine di marzo u.s, il CRIIRAD (http://www.criirad.org/), ha detto di aver rilevato iodio radioattivo 131 nell’acqua piovana del sud-est della Francia.

In un test parallelo l’Istituto Francese per la Protezione da Radiazione e Sicurezza Nucleare (IRSN), ovvero l’istituzione pubblica che fa monitoraggio dei rischi nucleari e da radiazioni, ha trovato lo iodio 131 nel latte. In tempi normali, non si dovrebbe riscontrare iodio 131 in acqua piovana e latte.

In risposta a migliaia di richieste da parte dei cittadini preoccupati del fallout in Europa dal disastro nucleare di Fukushima, il CRIIRAD ha compilato un pacchetto di informazioni sui rischi di contaminazione da iodio 131 in Europa.

Il documento (http://www.criirad.org/actualites/dossier2011/japon/risques_en_france_v5.pdf), pubblicato il 7 Aprile, mette in guardia dal consumare acqua piovana e dice che i gruppi vulnerabili sono i bambini e le donne incinta e che allattano. Costoro dovrebbero evitare di consumare vegetali a foglia larga, latte fresco e formaggi cremosi.

Non si possono più considerare irrilevanti i rischi derivanti da contaminazione prolungata tra i gruppi vulnerabili della popolazione, quindi ora è necessario evitare un “comportamento rischioso”, ha dichiarato il CRIIRAD, che allo stesso tempo, però, sottolinea che non serve chiudersi in casa o prendere pastiglie di iodio.

CRIIRAD dice anche che le sue informazioni .non sono applicabili solo alla Francia, ma anche ad altri Paesi europei, poichè il livello di contaminazione dell’aria al momento è lo stesso in Belgio, Germania, Italia e Svizzera.

I dati che provengono dalla costa occidentale degli USA, che ha ricevuto il fallout radioattivo 6-10 giorni prima della Francia, rivela che là sono 8-10 volte maggiori.

L’istituto sottolinea anche non c’è rischio a stare sotto la pioggia senza protezione, ma che c’è anche il rischio a consumare acqua piovana.

Per quanto riguarda l’acqua del rubinetto, grandi bacini sotterranei o ampi fiumi non dovrebbero presentare problemi. Ma l’istituto suggerisce che la situazione idrica proveniente da riserve che raccolgono acqua piovana da uno o più spartiacque, come laghi sui pendii, debba essere esaminata più attentamente.

Per quanto riguarda bagnare il proprio orto con l’acqua piovana, il CRIIRAD avverte di bagnare solo la terra e Non le foglie dei vegetali, poiché l’assorbimento è più veloce e significativo sulle foglie che sulle radici.

Spinaci, insalata, cavoli e altri vegetali a foglia larga sono particolarmente sensibili allo iodio 131, se coltivati all’esterno ed esposti all’acqua piovana. Lavare i vegetali NON è di aiuto, poiché lo iodio 131 è metabolizzato dalle piante in modo molto veloce, fa notare il CRIIRAD.

Latte fresco e formaggi molli e cremosi, come carne proveniente da bestiame che è stato all’esterno e ha mangiato l’erba, cosi come i cibi che sono stati indirettamente contaminati, devono essere monitorati. La contaminazione in latte e formaggi di capra e pecora può essere più amplificata che nel latte di mucca.

La Euratom Directive (direttiva Euratom: http://ec.europa.eu/energy/nuclear/radioprotection/doc/legislation/9629_en.pdf) del 13 Maggio 1996 stabilisce i principi generali per gli standard di sicurezza sulla protezione nucleare in Europa. Secondo la direttiva, l’impatto della attività nucleare può essere ignorata se le dosi di radiazione non eccedono 10micro sieverts (mSv) all’anno. Oltre questo valore, si devono prendere in considerazione misure possibili per ridurre l’esposizione

Mentre lo iodio radioattivo 131 è per lo più presente nell’aria sotto forma di gas, il CRIIRAD fa notare che nel caso del fallout di Fukushima, il maggior problema è limitare la ingestione di iodio 131. (qualche punto interrogativo sorge, dato che si sta parlando di fuoriuscita di plutonio e uranio, ben peggiori dello iodio, ndt)

