CWM

Vale Riccione

Siti Web & Consulenza Web Marketing

By

Un incidente grave si può “ragionevolmente” prevedere ogni vent’anni.

Le nostre centrali fan più paura della nube radioattiva

Le centrali nucleari più vecchie (come quella di Fukushima) sono le più pericolose, ma anche, per chi le gestisce, le più redditizie. È per questo che la loro vita viene spesso allungata rispetto alla licenza iniziale, aumentando i rischi. Il professor Francesco D’Auria, docente di Ingegneria Nucleare all’Università di Pisa, spiega – col conforto dei numeri – come un incidente grave (fino alla fusione del nocciolo) si possa ragionevolmente prevedere ogni vent’anni.

24 marzo 2011 – 16:15

Professor D’Auria, un evento come quello alla centrale nucleare di Fukushima può essere considerato un “cigno nero”; risultato soltanto di un evento del tutto imprevedibile (o poco prevedibile) come il sisma e lo tsunami che hanno colpito il Giappone l’11 marzo?
No. E lo dico stando ai numeri. In Ingegneria nucleare, la probabilità di avere una fusione del nocciolo è di 10 alla meno quattro: 0,0001%. Se vogliamo dare un significato pratico più immediatamente percepibile alla matematica, ciò significa che un incidente estremamente grave capita statisticamente una volta ogni 10.000 anni/reattore. Agli inizi della tecnologia sembrava una probabilità infinitesimale. Ma capite bene che con 443 rettori al mondo, ogni anno si accumulano quasi 450 anni/reattore. Il che vuol dire che si può stimare un incidente importante grossomodo ogni 20 anni. Da quello di Černobyl’ ne erano passati 25… Statisticamente parlando, una Fukushima era assolutamente prevedibile.

L’impianto giapponese è finito tra le polemiche anche perché era molto vecchio. Cresce davvero il rischio oltre i 40 anni di vita dei reattori?
Sì. Con i nuovi reattori di terza generazione le probabilità di incidente grave scendono a 10 alla meno 6. Insomma, uno ogni un milione di anni/reattore. Ma adesso quelli in circolazione sono tutti piuttosto obsoleti. Anche perché, dopo l’incidente del 1979 a Three Mile Island, c’è stato un rallentamento nella costruzione di nuove centrali. La maggiore vulnerabilità dipende da un danneggiamento dei materiali strutturali causato dalle radiazioni. In particolare, soffre il recipiente in pressione. Per gran parte dei reattori di tecnologia sovietica il limite è di 30 anni. Negli Stati Uniti, dopo revisione, si è portato a 50 anni, previa licenza.

Ma anche in Europa si parla di proroghe…
Ovunque lo si è fatto. Anche la centrale di Fukushima, del resto, aveva ottenuto un allungamento della vita solo poche settimane prima dell’incidente… Si sta studiando la tecnologia per rendere più longevi i reattori. Il nuovo EPR Areva che si sta costruendo per la prima volta a Olkiluoto, in Finlandia, arriverà a 60 anni, e si lavora, in progettazione, per andare oltre in un futuro non troppo lontano.

Ma perché si deroga al limite stabilito inizialmente?
La questione è unicamente finanziaria, e non solo per gli alti costi del decommissioning. Ancora una volta parlano i numeri: il prezzo di un reattore è di circa 3,5 miliardi di euro. Uno da 1000 Megawatt produce energia per 1 milione di euro al giorno. Ci vogliono dunque circa dieci anni, facendo due conti grossolani, per ammortizzare la spesa iniziale. Negli altri trent’anni ci sono solo le spese di gestione. Ma, grazie all’ammortamento e agli interessi sul capitale, è proprio dopo i 40 anni che le centrali si fanno più redditizie: praticamente non ci sono più costi ma solo guadagni. Purtroppo diventano così convenienti quando sono anche più pericolose. E questo ci espone a qualche rischio.

Paolo Stefanini

http://www.linkiesta.it/le-nostre-centrali-fan-piu-paura-della-nube-radioattiva

Fukushima come Chernobyl? Se non è il caso, per i Paesi europei, di gridare all’allarme nucleare (lo fa capire l’ISPRA, come vedremo), resta tuttavia alto lo stato di attenzione nei confronti degli effetti che la nube radioattiva potrà portare con sé anche nel nostro continente.

