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Apple attaccata dagli hacker: “Sono gli stessi di Facebook”

Dopo Facebook, anche Apple è stata vittima di un attacco informatico. A comunicarlo è l’azienda, sottolineando che si tratterebbe degli stessi hacker che hanno colpito Facebook. Secondo Apple “non ci sono prove che dati” siano stati rubati. E’ la prima volta che Cupertino subisce un attacco informatico di proporzioni rilevanti. Secondo Apple, l’attacco ha colpito solo un piccolo numero dei Mac dei suoi dipendenti. Cupertino ha annunciato che distribuirà in serata un software per proteggere i clienti da attacchi hacker.

In una dichiarazione, Apple ha spiegato: “Hacker sconosciuti hanno infettato alcuni computer che avevano visitato i siti web di “sviluppatori di software”, che erano stati contagiati da un virus progettato proprio per attaccare i computer di Cupertino”. Macchine ritenute per lo più immuni da qualsiasi virus. Il ‘baco’ era celato “in una falla di una versione del programma Java” di Oracle, “impiegato in una applicazione web”. Il malware è stato impiegato anche per attaccare computer Mac di “altre società”, hanno aggiunto da Cupertino senza fornire ulteriori elementi. Una fonte interna, dietro condizione di anonimato, ha definito l’operazione “il primo autentico grande attacco ai Mac”. Secondo l’agenzia Bloomberg, che cita fonti non meglio precisate, l’attacco a Apple, Facebook e Twitter arriverebbe dall’Europa dell’est e sarebbe stato condotto da un gruppo di hacker intenzionati a rubare i segreti delle società.

Il ministero della difesa cinese, da parte sua, respinge le accuse di cyberspionaggio contenute in un rapporto della compagnia americana Mandiant, che si occupa di sicurezza on-line. La società ha pubblicato ieri un’analisi di 74 pagine, nella quale viene identificato un edificio di 12 piani a shanghai all’origine dei molti attacchi compiuti negli ultimi tempi da hacker che avevano come obiettivo istituzioni, siti di informazione e industrie statunitensi, alle quali sono stati rubati centinaia di terabyte di dati. La mandiant sostiene che il palazzo è il quartier generale della unità 61398 dell’esercito cinese, che si occuperebbe proprio di cyberspionaggio. Il portavoce del ministero della difesa cinese Geng Yansheng ha diffuso un comunicato nel quale si definiscono le accuse prive di “basi effettive”. Il funzionario del governo ha ribadito che anche se l’origine degli attacchi risale a degli indirizzi IP cinesi questo non vuol dire che siano stati generati nel paese. “I cyberattacchi sono per loro stessa natura transnazionali, anonimi e ingannevoli”, ha aggiunto. “E’ risaputo che l’utilizzo di indirizzi IP rubati per condurre degli attacchi da hacker è qualcosa che avviene praticamente ogni giorno”. Malgrado la smentita, il cordone di sicurezza attorno al palazzo indicato dalla Mandiant nel quartiere di Gaoqiao a Shanghai è stato rafforzato. Un fotografo dell’Afp è stato fermato per mezz’ora mentre stava girando un video fuori dall’edificio. Sei soldati in uniforme lo hanno prelevato e condotto al posto di guardia, dove è stato perquisito e gli è stata sequestrata la memoria della macchina fotografica prima di essere rilasciato. I militari gli hanno detto che non era consentito scattare foto al palazzo, in quanto si trattava di un’installazione militare.

di Vale Riccione