CRIIRAD fa notare che la quantità di iodio 131 in grado di fornire una dose di 10 mSv varia enormemente dall’età del consumatore. I bambini fino a 2 anni sono i più vulnerabili e l’ingestione di 50 becquerel (Bq) è abbastanza per fornire al corpo una dose di 10 mSv, a detta dell’Istituto. Se il cibo (vegetali a foglie, latte etc.) contiene tra 1 e 10Bq per kg o di più, è possibile che il riferimento di 10 mSv possa essere superato in due o tre settimane, aggiunge.

I valori di iodio radioattivo131 misurati dall’Istituto Francese per la Protezione da radiazioni e sicurezza nucleare (IRSN) negli ultimi giorni indica i seguenti livelli di variazione:

– 0,08 Bq/kg in insalata, spinaci, porri in Aix-en-Provence,

– 0,17 Bq al litro nel latte a Lourdes,

– 2,1 Bq al litro in latte di capra in Clansayes.

Il CRIIRAD fa notare che “elevate quantità di materiale radioattivo sono state rilasciate dall’impianto nucleare di Fukushima a partire dal 12 Marzo 2011. Il 5 Aprile, 24 giorni dopo l’incidente, questo rilascio di sostanze continua.

Questo significa che “le masse contaminate trasportate dall’aria, in Europa, dureranno fintanto che c’è movimento dei gas di aerosol radioattivi sopra i 15,000 km”.

L’Istituto ha messo anche in guardia sul fatto che se verranno rilevati più incendi o se gli operatori saranno costretti a rilasciare più vapore per prevenire esplosioni ad idrogeno, ci sarà una ulteriore e notevole fuoriuscita di scorie radioattive.

la Radiazione viene misurata in Millisievert (mSv).

1.0 mSv per anno viene considerato sicuro e innocuo dalla scuola di medicina.

1.2 mSV è la dose di una radiografia alla colonna vertebrale .

2.1 mSv è la dose media per anno in germania secondo l’Ente governativo Federale per la protezione dalle radiazioni Bundesamt fuer Strahlenschutz

2.4 mSv è la media secondo un raporto ONU.

10 mSv è ca. per una tomografia completa eseguita a computer.

100 mSv per certo causa cancro secondo gli insegnamenti della scuola medica.

250 mSv per un breve periodo causano malattia da radiazione

4000 mSv causano morte in breve tempo.

6000 mSv hanno causato la morte di 47 operai a Chernobyl

400 mSv per ora e NON per anno sono al momentio misurati in vicinanza di Fukushima, anche se la definizone di “vicinanza” non è chiaramente definita.

80 mSv sono stati misurati a 100km a nord di Tokyo.

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Isteresi ambientale-sociale-cognitiva.