A 33 giorni dal terremoto – tsunami che ha devastato l’intera regione nord est del Giappone, ecco che le conseguenze degli incidenti ai reattori che si sono verificati alla centrale di Fukushima vengono tenuti sotto stretto controllo dalle organizzazioni europee. In questi giorni, un rapporto pubblicato dalla Ong francese CRIIRAD (Commission de Recherche et d’Information Indépendantes sur la Radioactivité) indica come, fra le possibilità di rischio contaminazione, non sia da sottovalutare l’eventualità di contagio da acqua piovana.

Le rilevazioni effettuate dai ricercatori in collaborazione con l’IRSN Institut de Radioprotection et de Sureté Nucléaire, infatti, hanno registrato nei giorni scorsi delle concentrazioni “sospette” di iodio-131 nell’acqua piovana raccolta a campione nel sud est della Francia (dunque a poca distanza dai confini con l’Italia) e nel latte fresco prelevato a fine marzo. Questo significa che già da almeno due settimane il rischio contaminazione è potenzialmente attivo, almeno in Europa centro – occidentale e meridionale.

Di conseguenza, i ricercatori della CRIIRAD invitano le popolazioni europee a evitare, se possibile, di bere acqua piovana e di sottoporla a controlli più rigorosi se se ne prevede l’utilizzo agricolo e industriale.

Si può, dunque, facilmente comprendere come i rischi di una contaminazione non riguardino solo la Francia, ma anche le Nazioni vicine: Belgio, Svizzera, Germania. E Italia.

Lo Stivale si dovrà, dunque, preparare a rigidi controlli sull’acqua piovana e sulle colture? Dovremo anche noi evitare di mangiare spinaci, bietole, cavoli, alcune fra le verdure più sensibili alla contaminazione da iodio-131 che le autorità giapponesi, come da noi riportato nei giorni scorsi, invitano la popolazione a evitare? E per il latte, che è fra gli alimenti più consumati dai bambini – la categoria più vulnerabile – e (ma guarda un po’?), anch’esso informalmente “vietato” in Giappone?

Secondo l’Ispra (l’Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), che dallo scorso 12 marzo – all’indomani del terremoto – tsunami –monitora il livello di radioattività da iodio-131 e cesio-137 nell’aria e nel suolo, I risultati delle prime misure effettuate sui vegetali a foglia larga a partire dal 30 marzo hanno evidenziato piccole tracce di iodio-131, compresi fra 0,04 Bq/kg e 0,80 Bq/kg, e cesio-137 compresi fra 0,07 Bq/kg e 0,66 Bq/kg. Si evidezia che, al momento, non è possibile correlare direttamente, sulla base di queste misure, tale presenza di cesio-137 ai rilasci nell’atmosfera generati dall’incidente in Giappone, sia per la presenza ubiquitaria di cesio-137 a seguito del fallout degli esperimenti nucleari degli anni 60 che delle ricadute dell’incidente di Chernobyl, nonché per l’assenza di rilevazione di Cesio 134. Va peraltro tenuto presente che il livello massimo ammissibile di radioattività stabilito dai regolamenti Euratom per il Cesio 137 è pari a 1250 Bq/kg; I valori rilevati non hanno alcuna rilevanza dal punto di vista radiologico e sono tali da non costituire alcun rischio di tipo sanitario”.

Abbiamo scelto di riportare integralmente la prima parte del comunicato emesso, alle 11 del 12 aprile (martedì scorso), per comprendere meglio come, secondo l’Ispra, i livelli di radioattività non siano tali da fare scattare un allarme nucleare. Tuttavia, i ricercatori della CRIIRAD indicano come, a seguito della Direttiva Euratom del 1996, non si può stabilire che la quantità di elementi radioattivi rilevati in Europa non sia potenzialmente pericolosa: qualsiasi contaminazione radioattiva superiore a 10 millisievert / annonecessita l’avvio di immediate strategie di contenimento. Anche perché non è facile stabilire come si possono raggiungere 10 millisievert / anno di contaminazione. Certo, i bambini e le donne in stato di gravidanza possono essere i soggetti maggiormente a rischio. E c’è di più: lo iodio-131 e il cesio-137 non dovrebbero affatto essere presenti, in situazioni di normalità.

