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Google guida la lotta per limitare l’accesso delle autorità ai dati personali

La richiesta è un aggiornamento normativo che consideri la «nuvola informatica». Twitter pubblica il suo Rapporto sulla Trasparenza.

Nel 2009 il governo degli Stati Uniti sceglie la data del 28 gennaio come «Giorno della privacy dei dati», con l’obiettivo di educare i singoli utenti e le aziende riguardo alla vulnerabilità dei dati, a partire da quelli condivisi sui social network a quelli finanziari e a qualsiasi informazione archiviata sui servizi «cloud». Quattro anni più tardi, proprio le richieste delle autorità americane per aggirare la privacy finiscono sotto i riflettori, grazie ai rapporti di Twitter e Google.

Il Rapporto sulla Trasparenza pubblicato sul sito dedicato transparency.twitter.com scompone nel dettaglio le richieste riguardanti informazioni sugli utenti, rimozione di contenuti e denunce da parte dei detentori di copyright ed evidenzia che, su 1.858 richieste relative a 1433 account, 815 provengono dal governo Usa.

Google ogni mese riceve circa 1.400 richieste da parte del governo per sbirciare nelle comunicazioni digitali altrui. Lo scrive Bloomberg citando il portavoce del motore di ricerca Chris Gaither, secondo cui il colosso informatico sta discutendo della questione con altre società e gruppi di interesse per valutare il lancio di un’attività di lobby volta ad aggiornare la legge di riferimento del 1986, chiamata Electronic communications privacy act.

Secondo i rappresentanti di Google, modifiche alla legge in questione sono necessarie per impedire alle forze dell’ordine di ottenere posta elettronica e altri contenuti senza un mandato e per dare ai documenti conservati nella «nuvola informatica» la stessa protezione legale riconosciuta a documenti cartacei tenuti in un cassetto. I servizi di cloud computing, che consentono agli internauti di usare server remoti come magazzino dei loro file, non esistevano quando la legge sulla privacy fu adottata.

Stando a Bloomberg, oltre due terzi delle 8.438 richieste di accesso ai dati degli utenti avanzate dalle autorità a Google nella seconda metà dell’anno scorso sono avvenute senza un mandato di perquisizione.