L’umanità rischia un’imminente decimazione e forse l’anticipata estinzione. È una previsione logica che deriva dalla realtà dei fatti che ognuno di noi nel proprio intimo riconosce anche se non riesce ad agire di conseguenza. Le due cause fondamentali dell’attuale realtà sono il modo di interagire fra di noi e con l’ambiente. L’interazione fra di noi è fondata sul presupposto che la soddisfazione dei nostri bisogni dipenda dall’affermazione individuale sugli altri. Questo modo ha provocato un’enorme concentrazione della ricchezza e la povertà di quasi nove esseri umani su dieci. La nostra interazione con l’ambiente è fondata sulla convinzione che la natura ci appartenga e che le risorse naturali siano illimitate. Questo modo ha provocato il superamento della capacità del pianeta di rigenerare le risorse che utilizziamo.
Abbiamo commesso e continuiamo a commettere un duplice errore. Il primo è che in natura la soddisfazione dei bisogni e l’evoluzione di un organismo vivente non sono il risultato della sua affermazione sugli altri individui della stessa specie ma derivano da una cooperazione competitiva, attraverso la quale tutti gli individui condividono obiettivi comuni e ciascuno utilizza nel modo migliore le proprie capacità per realizzarli. Il secondo è che l’umanità appartiene alla natura e non viceversa. Come tutti gli organismi viventi, la specie umana ha origine dalla natura della quale fa parte e con la quale scambia energia per vivere ed evolvere. Le risorse naturali non sono infinite e non appartengono ad alcuna forma vivente ma devono essere considerate a disposizione di tutta la biosfera.
Un sistema complesso è un insieme di parti interagenti nel quale ogni parte incide sull’insieme e l’insieme influenza e condiziona ogni parte. Quando le parti di un insieme iniziano ad interagire, si forma una struttura e l’insieme diventa un sistema, un nuovo soggetto con qualità diverse che non sono spiegabili partendo da quelle delle sue parti. Il modo di interagire delle parti di un sistema dipende dall’organizzazione delle sue parti e l’organizzazione dipende dalla struttura, intesa come disposizione delle parti. La struttura dipende dalle condizioni iniziali delle parti nel momento in cui il sistema si è formato e dalle mutazioni casuali che avvengono nella riproduzione. Quindi, le condizioni iniziali delle parti determinano la struttura del sistema e la struttura del sistema determina l’organizzazione delle sue parti. Quando cambiano le condizioni iniziali, possono cambiare anche la struttura e quindi l’organizzazione. Questo processo di cambiamenti, non sempre migliorativi, è l’evoluzione. Attraverso questi cambiamenti si è formato un organismo vivente dal quale è emersa la mente. Dall’interazione fra mente, organismo dal quale emerge ed ambiente si è formata la coscienza, la consapevolezza di sé.
La complessità di un sistema dipende dalla quantità di interazioni fra le sue parti. Un sistema è tanto più complesso quanto più complesse sono le parti dalle quali è formato. Lo stato di un sistema è l’insieme delle sue variabili misurabili e dipende dalla sua organizzazione che, come già visto, dipende dalla struttura. Un sistema complesso è qualcosa di più ma anche di meno della somma delle sue parti. Di più perché ha qualità che le sue parti non hanno. Di meno perché l’organizzazione inibisce talune potenzialità delle sue parti. Per esempio, l’essere umano può provare emozioni ed avere intuizioni ed intenzioni che non si trasformano in azioni perché inibite dallo suo stesso organismo. Soltanto quando l’intero organismo è in condizioni di particolare criticità, quelle potenzialità possono emergere ed in particolari condizioni attrarre altri organismi con le medesime potenzialità, facendo compiere al sistema un salto evolutivo. Questa relazione fra potenzialità del sistema e delle sue parti esiste sia nelle singole cellule sia nell’intera biosfera.