D’altro canto, nelle scorse ore Fukushima è stata accomunata a Chernobyl. Questa è la domanda che ci poniamo: è così difficile, per le autorità italiane, invitare i soggetti più deboli a evitare di assumere latte e ortaggi a foglia larga? Non saremo di fronte a un allarme nucleare allo stesso livello del Giappone, ma – come si dice – la prudenza non è mai troppa.

http://www.greenme.it/informarsi/ambiente/4604-nube-radioattiva-contamninazione-nucleare-fukushima-criirad-ispra

Un grido di allarme sulle contaminazioni in Europa è lanciato da un’ong francese, la Criirad (Commission de recherche et d’information indépendentes sur la radioactivité). Sotto accusa lo iodio 131.

In Francia le rilevazioni dell’Irsn (l’ultimo bollettino disponibile in rete è il numero 12 dell’8 aprile) danno tracce di iodio, di cesio 134 e cesio 137, e di tellurio 132 per alcuni centesimi di millibecquerel per metro cubo. Lo iodio 131 è presente anche sotto forma gassosa e nelle acque tra 0,5 Bq/L e 3,0 Bq/L. Iodio 131 è nel latte di capra (0,43 Bq/L) e in quello di vacca (0,15 Bq/L).

Le conclusioni, rispetto al 1986 di Chernobyl, sono che  la contaminazione  è di scarsa rilevanza per la salute umana. Questo in sostanza spiega l’Irsn. Tutto chiaro? Nient’affatto. Come spiega il Criirad donne incinte e bambini piccoli devono invece fare attenzione. Allarmismo? Non sono in grado di valutare. Dico solo che in Italia l’Ispra non offre un quadro altrettanto chiaro. In ogni caso la contaminazione rile ata dall’Agenzia protezione ambiente di Bolzano – una delle sentinelle più importanti sul territorio italiano – non presenta al momento anomalie significative.

Ma che cosa dice l’Icrrad?

L’ente – di base a Valence (www.criirad.org) – sta dando avvisi per le donne incinta e i neonati, in merito al “comportamento rischioso” di assumere latte o vegetali a foglie larghe.

Dopo che la nube radioattiva, proveniente dall’incidente nucleare di Fukushima, ha raggiunto l’Europa alla fine di marzo u.s, il CRIIRAD (http://www.criirad.org/), ha detto di aver rilevato iodio radioattivo 131 nell’acqua piovana del sud-est della Francia.

In un test parallelo l’Istituto Francese per la Protezione da Radiazione e Sicurezza Nucleare (IRSN), ovvero l’istituzione pubblica che fa monitoraggio dei rischi nucleari e da radiazioni, ha trovato lo iodio 131 nel latte. In tempi normali, non si dovrebbe riscontrare iodio 131 in acqua piovana e latte.

In risposta a migliaia di richieste da parte dei cittadini preoccupati del fallout in Europa dal disastro nucleare di Fukushima, il CRIIRAD ha compilato un pacchetto di informazioni sui rischi di contaminazione da iodio 131 in Europa.

Il documento (http://www.criirad.org/actualites/dossier2011/japon/risques_en_france_v5.pdf), pubblicato il 7 Aprile, mette in guardia dal consumare acqua piovana e dice che i gruppi vulnerabili sono i bambini e le donne incinta e che allattano. Costoro dovrebbero evitare di consumare vegetali a foglia larga, latte fresco e formaggi cremosi.

Non si possono più considerare irrilevanti i rischi derivanti da contaminazione prolungata tra i gruppi vulnerabili della popolazione, quindi ora è necessario evitare un “comportamento rischioso”, ha dichiarato il CRIIRAD, che allo stesso tempo, però, sottolinea che non serve chiudersi in casa o prendere pastiglie di iodio.

CRIIRAD dice anche che le sue informazioni .non sono applicabili solo alla Francia, ma anche ad altri Paesi europei, poichè il livello di contaminazione dell’aria al momento è lo stesso in Belgio, Germania, Italia e Svizzera.

I dati che provengono dalla costa occidentale degli USA, che ha ricevuto il fallout radioattivo 6-10 giorni prima della Francia, rivela che là sono 8-10 volte maggiori.

L’istituto sottolinea anche non c’è rischio a stare sotto la pioggia senza protezione, ma che c’è anche il rischio a consumare acqua piovana.

Per quanto riguarda l’acqua del rubinetto, grandi bacini sotterranei o ampi fiumi non dovrebbero presentare problemi. Ma l’istituto suggerisce che la situazione idrica proveniente da riserve che raccolgono acqua piovana da uno o più spartiacque, come laghi sui pendii, debba essere esaminata più attentamente.

