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Midnight in Paris, secondo me.

Un film acclamato dal pubblico e dalla critica, io l’ho trovato noiosetto e banolotto (uso qui vezzeggiativi per non essere troppo drastico).

Da buon cinefilo di Woody Allen avevo probabilmente troppe aspettative e se sono rimasto affascinato dal calore di Viki Cristina Barcellona o dalla classe di Match Point (per citare film recenti), ho pensato che la maturità di Woody potesse dipingere il ritratto di una città rendendola magica come solo lui sa fare (a volte).

Purtroppo, dopo averlo visto sono rimasto molto deluso. Si tratta di un film che oltre a qualche ironia nelle solite estremizzazioni dei caratteri comportamentali e alcune riuscite caricature di personaggi storici e artistici non va oltre.

La battuta più simpatica del film viene citata nel trailer, i personaggi hanno una recitazione plastica, si vede lontamente come sono impostati dal regista che li fa recitare muovendo la bocca e sbattendo gli occhi poco convinti anche loro del ruolo e della parte.

Siamo troppo distanti da Manhattan oppure da Io e Annie, una fotocopia sbiadita di Vicky Cristina Barcelona, meno cerebrale di Basta che funzioni, neanche lontanamente ricercato di Match Point e neanche un pò divertente rispetto Criminali da strapazzo o dal Dittatore dello stato di Bananas. Ma questa ormai è storia….

L’inizio del film ha una lunghissima carellata di belle immagini di Parigi mentre le scene girate sono pressochè esclusivamente di interni. Le difficoltà maggiori nel girare un film sono le scene esterne ma questo non dovrebbe fermare un regista del suo calibro. Mi viene da pensare sia una questione di budget…. avrei volentieri barattato la presenza nel film di Carla Bruni per qualche altra feature in più! Owen Wilson faccio finta di non averlo visto.

Le comparse sono davvero poche e non si ha la percezione di essere veramente a Parigi (dato il titolo mi sarei aspettato qualcosina di più verista).

E’ presente il solito viraggio marrone tipico dei film di Allen che purtroppo in questo caso si scolorisce di grigio non come in Manhattan ne di rosa come in Tutti dicono i love you… stavolta si attende continuamente un risvolto decisivo mentre invece si scivola lentamente verso una fine prevedibile di un sottotono grigio di noisità.

Non bastano le musiche e le feste di una Parigi della Bella Epoque per far svanire quel senso di tristezza di un personaggio laconico che nel suo io profondo dimostra un’ inadeguatezza e un senso di inettudine autobiografico visto e srtavisto.

Se fosse stato un regista sconosciuto avrei etichettato il film come un prodotto potenzialmente promettente ma questa volta a Woody non gliela passo buona. Non dopo altri inciampi simili come sono stati Scoop e Sogni e delitti.