L’essere umano è un sistema complesso. Ognuno di noi è formato da cellule formate da atomi formati da particelle elementari subatomiche formate da onde di energia che ad una determinata velocità prendono massa. Siamo esseri viventi e come tali in grado di modificare noi stessi e l’ambiente per occupare il massimo spazio possibile. Come tutti gli esseri viventi, siamo il risultato di un programma che in base a determinate condizioni stabilisce da quali elementi siamo formati ed il modo di interagire fra di noi e fra noi e l’ambiente. Possiamo modificare anche improvvisamente il programma se cambiano le condizioni. Siamo isolati dall’ambiente esterno con il quale tuttavia scambiamo energia. Possiamo rigenerare noi stessi con il ricambio. Ci adattiamo agli stimoli esterni ed abbiamo enzimi che attraverso reazioni chimiche svolgono precise funzioni organiche. Siamo animali intelligenti, la forma di vita più evoluta del pianeta sul quale viviamo e forse dell’intero universo.
L’umanità, quale insieme organizzato di esseri umani, è un sistema ancora più complesso dei singoli individui che ne fanno parte. Ha origine dalla interazione dei primi organismi formati da eucarioti che fin dall’inizio hanno dovuto lottare per la sopravvivenza scambiando risorse con la natura, passa attraverso i primati bipedi ed arriva all’uomo moderno. Le difficili condizioni iniziali dell’umanità richiedevano la forza e l’adattabilità dei singoli individui. Queste due qualità estremamente selettive hanno determinato una struttura gerarchica, una sorta di piramide a scale fondata su diversi livelli a doppia valenza: chi si trova su un certo livello rappresenta la totalità rispetto a chi si trova sui livelli inferiori mentre rappresenta solo se stesso rispetto a chi si trova sui livelli superiori. Questa struttura ha determinato l’organizzazione degli esseri umani e quindi il loro modo di interagire. Resiste chi prevale su altri. Con questa struttura, l’umanità è giunta fino ad ora.
Questa struttura organizzativa ha assunto diverse forme ed apparenze ma è rimasta sostanzialmente invariata, mantenuta od imposta con la forza o con l’inganno, con la violenza fisica o con diverse strategie di consenso. Tutta la nostra storia dimostra che ogni forma di organizzazione umana è sempre stata costituita da un vertice con pochissime persone ben organizzate allo scopo di mantenere la posizione, alcuni livelli intermedi con una stretta minoranza che sostiene se stessa ed il vertice, i livelli inferiori con tutte le altre persone atomizzate, disunite e quindi dominate. Così sarà finché non si modifica la struttura. Perché accada, deve essere necessario e possibile. Per stabilire se sia necessario, bisogna esaminare la realtà del presente ed i suoi effetti. Per stabilire se e come sia possibile bisogna confrontare le condizioni attuali con quelle iniziali in base alle quali la struttura si è formata.
Nel 2009, la popolazione umana è formata da 6,8 miliardi di persone di 305 etnie, metà maschi (50,26%) e metà femmine (49,74%),. L’età media è di 28,4 anni, il 27,2% (1.850 milioni) ha meno di 15 anni, il 65,2% (4.433 milioni) da 15 a 65 anni ed il 7,6% (516 milioni) oltre 65 anni. Era formata da meno di 1 milione di individui 70.000 anni fa, 200 milioni 2 mila anni fa, 310 milioni 1.000 anni fa, 1.650 milioni 100 anni fa, 2.518 milioni 50 anni fa, 6.070 milioni nel 2.000 e sta aumentando dell’1,167% ogni anno. È aumentata di 10 volte negli ultimi 300 anni e secondo le stime dovrebbe essere di 7 miliardi nel 2011, 8 miliardi nel 2024 e 9 miliardi nel 2042. Per effetto della probabile transizione demografica, i tassi di mortalità e natalità si stanno riducendo: prima si riduce il tasso di mortalità, poi quello di natalità ed infine i tassi di mortalità e natalità si eguagliano. L’aspettativa media di vita è oggi di 66,6 anni, 64,5 per i maschi e 68,7 per le femmine.
Dei quasi 5 miliardi di persone con almeno 15 anni, poco più di 4 miliardi sanno leggere e scrivere. La forza lavoro è di 3,17 miliardi di persone, il 40% in agricoltura, il 20,6% nell’industria ed il 39,4% nei servizi. I disoccupati sono oltre 250 milioni, i sottoccupati oltre 500 milioni. Gli uni e gli altri sono in aumento. La ricchezza mondiale prodotta ha un valore monetario di 62 trilioni di dollari, pari a circa 69,5 trilioni di dollari internazionali (calcolati secondo la parità del potere d’acquisto), per il 4% derivante dall’agricoltura, il 32% dall’industria ed il 64% dai servizi.
