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Maturità 2011,“Destra e sinistra”: Articolo di giornale da destinare a un giornale scolastico, secondo me.

Svolgimento dell’articolo giornale sulla traccia “Destra e Sinistra” di ambito storico-politico assegnato alla prima prova di maturità 2011 da parte di un giovane-vecchio maturato.

Negli ultimi anni, (quaranta!) i continui scandali politici hanno tenuto vivo l’eterno dibattito sulla distinzione fra destra e sinistra politica e di conseguenza, a quale delle due correnti sia meglio affidare la sorte del nostro Futuro, affinché meglio si realizzi quello che è definito in modo forse un po’ semplicista come il “bene nazionale”. Chi siano i BUONI e chi siano i CATTIVI.
Sono state sprecate parole (e insulti) per mettere in risalto pregi e difetti di ognuna, ma esistono ancora la destra e la sinistra? Tutto questo dopo anni di piombo, sangue e denaro reciclato.

Per avere un sentore di ciò che sta succedendo non bisogna solo fare riferimento ai comunicati ufficiali dei partiti e ai resoconti dei quotidiani, basta curiosare fra i vari profili facebook e blog della rete (termometri maggiormente reattivi della cultura sociale e delle sensazioni comuni) in cui ci si rende conto troppo spesso dello spirito qualunquista di giovani strumentalizzati e facilmente “infiammabili” da chi ancora non ha capito che le bugie hanno le gambe corte. Sindacati, associazioni pro qualcosa, partiti e partetilli vari:  per protestare in maniera costruttiva bisognerebbe conoscere un pò meglio la legislazione e la storia.

Il sacrosanto desiderio di ribellione a qualcosa che ci sta stretto, che non ci da quello che ci toglie, la voglia di cambiamento sfociano sempre più spesso in proteste che stanno animando i giovani italiani, spesso accusati di apatia nei confronti del loro futuro.

In realtà i giovani nella loro “immacolata sbadataggine” non hanno una visione di insieme per capire l’enorme divario che esiste tra scuola e lavoro. Non è facile immaginarsi da grandi ad affrontare in autonomia spese, problemi e circostanze inaspettate. La difficoltà a costruire un futuro solido, un futuro che comprenda una famiglia che possa vivere senza sprechi ma in benessere. Le generazioni moderne sono accompagnate da quelle precedenti per dovere di cose. Come gli striscioni e le OKKUPAZIONI divenute tanto di moda al pari della vacanze scolastiche di Pasqua. Ecco perchè credo che le proteste siano spesso strumentalizzate. Spesso si manifesta non tanto per un motivo reale quanto più tanto per manifestare. Tutto ciò succederà finche si continuerà a parlare di destra o sinistra. La storia è una cosa, il governo deve essere un’altra.

Credo che i sentimenti di frustrazione e di voglia di cambiamento delle nuove generazioni dovrebbero avere una continuità e una forza che va oltre alla voglia di eliminare il singolo politico furbetto di turno, alla Roma Ladrona o ai festini tanto temuti.
Ciò che dovrebbe emergere risalendo in tutta la sua forza da dentro ognuno di noi è la voglia di cambiare tutta la classe dirigente, tutto il sistema, a prescindere dai colori di partito che riempiono le piazze, va combattuta ed eliminata la BUROCRAZIA Italiana concentrata nelle lobby di classe, il potere che si è ormai fossilizzato nelle università, nei capi degli enti di ricerca.

Esiste un substrato fatto di burocrati che levano tanto alla nostra amata Repubblica e non ridanno indietro niente, ma anzi pretendono che i loro vantaggi economici-politici siano tramandati ai loro figli in una forma di nepotismo-parentelismo. Stiamo parlando delle nuove caste. E non siamo in India….

L’attuale classe politica pensa ai suoi interessi, è prigioniera di alleanze e giochi di potere all’interno del “Palazzo”, non pensa seriamente a ciò che serve alle nuove generazioni. Non le fa comodo pensarci. La società sta cambiando, per forza di cose, la classe politica no.

Non vedo speranza, non vedo grosse prospettive. Da che mondo è mondo il potere logora. E chi governa, chi legifera o giudica si sente un gradino più in alto. Si crede di poter mangiare sulle nostre teste ma dovrebbe tenere ben in mente che siamo noi a dar loro da mangiare.