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Facebook Video Advertising: Soluzioni ed Efficacia

L’utilizzo di Facebook in strategie di marketing sembra ormai un “must” per chi vive di pane e web.

Solitamente si utilizzano le “pagine” di Facebook per pubblicizzare un servizio, una persona o un’ attività in modo più o meno efficace,  o comunque per rafforzare la propria presenza online.

Chiaramente la sola creazione di una pagina non garantisce risultati e l’aspetto talvolta più impegnativo è la pubblicizzazione della stessa ed il riscontro di un effettivo gradimento da parte degli utenti (per i contenuti forniti e/o l’effettiva validità di ciò che si vuole propagandare).

A volte si ricorre a pubblicità a pagamento , tramite cost per click o CPM (per visualizzazioni), sia con pubblicità testuali, visuali (immagini) e , appunto multimediali (nella fattispecie i video).

Di Video Advertising ormai si parla diffusamente per quanto riguarda youtube, ancora di più dopo l’introduzione dei video sponsorizzati .

Forse  lo si fa meno per Facebook, anche se di modalità e formati per farsi pubblicità tramite i video sul social network  ne esistono.

Le immagini che riporto di seguito nel post  sono tratte  appunto da uno  studio fatto da Tubemogul  (Piattaforma di distribuzione video , statistiche ed advertising) e semplicemente servono a dare un’idea delle tipologie di ads per fare video marketing (attualmente) su Facebook.

Bisogna comunque precisare che, su Facebook in versione italiana, ne ho visti solo alcuni.

Ecco gli esempi:

Facebook Fan Page Con Video

Anche in base a quanto ho detto poco sopra, il primo ( e più diffuso) metodo di utilizzo dei video su Facebook con finalità di marketing è tramite l’inserimento degli stessi in una Facebook page .

In una fan page , tipicamente,  i video possono essere raccolti  in una specifica tab (ma mi sembra una soluzione un po’ dispersiva se si vuole puntare ad un certo coinvolgimento tramite il mezzo multimediale) …

video in fan page_ex1

… Oppure ( direi meglio)  si crea una specifica Landing page con un singolo video, invogliando molto di più l’utente ad interagire …




Sponsored Video Units

Sono video units standard, che appaiono a destra della pagina, come altri tipi di pubblicità  …

sponsored video units facebook1


… e una volta cliccati possono essere riprodotti in pop-up :

sponsored video units facebook2

In-banner display ads Nella Applicazioni

Con qualsiasi Tipologia di Video, anche un semplice filmato embedded di youtube …

in-banner display ads_video


Interstitial Video

La pubblicità interstitial è solitamente una pagina web a tutto schermo o (come in questo caso) un video in dimensioni piuttosto grandi che interrompe (un po’ prepotentemente) ciò che stavamo facendo o guardando, un po’ come uno spot televisivo (i famosi minispot nelle partite, ad esempio).

In questo caso è comunque presente un tasto per saltare la visione della pubblicità.

Questi video sono normalmente riprodotti in giochi ed applicationi .

interstitial_video_facebook


Moneta Virtuale – Giochi

moneta virtuale video giochi facebook


Conclusione: Più Coinvolgimento su Facebook

Il dato più importante che emerge dalla ricerca fatta da Tubemogul è che gli utenti di Facebook che guardano i video sono più ” coinvolti”.

Più coinvolti rispetto … a chi o che cosa ?

In sostanza i ragazzi di Tubemogul hanno analizzato il tempo medio di visualizzazione di un video di un utente Facebook, confrontandolo con il tempo medio di visualizzazione di un utente che trova un video tramite Google, Yahoo o Twitter (quest’ ultimo ha dati praticamente identici a FB ) :

coinvolgimento video utenti facebook_ok


Essendo questi i tempi medi di visualizzazione di un filmato in genere, quelli di Tubemogul hanno poi verificato che per i video ads la situazione di base non cambia, seppure abbiano naturalmente una durata inferiore rispetto a filmati “usuali” … di seguito un grafico che confronta i tempi di visualizzazione delle diverse tipologie di pubblicità video :




L’ esito finale dello studio (da ri-verificare in futuro)  risulta questo: sui social network gli utenti guardano più  lungo i video e tendono  a cliccare maggiormente sulla pubblicità, ad un costo per view medio inferiore.