Circa 4 miliardi di persone hanno almeno vent’anni d’età. Di queste, L’1% detiene il 40% della ricchezza del pianeta, un altro 1% detiene il 10%, un altro 8% detiene il 35%, un altro 40% detiene il 14% ed il restante 50% detiene l’1%. Ne deriva che il 10% della popolazione detiene l’85% della ricchezza totale. Ciò significa che mediamente ciascuno dei due che hanno di più dispone di una ricchezza pari a 2.500 volte quella di ogni persona della metà che ha di meno. Da questa sproporzione deriva una serie di conseguenze fra le quali quasi un essere umano su sei soffre la fame e la sete, uno su dieci muore di malattie che sarebbero curabili, uno su quattro non sa leggere e scrivere. Intanto, si spendono quasi 1.500 miliardi di dollari l’anno per produrre armi. Ed ogni anno questa spesa aumenta di circa il 4%.
In questa situazione, è purtroppo fin troppo facile prevedere l’aumento della disoccupazione e della povertà, la riduzione dei consumi primari, la chiusura di numerose imprese ed il fallimento degli stessi stati nazionali, la perdita di potere d’acquisto delle monete. Questo sta già accadendo rapidamente ed in tutto il pianeta.
Dal 1986 abbiamo superato la capacità del pianeta di rigenerare le risorse che utilizziamo. Nel 2005 il deficit ecologico è stato del 6%. Ed è previsto che nel 2010 sia del 13%, nel 2025 del 40% e nel 2050 del 102%. Fra 40 anni, l’umanità avrebbe quindi bisogno di due pianeti come la Terra. Questa situazione deve assolutamente essere modificata. In quanto tempo? È la prima volta che un organismo vivente minaccia la distruzione dell’intera biosfera e non è facile calcolare i tempi. Tuttavia, considerando l’isteresi, per effetto della quale i sistemi fisici e biologici reagiscono in ritardo alle sollecitazioni che ricevono ma poi la reazione diventa irreversibile, si calcola che il non ritorno sia il 2012. Se entro quel termine non avremo già iniziato a modificare realmente il nostro rapporto con la natura, il processo in corso non potrà più essere invertito. Ecco perché ci troviamo in un momento unico ed eccezionale della storia non solo dell’umanità ma dell’intero pianeta.
Questa situazione economica ed ambientale è nota e fin troppo percepibile ma non si riesce a trarre la logica conclusione che è necessario cambiare. Forse quasi tutti lo vorrebbero ma non hanno la forza e la volontà di fare quello che sarebbe necessario. Ma come siamo arrivati a questo punto? La risposta è nella storia. Con l’appropriazione indebita. Sottraendo le risorse e sfruttando il lavoro. Prima con la forza delle armi, poi con l’inganno della moneta. Con le armi si sono depredate le popolazioni di interi continenti e stabiliti i primi privilegi, fino a raggiungere un distacco insormontabile fra i pochi con moltissimo ed i tanti con poco o nulla. Con la moneta si è consolidato ed aumentato il distacco, pagando le risorse ed il lavoro a prezzi bassi e facendo pagare i prodotti ottenuti dalle risorse e dal lavoro a prezzo elevato per ottenere il massimo profitto. L’inganno è l’assoluta assenza di valore reale della moneta adottata, che prende valore solo perché per legge deve essere accettata.
La moneta a corso legale è diventata il mezzo fondamentale per mantenere la struttura del sistema umano. Privati, istituzioni, organizzazioni, eserciti, armi, droghe, corruzione, mezzi di informazione, tutto si può comprare con questa moneta. In qualche modo, dal più sfacciato al più mascherato, con la moneta a corso legale si può pagare il corpo e lo spirito della gente. E tutto per concentrare sempre più ricchezza in poche mani attraverso il profitto, lo scopo principale che il sistema economico assegna alla produzione. Invece di produrre per soddisfare bisogni, si consuma per produrre e si produce per il profitto. Un paradosso che si spiega soltanto con una struttura gerarchica ed un’organizzazione che fanno dipendere la sopravvivenza e lo sviluppo umano da una moneta che non vale nulla. Così, meno di un quarto di noi consuma oltre tre quarti della ricchezza del pianeta. Una situazione sempre più insostenibile nella misura in cui chi vive male riesce a comprendere le cause che la determinano e si ribella.