Per quanto riguarda bagnare il proprio orto con l’acqua piovana, il CRIIRAD avverte di bagnare solo la terra e Non le foglie dei vegetali, poiché l’assorbimento è più veloce e significativo sulle foglie che sulle radici.

Spinaci, insalata, cavoli e altri vegetali a foglia larga sono particolarmente sensibili allo iodio 131, se coltivati all’esterno ed esposti all’acqua piovana. Lavare i vegetali NON è di aiuto, poiché lo iodio 131 è metabolizzato dalle piante in modo molto veloce, fa notare il CRIIRAD.

Latte fresco e formaggi molli e cremosi, come carne proveniente da bestiame che è stato all’esterno e ha mangiato l’erba, cosi come i cibi che sono stati indirettamente contaminati, devono essere monitorati. La contaminazione in latte e formaggi di capra e pecora può essere più amplificata che nel latte di mucca.

La Euratom Directive (direttiva Euratom: http://ec.europa.eu/energy/nuclear/radioprotection/doc/legislation/9629_en.pdf) del 13 Maggio 1996 stabilisce i principi generali per gli standard di sicurezza sulla protezione nucleare in Europa. Secondo la direttiva, l’impatto della attività nucleare può essere ignorata se le dosi di radiazione non eccedono 10micro sieverts (mSv) all’anno. Oltre questo valore, si devono prendere in considerazione misure possibili per ridurre l’esposizione

Mentre lo iodio radioattivo 131 è per lo più presente nell’aria sotto forma di gas, il CRIIRAD fa notare che nel caso del fallout di Fukushima, il maggior problema è limitare la ingestione di iodio 131. (qualche punto interrogativo sorge, dato che si sta parlando di fuoriuscita di plutonio e uranio, ben peggiori dello iodio, ndt)

CRIIRAD fa notare che la quantità di iodio 131 in grado di fornire una dose di 10 mSv varia enormemente dall’età del consumatore. I bambini fino a 2 anni sono i più vulnerabili e l’ingestione di 50 becquerel (Bq) è abbastanza per fornire al corpo una dose di 10 mSv, a detta dell’Istituto. Se il cibo (vegetali a foglie, latte etc.) contiene tra 1 e 10Bq per kg o di più, è possibile che il riferimento di 10 mSv possa essere superato in due o tre settimane, aggiunge.

I valori di iodio radioattivo131 misurati dall’Istituto Francese per la Protezione da radiazioni e sicurezza nucleare (IRSN) negli ultimi giorni indica i seguenti livelli di variazione:

– 0,08 Bq/kg in insalata, spinaci, porri in Aix-en-Provence,

– 0,17 Bq al litro nel latte a Lourdes,

– 2,1 Bq al litro in latte di capra in Clansayes.

Il CRIIRAD fa notare che “elevate quantità di materiale radioattivo sono state rilasciate dall’impianto nucleare di Fukushima a partire dal 12 Marzo 2011. Il 5 Aprile, 24 giorni dopo l’incidente, questo rilascio di sostanze continua.

Questo significa che “le masse contaminate trasportate dall’aria, in Europa, dureranno fintanto che c’è movimento dei gas di aerosol radioattivi sopra i 15,000 km”.

L’Istituto ha messo anche in guardia sul fatto che se verranno rilevati più incendi o se gli operatori saranno costretti a rilasciare più vapore per prevenire esplosioni ad idrogeno, ci sarà una ulteriore e notevole fuoriuscita di scorie radioattive.

la Radiazione viene misurata in Millisievert (mSv).

1.0 mSv per anno viene considerato sicuro e innocuo dalla scuola di medicina.

1.2 mSV è la dose di una radiografia alla colonna vertebrale .

2.1 mSv è la dose media per anno in germania secondo l’Ente governativo Federale per la protezione dalle radiazioni Bundesamt fuer Strahlenschutz

2.4 mSv è la media secondo un raporto ONU.

10 mSv è ca. per una tomografia completa eseguita a computer.

100 mSv per certo causa cancro secondo gli insegnamenti della scuola medica.

250 mSv per un breve periodo causano malattia da radiazione

4000 mSv causano morte in breve tempo.

6000 mSv hanno causato la morte di 47 operai a Chernobyl

400 mSv per ora e NON per anno sono al momentio misurati in vicinanza di Fukushima, anche se la definizone di “vicinanza” non è chiaramente definita.

80 mSv sono stati misurati a 100km a nord di Tokyo.