Fonte : Tubemogul

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MI PIACE = DIVENTA FAN espedienti psico-sociali di Facebook

Facebook ha recentemente modificato il tasto della fan page da “DIVENTA FAN” a “MI PIACE”.
In sostanza non cambia nulla a parte la maggiore facilità per l’utente nell’ esporsi su un brand, un prodotto o una tendenza dichiarando che egli stesso apprezza una cosa, piuttosto che diventarne fan. Tale decisione è stata presa principalmente per promuovere le inserzioni a pagamento. In tale modo si facilita l’iscrizione alle pagine dal momento che lo si potrà fare anche senza aprire le pagine  stesse ma solo cliccando sul mi piace posto a destra dello schermo. Minimo sforzo, massima resa…

Per quello che riguarde le anticipazioni sulla possibilità di inserire il “mi piace” su siti esterni possiamo affermare che attorno al pulsante “mi piace” collimano molti interessi. L’utente potrebbe cliccare su “mi piace” per segnalare un articolo di particolare gradimento, per dimostrare la propria appartenenza ad una community o per segnare una semplice partecipazione emotiva. Facebook Connect è alla base di tutto e permetterebbe una rapida moltiplicazione dei contenuti che gli sviluppatori sono pronti a portare sul social network. Ed ecco quindi la prima conseguenza: Facebook fa leva sulla propria enorme community di utenti per dimostrare l’appetibilità della piattaforma come punto ambito di distribuzione.

Per Facebook il vantaggio è evidente: il pulsante “mi piace” potrebbe diventare un traino per il network, aumentando ulteriormente la penetrazione del brand e la crescita della community. Non solo: i click sul “mi piace” trasformerebbero Facebook in una sorta di nuovo “Digg” mettendo a rischio tutti i servizi che già oggi vivono di segnalazioni. Le ricadute sul network potrebbero essere molte ed in futuro la piattaforma potrebbe potenzialmente aprire anche ai commenti (andando così a surclassare anche servizi come Disqus, IntenseDebate e simili). Ma è questa una facile opzione soltanto per il futuro: il presente è nei “mi piace” e nella moltitudine di click destinata a portare la condivisione ad essere un affare a due tra i siti web affiliati ed il social network più esteso al mondo (facilitandone peraltro l’uso in mobilità, ove ogni digitazione è un “tap” e dove ogni processo diretto è una gradita scorciatoia).

Il motivo per cui gli sviluppatori potrebbero essere interessati è chiaro: l’adozione del “mi piace” offerto da Facebook permette di raccogliere visibilità moltiplicata, trainando così nuova utenza sulle proprie pagine e sviluppando dinamiche virtuose in simbiosi con il social network. La simbiosi offre però un forte vantaggio anche e soprattutto al social network. Mentre l’utente clicca, infatti, consegna al sito una propria dichiarazione di gradimento che può essere facilmente sfruttata a fini pubblicitari. La collezione dei “mi piace” diventa così una sorta di cronologia e di impronta emotiva, un qualcosa su cui Facebook può potenzialmente agire per proporre in seguito pubblicità mirata e di grande impatto.

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ADV on Twitter, il Web Advertising diventa sintetico.

Twitter ha deciso di autofinanziarsi proponendo dei messaggi promozionali che sanno di Haiku (una celebre forma di poesia breve giapponese).

A breve, infatti, faranno il loro ingresso su Twitter delle Adv i cui testi non supereranno i 140 caratteri – meno degli SMS.

twitter adv

In questa fase iniziale di “sperimentazione pubblicitaria” – però – i messaggi promozionali appariranno solo tra i risultati delle ricerche effettuate dall’utente.

Se – ad esempio – cercate informazioni relative ad particolare notebook, tra i risultati ottenuti troverete anche dei “promoted tweet“, dei messaggi promossi da aziende che intendono sponsorizzare il loro prodotto ma che – per farlo – potranno usare solo 140 caratteri.

Si tratta di una bella sfida per i copywriter e – tutto sommato – è anche una buona notizia per gli utenti, i quali non avranno a che fare con i soliti, fastidiosi pop-up, ma con brevi messaggi non invasivi che possono scegliere di ignorare o di approfondire.