Anche il sistema politico è effetto della concentrazione della ricchezza. Nelle prime società ad economia agricola le risorse erano in comune ed il capo era al servizio della comunità. Governava senza dominare. Se non svolgeva
correttamente la sua funzione od abusava del suo potere veniva sostituito. E se resisteva veniva soppresso. Poi, in ogni società umana, una minoranza è riuscita ad impossessarsi della maggior parte delle risorse e dei prodotti e da quel momento ha stabilito la propria supremazia imponendo anche, nel proprio interesse e con diverse tecniche, chi dovesse avere il potere sugli altri. In quel momento il governo si trasforma in dominio. Il dominio nasce dalla concentrazione della ricchezza. Nessuno ha mai conquistato il potere senza risorse. Anche le rivoluzioni che sembrano essere nate dalla volontà dei popoli, in realtà, come la storia ha dimostrato, sono state sempre volute e guidate dai detentori di ricchezza. Ed oggi, nonostante tutte le apparenze di democrazia, l’umanità è ancora dominata nell’interesse della minoranza che detiene la maggior parte delle risorse e della ricchezza. Chi ha maggiori risorse determina chi deve avere il potere politico. Sempre. Fino ad ora.
Considerata questa realtà, appare evidente che continuando così si avranno violente rivolte, si faranno nuove guerre e con le armi disponibili si potranno distruggere intere popolazioni se non l’intera umanità. Continuando così, il pianeta morirà e comunque fra breve non sarà più in grado di sostenere la specie umana. E questo proprio quando la scienza sta scoprendo le cause della mortalità e cercando i possibili rimedi. Quindi, è necessario cambiare. Non per finta ma davvero. Si può dominare finché i dominati lo accettano e non scatta il loro istinto di conservazione. Quando accade, le persone si informano, comprendono le cause del loro malessere, poi si uniscono ed infine agiscono. Quando il numero di persone che non ne possono più raggiunge una massa critica, cadono le normali inibizioni e tutto diventa incontrollabile. Assodata la necessità di cambiare, bisogna stabilire se sia possibile attraverso il confronto oggettivo fra le condizioni iniziali esistenti al tempo in cui si sono formati i primi organismi e le attuali condizioni della natura nel suo insieme.
Nelle condizioni iniziali in cui ha avuto origine la vita non esisteva né mente, né pensiero né coscienza. Le uniche informazioni erano negli atomi e nelle particelle subatomiche. Tutto poteva accadere per caso. I primi organismi non avevano scelta. Tutto il processo evolutivo fino a pochi decenni fa non avrebbe potuto svolgersi molto diversamente. Ogni forma di vita ha dovuto necessariamente adattare la propria strategia di sopravvivenza alle proprie potenzialità rispetto all’ambiente. Tutte, anche la specie umana. Ma, da almeno trent’anni, noi possiamo scegliere. Il progresso tecnologico ed il generale sviluppo delle capacità umane consente di soddisfare i bisogni di aria, acqua, cibo, igiene, salute, sicurezza, socialità, amore, autostima, riconoscimento, libertà, realizzazione e ricerca del senso dell’esistenza di ogni essere umano. Per ottenere questo risultato, dobbiamo solo decidere con intelligenza ed agire.
Dobbiamo cambiare la regola della selezione. Dobbiamo stabilire che tutti gli esseri umani (tutti, non solo i più forti, intelligenti, abili o fortunati) hanno il diritto di vivere dignitosamente, di soddisfare i propri bisogni senza eccessi e di essere felici. Dobbiamo stabilire che prima di soddisfare i bisogni secondari di alcuni bisogna soddisfare i bisogni primari di tutti. Dobbiamo stabilire che tutti gli esseri umani devono avere le condizioni per lavorare e produrre. Dobbiamo stabilire che le risorse naturali non appartengono a nessuno e sono a disposizione di tutti. Dobbiamo stabilire la pace universale e duratura come presupposto per il migliore sviluppo dell’intera umanità. Dobbiamo eliminare lo sfruttamento umano e lo stesso lavoro dipendente. Dobbiamo rientrare prima possibile nei limiti di sostenibilità del pianeta eliminando i consumi eccessivi, producendo beni della massima durata possibile e riducendo l’inquinando dell’ambiente.